Fu la Polizia slovena a segnalare le prime anomalie su Cecilia Marogna, la 39enne di Cagliari divenuta nota come la ‘dama del cardinale” Angelo Becciu, per il legame fiduciario che la lega all’ex numero due della Segreteria di Stato Vaticana. Marogna è stata arrestata a Milano il 13 ottobre scorso, su mandato di cattura internazionale richiesto dall’Ufficio del Promotore di giustizia della Santa Sede. A quanto risulta dalla richiesta di convalida dell’arresto a fini estradizionali fatta pervenire al ministro della Giustizia italiano, Alfonso Bonafede, visionata dall’agenzia Adnkronos, a far nascere i sospetti degli investigatori sloveni sarebbero state una serie di movimentazioni anomale registrate su due conti intestati alla Logsic Doo, la società con sede a Lubiana di cui la manager sarda è amministratrice. A seguito della segnalazione, gli uomini della Gendarmeria Vaticana, attraverso accertamenti bancari, hanno rilevato che i due conti correnti “risultavano alimentati da nove bonifici emessi dalla Segreteria di Stato tra il 20-12-2018 e 1’11-7-2019 per un ammontare complessivo di 575.000 euro” e che molte delle movimentazioni eseguite “riguardavano spese non compatibili con l’oggetto sociale della società“.

Dalla visura camerale della società, infatti, era emerso che la Logsic Doo avrebbe dovuto svolgere attività di assistenza sociale non residenziale mentre dall’analisi degli estratti conto della società era emerso che le spese sostenute dalla Marogna “non avevano alcuna attinenza con le dette finalità assistenziali e umanitarie”. Inoltre, dall’analisi dei conti sono emersi oltre 120 pagamenti tra negozi come Prada, Tod’S, Hogan, Missoni, La Rinascente, Montblanc, Louis Vuitton, Maxmara, Poltronesofa, Auchan, alberghi prestigiosi (come l’Hotel Bagni nuovi di Bormio e l’Hotel Cervo in Costa Smeralda), ristoranti di lusso e, sottolineano gli inquirenti, “ulteriori approfondimenti sono in corso”.

A Marogna sono contestate l’appropriazione indebita aggravata. Gli inquirenti vaticani la accusano essersi appropriata di 575mila euro “che le erano stati affidati in ragione delle sue funzioni utilizzandoli per acquisti voluttuari incompatibili con le finalità impresse dalla Segreteria di Stato all’atto dell’affidamento stesso”. In particolare, alla manager sarda viene contestato di aver agito “con più atti esecutivi della medesima risoluzione” e “in concorso con persone allo stato ignote“. Secondo gli investigatori vaticani la donna “agì da pubblico ufficiale”, questo perché “nell’ordinamento vaticano non esiste la differenza – presente invece nell’ordinamento italiano – tra incaricato di pubblico servizio e pubblico ufficiale” e che “qualsiasi persona titolare di un mandato amministrativo (oltre che legislativo o giudiziario) nello Stato, sia esso nominativo o elettivo, a titolo permanente o temporaneo, remunerato o gratuito, ed a prescindere dalla sua collocazione nell’ambito della organizzazione gerarchica, assume la qualifica di pubblico ufficiale”.

In questo senso ritengono che la manager sarda “per l’incarico ricevuto e la natura delle attività che le erano state affidate attraverso la gestione della Logsic Doo – come visto finanziata esclusivamente con fondi erogati dalla Segreteria di Stato -, abbia rivestito la qualifica di pubblico ufficiale”. Circostanza suffragata anche dalla corrispondenza intercorsa tra Becciu e monsignor Alberto Perlasca, all’epoca Capo dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato vaticana, dalla quale emerge come la Marogna “avrebbe dovuto collaborare ad una operazione delicatissima e di grande importanza, vale a dire contribuire alla liberazione di una suora colombiana, missionaria in Mali e rapita dalla città di Karangasso provincia di Bamako nel febbraio 2017, che certamente può essere considerata di natura pubblica e rientrante nella nozione di mandato amministrativo temporaneo”. Più di ogni altra cosa, secondo gli inquirenti, conta la dichiarazione del 17 novembre 2017 su carta intestata della Segreteria di Stato sottoscritta da Becciu in qualità di Sostituto della Segreteria di Stato, dove il cardinale attestava che “la signora Marogna presta servizio professionale come analista geopolitico e consulente relazioni esterne per la Segreteria di Stato; Sezione Affari Generali”. Una “chiara investitura”, secondo gli inquirenti, “implicante l’esercizio di poteri di natura pubblicistica – quale la gestione e conservazione di fondi pubblici destinati ad una finalità non certamente lucrativa – che la signora Cecilia Marogna, invece, ha svilito sfruttandolo e piegando a proprio unico favore il mandato ricevuto”.

Nelle carte ci sono anche una serie di conversazioni via Whatsapp tra il cardinale Becciu e monsignor Alberto Perlasca, all’epoca Capo dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato vaticana. Il 20 dicembre del 2018 il primo (che già non era più Sostituto della Segreteria di Stato) scrive al secondo di inviare i soldi alla Marogna, incaricata di mediare per il Vaticano per la liberazione di una suora colombiana rapita, e di farlo suddividendo la somma in diverse tranche. “Ti ricordi questione suora colombiana? Pare che qualcosa si muova e il mediatore deve aver subito a disposizione i soldi – scrive Becciu – Li inviamo però a diverse tranche sul conto che più sotto ti indicherò. Primo bonifico: 75.000 euro intestato a ‘Logsic doò. Causale: ‘voluntary contribution for a humanitarian mission‘”. In un successivo messaggio, Becciu ribadisce a monsignor Perlasca la finalità che il fondo avrebbe dovuto assolvere, cioè la liberazione della suora colombiana, alludendo “anche al fatto – sottolineano gli inquirenti – che lo stesso trasferimento fosse stato preceduto dall’autorizzazione della superiore Autorità Sovrana”, ossia il Papa: “Ti ricordo che ne ho riparlato con il SP e vuole mantenere le disposizioni già date e in gran segreto”. Messaggio al quale, peraltro, Monsignor Perlasca risponde “ok per suora” lasciando intendere di essere a conoscenza della vicenda. Agli atti anche lo scambio di messaggi tra Perlasca e Fabrizio Tirabassi, funzionario dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato e suo stretto collaboratore, a cui Perlasca indica i bonifici da fare: “Monsignor Perlasca inoltrava il numero dell’Iban del destinatario – corrispondente al conto corrente intestato alla Logsic Doo – a Fabrizio Tirabassi”, rilevano gli inquirenti nelle carte. Peraltro, lo stesso scambio di messaggi tra Becciu e Perlasca e Perlasca e Tirabassi avviene, rilevano gli inquirenti, “anche in occasione della disposizione degli altri bonifici che hanno costituito il deposito della società Logsic doo”, avvenuti tra gennaio e luglio 2019. Questo porta gli inquirenti a concludere, “con una certezza che esclude ogni possibile ragionevole dubbio, che la Segreteria di Stato aveva versato alla Logsic doo, affidandole alla signora Cecilia Marogna, somme per finalità istituzionali”.

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