Si sono dimenticati dei trasporti. O meglio si sono dimenticati di cambiare gli orari del trasporto pubblico prima di riaprire tutto. A farlo notare è sia chi studia gli effetti dell’epidemia – come il virologo Andrea Crisanti – che chi coi trasporti ci lavora, come Arrigo Giana, presidente di Agens (l’Agenzia confederale dei trasporti) e amministratore di Atm Milano. “Manca secondo me un vero e proprio provvedimento per regolare i trasporti, che sono un’occasione di assembramento pazzesca e non si capisce perché si tollerino i trasporti e si sanzionino cinema e spettacoli”, dice l’ordinario di Microbiologia dell’Università di Padova. “È inaccettabile che oggi, dopo mesi in cui abbiamo ripetuto che il trasporto pubblico poteva diventare il collo di bottiglia se non fossero stati riprogrammati gli orari della città, delle scuole, degli uffici, ci si venga a dire che si chiudono scuole e attività produttive perché i trasporti si sono fatti trovare impreparati”, attacca il numero uno di Atm in un’intervista al Corriere della Sera.

Giana rigira tra le mani una sua intervista di maggio, rilasciata sempre al quotidiano di via Solferino, intitolata: “La città cambi orari oppure code ai tornelli. A settembre il vero test”. Parole inascoltate. D’altra parte, già il 15 aprile la Lombardia chiese, prima tra le regioni, la riapertura di tutte le attività produttive al 4 maggio, spiegando di avere un piano per “la nuova normalità” basato sulle “aperture scaglionate per evitare il sovraffollamento dei mezzi pubblici”. Sei mesi dopo di quel piano neanche l’ombra. “Da aprile ho scritto a tutti gli stakeholder per chiedere dei tavoli di coordinamento e oggi vengono a dire che i trasporti si sono fatti trovare impreparati. È indecente”, attacca Giana.

Che spiega di non essere mai stato contattato per cambiare l’orario dei trasporti per le scuole: “Ci si è riempiti la bocca con gli scaglionamenti degli orari scolastici. Chi lo ha fatto? Ma pensate che il ministero dell’Istruzione abbia mai chiesto alle agenzie di trasporto cosa fosse necessario fare? A un certo punto ci hanno persino detto che in base all’indipendenza scolastica dovevamo metterci d’accordo con i singoli presidi. A oggi i presidi chiamano direttamente gliamministratori delegati delle aziende di Tpl perché non sanno a che santo votarsi. Né come Agens, né come Atm sono mai stato invitato a un tavolo se non a quelli del ministero delle Infrastrutture. Il ministero è l’unico che si è dato da fare. Altri si sono riempiti la bocca senza sapere nulla”.

Il presidente dell’Agenzia confederale dei trasporti smonta poi un’altra critica: non aver potenziato il sistema del trasporto pubblico locale. “Nessuno capisce – dice – che il sistema del trasporto non è una cosa per cui vai al supermercato e compri un treno o un bus e quindi duplichi, triplichi le corse. Negli orari di punta la metro e i treni regionali sono già al massimo della capacità sostenibile dagli impianti di segnalamento. Poi ci sono quelli che dicono di mettere i treni inutilizzati dell’alta velocità di Italo sulle tratte regionali… Non ci sono gli slot e le condizioni tecniche di sicurezza per poterlo fare”. Sarebbe possibile utilizzare i bus turistici come mezzi pubblici? “Non è possibile utilizzarli per le reti urbane. Non hanno sistemi di sicurezza, non sono agganciati al sistema di controllo, di tracciamento, di comunicazione. Sarebbero degli autobus fantasma in giro per la città che nessuno può controllare. I bus aggiuntivi noi li abbiamo utilizzati dove si poteva, cioè per potenziare le corse scolastiche sulle linee extraurbane. Per il resto abbiamo messo in campo tutto quello che avevamo, usando i vecchi bus, non dismettendone altri, chiedendo straordinari al personale. Oltre un certo limite il Tpl non è espandibile. Bisogna mettersi in testa che in questa situazione il trasporto pubblico non è la variabile ma la costante data intorno a cui deve girare correttamente il resto”. Giana fa notare come l’80% della capienza sia stato valitato dal Comitato tecnico scientifico “perché rispondeva alla domanda potenziale di trasporto tenuto conto della ripresa della scuola e del lavoro ed era accettabile come rischio. Se oggi il Cts ritiene che quell’80% va ridiscusso, lo facesse. Non è stato certo il ministero dei Trasporti a decidere le soglie in maniera indipendente. Comunque la percentuale dell’80% non è mai stata superata e al di fuori degli orari di punta i nostri mezzi sono vuoti. Ecco perché il tema è quello degli scaglionamenti“.

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