Insieme alle misure di indennizzo per le imprese danneggiate dal nuovo Dpcm occorre varare subito anche aiuti per “la parte più debole della società italiana”. Prolungando fino a fine anno il reddito di emergenza e modificando i requisiti e le procedure in modo da renderlo accessibile a molte più persone. A chiederlo, in un appello al governo, sono Fabrizio Barca, coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità, Enrico Giovannini, portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, e Cristiano Gori, docente di Politica sociale all’Università di Trento e coordinatore del gruppo di lavoro che a marzo ha messo a punto la proposta del Rem. L’estensione, scrivono, è “particolarmente urgente in quanto dal 15 ottobre non è più possibile fare domanda per ricevere questo sostegno destinato a chi non può accedere ad altri ammortizzatori sociali” e i più deboli rischiano così di “dover affrontare la seconda ondata privi di un sostegno pubblico”.

“Il Rem – proposto a marzo dai firmatari di questo testo”, ricordano i tre firmatari, “era stato introdotto a maggio per assicurare un contributo monetario alle famiglie in grave difficoltà economica e prive di altri sostegni pubblici durante la prima ondata del Covid-19. Era una misura temporanea – tre mensilità al massimo – e di importo variabile tra 400 euro mensili per un singolo e 800 per i nuclei più numerosi. Purtroppo, lo hanno ricevuto molte meno persone di quelle previste: 700mila rispetto ai due milioni di individui aventi diritto. Questo esito non sorprende: il Rem era stato pensato come una misura da ottenere nel modo più semplice e rapido possibile, ma è mancata un’adeguata informazione alla popolazione destinataria della misura e sono state previste procedure molto complesse, che hanno probabilmente scoraggiato molte persone dal presentare la domanda”.

Per affrontare la seconda ondata “non basta erogare una nuova mensilità a chi ha già iniziato a percepire il Rem, ma è necessario e urgente riaprire i termini per la presentazione delle domande almeno fino a fine anno, pronti a nuove estensioni automatiche in relazione alle misure di contenimento che verranno assunte. È inoltre necessario prevedere una semplificazione delle procedure che ne regolano il funzionamento, facendo tesoro dell’esperienza finora maturata e dei suggerimenti da noi formulati inizialmente per il disegno della misura. Siamo pronti a confrontarci con le autorità su questi profili”, scrivono i tre studiosi.

Per quanto riguarda il lavoro autonomo, per il quale sono attesi nuovi bonus, secondo Barca, Giovannini e Gori “è possibile migliorare la qualità dell’intervento, facendo riferimento alla proposta di un Sostegno di emergenza per il lavoro autonomo (Sea) da noi avanzata il 30 marzo scorso insieme al Rem, il quale prevede un importo variabile in funzione delle diverse situazioni. In particolare, poiché l’obiettivo è quello di sostenere soprattutto chi è in grave difficoltà, l’ammontare del contributo viene determinato in modo progressivo a seconda delle condizioni economiche del nucleo familiare del lavoratore autonomo. Il SEA punta, inoltre, a mantenere la capacità produttiva del lavoro, per cui il suo valore è anche parametrato alla perdita di guadagno (in proporzione al proprio volume abituale di attività), così da supportare in misura maggiore chi subisce un danno maggiore”.

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