Allarme delle imprese per la notizia che se un gruppo ha ricevuto oltre 800mila euro di aiuti pubblici di qualsiasi genere per l’emergenza Covid dovrà restituire la differenza “entro novembre”. Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi lamenta che il problema è emerso quando “due giorni fa è stata pubblicata alla chetichella sul sito del ministero delle Politiche comunitarie una circolare” sul nuovo regime quadro sugli aiuti di Stato approvato a fine marzo dalla Commissione. La circolare risale a giugno ma finora non era pubblica. A pagina 10 si legge che “quando si fa riferimento a soglie e limiti di cumulo per impresa, il calcolo deve essere effettuato rispetto all’unità economica a cui l’impresa appartiene”.

Ne deriva, come ha spiegato Il Sole 24 Ore, che “è il gruppo che deve essere considerato “impresa” ai fini della soglia massima di 800mila euro” in cui rientrano aiuti che vanno dai crediti d’imposta per la sanificazione ai contributi a fondo perduto, dallo stralcio del saldo e del primo acconto Irap alle garanzie sui prestiti. Il problema della restituzione, chiaramente, si porrebbe solo per gruppi molto grandi. Il dipartimento Politiche Europee però garantisce che “non sussiste alcun pericolo che alcune imprese italiane debbano restituire parte delle agevolazioni e dei sussidi ricevuti quest’anno” e “sono in corso interlocuzioni tra Roma e Bruxelles per la corretta interpretazione della complessa normativa in materia”.

Alla presa di posizione di Bonomi si è associato Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, che spiega: “Abbiamo ripetutamente fatto presente come la soglia di aiuti da non superare – 100.000 euro per le imprese agricole e 800.000 euro per quelle industriali – siano del tutto inadeguate“, tanto più se il plafond complessivo non va riferito alla singola azienda ma complessivamente al gruppo economico di appartenenza. “Del tutto inadeguata” secondo Scordamaglia “anche la nuova soglia prevista dalla proroga recente del temporary framework a cui potranno essere sottoposti tutti gli aiuti non ancora erogati, che innalza la soglia a 3 milioni, ma condizionati solo a criteri difficilissimi da dimostrare”. Filiera Italia aggiunge che altri Paesi come Germania ed Olanda “ben consapevoli di tali limiti, non hanno utilizzato il temporary network, ma hanno notificato appositi regimi di aiuti ad hoc ben oltre tali soglie, regimi che la Commissione europea ha sempre integralmente accettato”.

“La Commissione europea ha aperto uno spazio importante per la copertura dei sussidi alle imprese nel corso del 2020 e ha più volte confermato la sua forte determinazione in questo senso”, risponde il governo. “L’eventualità paventata della restituzione può essere esclusa fin d’ora”.

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