C’è un vero giallo in Vaticano in merito alle affermazioni di Papa Francesco sulla legge sulle unioni civili anche tra persone dello stesso sesso. In una mail della direzione editoriale del Dicastero per la comunicazione, che ilfattoquotidiano.it è in grado di pubblicare integralmente e in esclusiva, è contenuto l’ordine di censurare tutto ciò che riguarda il documentario nel quale Bergoglio pronuncia la sua rivoluzionaria apertura. A firmarla è Massimiliano Menichetti, responsabile della testata Radio Vaticana – Vatican News e del Centro Editoriale Multimediale, ma è evidente che riporta le indicazioni dei vertici del dicastero della Santa Sede che si occupa dei media: “Buono giorno a tutti, in riferimento al clamore suscitato dal film ‘Francesco’ del regista russo Evgeny Afineevsky, per ora non usciamo con NESSUNA notizia, né radio, né web. Nulla anche sul film o la premiazione di oggi in Vaticano. È attivo un confronto per fronteggiare la crisi mediatica in atto. Non è esclusa una comunicazione di Sala Stampa. Per favore segnalatemi se potete, a metà giornata e alla fine, eventuali reazioni di ascoltatori e follower. Non è necessario girarmi i commenti, bastano due righe di sintesi. Grazie, Massimiliano Menichetti”. Ciò nonostante il Papa, prima della consueta udienza generale di mercoledì 21 ottobre, ha ricevuto in un saletta adiacente l’Aula Paolo VI il regista e tutti i suoi collaboratori, dando così la sua benedizione al lavoro. Ma anche considerando che il documentario, il giorno dopo l’udienza papale e la presentazione alla Festa del cinema di Roma, diretta da Antonio Monda, fratello del direttore de L’Osservatore Romano Andrea, è stato insignito, proprio nei Giardini Vaticani, del Premio “Kinéo Movie for Humanity Award”, assegnato a chi promuove temi sociali e umanitari.

Non è tutto però. A svelare, infatti, la genesi delle dichiarazioni del Papa sulle unioni civili è stato il gesuita padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, nel tentativo di prevenire le critiche del mondo conservatore cattolico. Ai microfoni di Tv2000, Spadaro ha spiegato che “il regista del film ‘Francesco’ mette insieme una serie di interviste che sono state fatte a Papa Francesco nel corso del tempo dando una grande sintesi del suo pontificato e del valore dei suoi viaggi. Tra l’altro ci sono vari brani tratti da un’intervista a Valentina Alazraki, una giornalista messicana, e all’interno di questa Papa Francesco parla di un diritto alla tutela legale di coppie omosessuali ma senza in nessun modo intaccare la dottrina”. Il gesuita precisa che “c’è anche un’altra testimonianza all’interno del film in cui si dice esplicitamente che Papa Francesco non intende cambiare la dottrina ma nello stesso tempo Papa Francesco è molto aperto alle esigenze reali della vita concreta delle persone”. E aggiunge: “Quindi non c’è niente di nuovo. Si tratta di un’intervista data già parecchio tempo fa e già passata dalla recezione della stampa. Nello stesso tempo però comprendiamo come all’interno di questo film si ribadisce l’importanza che Papa Francesco affida a parole di ascolto e tutela di persone che vivono situazioni di crisi o difficoltà. Quello che rimane e colpisce è la capacità di ascolto che Francesco dimostra”.

Ma qualcosa oggettivamente non torna. Nell’intervista alla quale fa riferimento padre Spadaro, pubblicata il 28 maggio 2019, non c’è traccia delle affermazioni di Bergoglio sulle unioni civili. Le inquadrature dell’intervista rilasciata alla tv messicana e del documentario realizzato dal regista russo sono le stesse e anche molte delle affermazioni sugli omosessuali coincidono, avvalorando così la tesi di Spadaro, ovvero che si tratti di un’unica registrazione risalente al 2019. Ma evidentemente sono stati effettuati dei tagli. Nell’intervista alla tv messicana, rispondendo a una domanda sulle persone che vivono in situazioni irregolari, il Papa afferma: “Se ci convincessimo che sono figli di Dio, la cosa cambierebbe abbastanza. Mi hanno fatto una domanda durante il volo, dopo mi sono arrabbiato, mi sono arrabbiato perché un giornale l’ha riportata, sull’integrazione familiare delle persone con orientamento omosessuale. Io ho detto: le persone omosessuali hanno diritto a stare nella famiglia, le persone con un orientamento omosessuale hanno diritto a stare nella famiglia e i genitori hanno diritto a riconoscere quel figlio come omosessuale, quella figlia come omosessuale, non si può scacciare dalla famiglia nessuno né rendergli la vita impossibile. Un’altra cosa che ho detto è: quando si vede qualche segno nei ragazzi che stanno crescendo bisogna mandarli, avrei dovuto dire da un professionista, e invece mi è uscito psichiatra. Titolo di quel giornale: ‘Il Papa manda gli omosessuali dallo psichiatra’. Non è vero! Mi hanno fatto un’altra volta la stessa domanda e ho ripetuto: sono figli di Dio, hanno diritto a una famiglia, e basta. E ho spiegato: mi sono sbagliato a usare quella parola, ma volevo dire questo. Quando notate qualcosa di strano, no, non di strano, qualcosa che è fuori dal comune, non prendete quella parolina per annullare il contesto. Quello che dice è: ha diritto a una famiglia. E questo non vuol dire approvare gli atti omosessuali, tutt’altro”.

La giornalista poi domanda a Bergoglio: “Lei ha fatto tutta una battaglia sui matrimoni con persone dello stesso sesso in Argentina. E poi dicono che è venuto qui, è stato eletto Papa e ora sembra molto più liberale di quanto lo fosse in Argentina. Si riconosce in questa descrizione che fanno alcune persone che l’hanno conosciuta prima, o è stata la grazia dello Spirito Santo che le ha dato di più?”. E il Papa risponde: “La grazia dello Spirito Santo esiste, certo. Io ho sempre difeso la dottrina. Ed è curioso, nella legge sul matrimonio omosessuale… È un’incongruenza parlare di matrimonio omosessuale”. Nessuna traccia, invece, delle parole che Francesco pronuncia nel documentario sulle unioni civili: “Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo”. Una vicenda, quella del Papa censurato sulle unioni civili, che ricorda la lettera di Benedetto XVI taroccata dall’allora prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, monsignor Dario Edoardo Viganò. Vicenda per quale il prelato dovette dimettersi, anche se successivamente vennero pubblicati gli sms tra lui e l’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia ma soprattutto segretario particolare del Papa emerito, dai quali emerse che l’operazione di rendere pubblica solo una parte della lettera di Ratzinger era stata concordata prima tra i due. E ora chi spiegherà a Francesco perché le sue frasi sono state censurate?

Twitter: @FrancescoGrana

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