Con l’intera Unione avviata verso la recessione a causa del coronavirus e delle misure di contenimento, la Commissione Ue rompe gli indugi e attiva per la prima volta nella storia la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità, quella prevista in caso di “eventi inusuali fuori dal controllo degli Stati membri” o “in periodi di severa recessione per l’Eurozona o l’intera Ue”. Ad annunciare la mossa, che concretizza le anticipazioni della scorsa settimana, è stata la presidente Ursula von der Leyen in un videomessaggio: i governi potranno “pompare nel sistema denaro finché serve“, ha detto, spiegando che “il lockdown è necessario ma rallenta severamente l’attività economica. La scorsa settimana ho detto che faremo tutto il possibile per sostenere l’economia e i cittadini, e oggi rispettiamo quanto detto”.

“Stiamo facendo un ulteriore passo senza precedenti. Attivare la clausola di salvaguardia apre la strada a una risposta fiscale forte e coordinata all’immensa sfida che affrontiamo collettivamente. Sono fiducioso che il Consiglio darà rapido consenso a questa proposta necessaria”, ha commentato il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni. “Questi non sono tempi normali e non possiamo comportarci come se niente stesse succedendo. Il coronavirus sta causando dolore in tutta Europa e il conto per le nostre economie sarà estremamente salato”.

Il premier Giuseppe Conte ha espresso “soddisfazione per la decisione”: è “un ulteriore, importante strumento che tornerà utile a integrare la strategia di risposta europea alle gravi conseguenze sociali ed economiche innescate dall’emergenza sanitaria. Bisogna continuare a lavorare per arricchire il ventaglio degli strumenti messi in campo in modo da rendere la reazione europea coordinata, forte, tempestiva”.

“I vostri governi possono dare i soldi che servono a ristoranti, negozi, imprese piccole e medie”, ha aggiunto von der Leyen. Questo perché giovedì sera l’esecutivo Ue aveva anche dato via libera definitivo al nuovo quadro temporaneo sugli aiuti di Stato, per consentire agli Stati membri di utilizzare la piena flessibilità prevista dalle norme per sostenere l’economia nel contesto dell’epidemia. Ogni singola impresa, stando alla nuova regolamentazione temporanea, potrà ricevere aiuti fino a 800mila euro: il tetto è stato ulteriormente alzato rispetto ai 500mila annunciati solo tre giorni fa quando l’esecutivo Ue aveva presentato uno schema poi inviato agli Stati per consultazione.

“Il quadro temporaneo consente agli Stati membri di garantire che sia disponibile liquidità sufficiente per le imprese di ogni tipo e di preservare la continuità dell’attività economica durante e dopo lo scoppio dell’epidemia”, scrive Bruxelles. “L’impatto economico dell’epidemia è grave. Dobbiamo agire rapidamente per gestire l’impatto il più possibile. E dobbiamo agire in modo coordinato”, ha detto la vicepresidente esecutiva e responsabile della concorrenza, Margrethe Vestager.

Il quadro temporaneo di aiuti di Stato è basato sull’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e riconosce che l’intera economia dell’Ue sta vivendo un “grave disturbo”. Per contrastarlo, prevede diversi tipi di aiuti. Ci sono sovvenzioni dirette, agevolazioni fiscali selettive e pagamenti anticipati: gli Stati membri saranno in grado di istituire regimi per concedere fino a 800.000 euro a una singola società per far fronte alle sue urgenti esigenze di liquidità. Un altro aiuto consente agli Stati di fornire garanzie alle banche perché continuino a fornire prestiti ai clienti che ne hanno bisogno. Poi ci sono prestiti pubblici sovvenzionati alle imprese. E poi ci sono quelli alle banche, ovvero “Salvaguardie per le banche che convogliano gli aiuti di Stato all’economia reale”.

La Commissione precisa che “alcuni Stati membri prevedono di sfruttare le capacità di prestito esistenti delle banche e di utilizzarle come canale di sostegno alle imprese, in particolare piccole e medie. Il nuovo quadro chiarisce che tali aiuti sono considerati aiuti diretti ai clienti delle banche, non alle stesse banche, e fornisce indicazioni su come garantire una distorsione minima della concorrenza tra le banche”.

La Vigilanza bancaria della Bce intanto ha deciso “un trattamento prudenziale più flessibile dei prestiti garantiti da misure pubbliche”, e attivato le misure decise dal consiglio direttivo lo scorso 12 marzo che libereranno 120 miliardi di euro di capitale aggiuntivo, in grado di gettare le basi per ulteriori 1.800 miliardi di nuovi prestiti. Lo comunica in una nota la Bce, che incoraggia le banche a “evitare effetti troppo pro-ciclici nell’applicare gli standard contabili Ifrs 9”. L’Eurotower ha anche aumentato la flessibilità in materia di vigilanza riguardo al trattamento dei crediti deteriorati. Infine, le autorità di vigilanza garantiranno la massima flessibilità nel confronto con gli istituti l’attuazione delle strategie di riduzione degli NPL, tenendo conto della natura straordinaria delle attuali condizioni di mercato.

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