Disordini e violenze a Milano e Torino, ma proteste anche nel Nord est. A Verona sono andate in scena le provocazioni di un gruppo di giovani di estrema destra con lancio di fumogeni e cori da stadio inneggianti alla libertà dalla mascherina. In piazza Unità, a Trieste, un manipolo di estremisti ha gettati analoghi ordigni contro la Prefettura e le forze dell’ordine (nella foto). Le indagini sono indirizzate verso ultrà della squadra di calcio della Triestina e aderenti a gruppi di formazione indipendentista. Lo ha spiegato il prefetto di Trieste, Valerio Valenti. A Oderzo, in provincia di Treviso, (dove era presente anche il consigliere regionale leghista Roberto Bet), un sit-in è stato accompagnato da momenti concitati, quando alcuni ragazzi si sono tolti le mascherine e hanno scandito slogan. Uno dei manifestanti che non voleva obbedire all’ordine di coprirsi il viso è stato identificato dai vigili urbani e dai carabinieri, sarà multato e denunciato.

A Padova il questore Isabella Fusiello ha, invece, passeggiato inoperosa nelle piazze quasi deserte, nonostante l’allarme per possibili disordini. A parte qualche punta estrema della protesta, il lunedì anti-Dpcm, che da Chioggia a Belluno, da Rovigo a Treviso, da Pordenone a Sacile, ha portato in piazza qualche migliaio di persone, sarà ricordato a Nord Est come il giorno delle partite Iva. Raduni quasi ovunque pacifici, senza bandiere politiche, eppure portatori di una forte carica di protesta. Su cui la Lega sta cercando di mettere il cappello, intuendo il disagio di baristi, ristoratori ed esercenti, e cogliendo la ghiotta occasione per lanciare segnali antigovernativi.

Lo si è capito a Trieste dove in piazza ci sono andati il governatore leghista Massimiliano Fedriga e il sindaco Roberto Dipiazza, di Forza Italia. Quest’ultimo ha detto: “Ho sempre rispettato le regole, ma stavolta no. Perché le misure del Dpcm piegano in due il paese. È stata una decisione folle quella di togliere il potere che era stato dato ai sindaci di decidere. Solo i sindaci hanno il reale polso della situazione”. Una specie di invito alla ribellione.

Il governatore Massimiliano Fedriga sta cercando di animare un movimento di boicottaggio istituzionale attraverso le Regioni italiane. La strategia punterebbe ad attaccare il Dpcm, che prevede la chiusura anticipata dei locali e quella totale delle palestre, facendo approvare dalle Regioni una ventina di ordinanze più tolleranti. Un modo per aprire un grande contenzioso con il governo in cui potrebbe metterci lo zampino anche il governatore del Veneto Luca Zaia. Quest’ultimo ha criticato il decreto perché non avrebbe accolto nessuna proposta di modifica avanzata dalle Regioni, ma durante la conferenza stampa ormai quasi quotidiana a Mestre ha fatto spiegare a un avvocato della Regione che non ci sono i margini per modificare in senso meno severo le restrizioni di orario decise a Roma. Ma c’è anche una iniziativa della Lega che vorrebbe far presentare ai propri sindaci un diluvio di ricorsi. In piazza, a Trieste, Fedriga ha dichiarato: “Queste misure inique non serviranno a fermare la pandemia. Con le scelte del governo uccidiamo le attività economiche senza avere effetti positivi sulla tutela della salute e poi la gente reagisce”.

L’anima più commerciale della protesta si è espressa però in piazza dei Signori, cuore della Treviso dei bottegai. Quasi duemila persone hanno risposto all’appello di Treviso Imprese Unite. Ma il sigillo lo ha messo ancora una volta la Lega. “Mi avevano detto di non venire – ha spiegato l’assessore al turismo della Regione Veneto, Federico Caner – perché ci sarebbe stato il rischio di essere aggrediti dalla folla. Ma io non ho paura dei trevigiani, ho paura di 4 persone da Roma che non hanno mai lavorato un giorno e non capiscono”.

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