Il colonnello della Guardia di Finanza Agostino Tortora è il comandante del Gruppo di Torre Annunziata che ha dato il via all’operazione “tassiamo gli usurai”. Le leggi in vigore lo consentono e lo prevedono. Sinora 17 soggetti del napoletano gravati da inchieste e condanne hanno ricevuto un conto da 400mila euro. Nella lista delle “cartelle esattoriali” notificate dalla Guardia di Finanza ci sono per lo più criminali collegati ai clan del vesuviano, finiti negli ultimi cinque anni nelle maglie della giustizia, che avevano accumulato circa 1,5 milioni di euro grazie a interessi annui del 275 per cento.

Colonnello Tortora, come e quando è nata questa idea?
Abbiamo cercato di modulare la nostra attività di servizio, anche sul fronte fiscale, tenendo presente il contesto delinquenziale e criminale del nostro territorio di competenza: 36 comuni in cui, secondo la relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia e le risultanze del nostro Scico, operano oltre 40 clan di camorra e risiedono oltre 1000 soggetti condannati con sentenza definitiva per un reato di criminalità organizzata o sottoposti a misura di prevenzione. L’anno scorso quindi abbiamo iniziato a tassare i proventi illeciti delle frodi al bilancio statale e comunitario, quelli delle truffe finanziarie e quelli derivanti dai reati contro la Pubblica Amministrazione, segnalando all’Agenzia delle Entrate circa un milione e mezzo di euro di base imponibile sottratta all’imposizione. La notevole recrudescenza registrata recentemente delle condotte di usura, anche conseguente alla crisi economica causata dall’emergenza epidemiologica , ci ha indotto a ricalibrare la nostra attenzione su questo tipo di reati e sui relativi proventi illeciti.

Su quali basi normative si fonda la vostra iniziativa?
La norma cardine è contemplata dalla nostra Costituzione: l’articolo 53 dispone che tutti devono concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Si tratta una disposizione normativa che è a sua volta espressione di un altro principio ancora più importante contenuto nell’articolo 2 della Carta costituzionale, ossia il principio di solidarietà economica e sociale. Prendendo le mosse da questi principi, il legislatore è intervenuto a più riprese, a partire dal 1993, quando ha introdotto la norma generale sulla tassazione dei proventi illeciti (tra l’altro, a titolo esemplificativo, già nel 1994 l’Agenzia delle Entrate chiariva, in una sua circolare, che gli interessi usurari sono tassabili come reddito da capitale). Il secondo intervento legislativo è avvenuto nel 2002, quando è stata prevista l’indeducibilità dei costi da reato (giusto per citare qualche esempio concreto, qualche giorno fa, abbiamo disconosciuto ad un “falso” dentista tutti i costi relativi al suo esercizio abusivo della professione). Infine, è intervenuto il decreto Visco-Bersani del 2006, in base al quale i proventi illeciti rientrano comunque a pieno titolo nelle categorie reddituali previste dal testo unico delle imposte sui redditi. In questo modo è stato dissipato ogni dubbio sul fatto che anche le “tangenti”, ad esempio, possono rientrare nei redditi da tassare, eventualmente come ‘redditi diversi’.

Come avviene in concreto la tassazione degli usurai?
La Guardia di Finanza fa confluire i propri rilievi in processi verbali di constatazione che vengono inviati all’Agenzia delle Entrate, per rettificare le dichiarazioni dei redditi degli “strozzini”, con conseguente emissione di appositi ‘avvisi di accertamento” e l’attivazione delle successive misure di riscossione coattiva, che possono arrivare anche all’aggressione dei patrimoni.

Per sua esperienza, un usuraio ha più paura del carcere o di queste sanzioni economiche?
Tutti i delinquenti ragionano secondo logiche di potere e di profitto. Un po’ di carcere viene messo in conto, anzi talvolta è utile a rafforzare la propria caratura criminale. Ma per togliere a questa gente “la terra da sotto i piedi” bisogna colpirli nel patrimonio: misure interdittive, sequestri, confische, tassazione dei proventi illeciti. Ed è ancora più incisivo il segnale che si lancia conferendo “una seconda vita” al patrimonio confiscato, come quando un immobile viene riconvertito ad un uso di utilità sociale. È il caso, ad esempio, dell’istruttoria attivata in questi mesi per riconvertire “Palazzo Fienga” (il quartier generale del clan Gionta di Torre Annunziata, ndr) in nuova sede di caserme e alloggi per le Forze di polizia che operano sul nostro territorio. Sarà un messaggio importante per consolidare la cultura della legalità.

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