La promessa di entrare nei servizi segreti di Roma, in cambio di informazioni riservate su una vicenda giudiziaria da carpire attraverso una conoscenza in magistratura. Bottiglie di champagne dall’amico imprenditore delle discoteche, per mandare la Finanza nei locali concorrenti. Salami in cambio di porti d’armi. Soldi per mandare vittime di reati da avvocati amici, e farli così arricchire. E ancora, vestiti di marca, regali, posti di lavoro per convincere dipendenti del Comune e pubblici ufficiali a spiare, in banca dati, informazioni da dare ad investigatori privati. Abiti firmati in cambio di soffiate su targhe misteriose. È un’inchiesta matrioska quella della procura di Torino sulla cricca di politici, imprenditori e forze dell’ordine che gravitava intorno al mondo del business degli spettacoli: un episodio di reato ne apre un altro, e mano a mano che si scava negli atti (oltre 20mila pagine) relativi agli 86 capi d’imputazione dei 40 indagati, si aprono mondi nuovi. Sottoboschi di favori all’italiana, spintarelle, mazzette e regali presi in cambio di aiuti non di certo leciti, secondo il pm Gianfranco Colace, coordinato dall’aggiunta Enrica Gabetta, che dal 2015 indagano su centinaia di episodi di corruzione, turbativa d’asta, truffa, falso, rivelazione di segreto e altri reati.

Il ruolo dell’ex senatore Pd Esposito – I principali indagati sono l’ex senatore dem Stefano Esposito e l’amico Giulio Muttoni, storico imprenditore del mondo dello spettacolo di Torino, nonché consigliere di Parcolimpico, che ereditò i beni delle Olimpiadi invernali del 2006. Per aiutare Muttoni, che nel 2015 riceve dalla prefettura di Milano un’interdittiva antimafia per la sua società di concerti, la Set up live, Esposito, secondo i pm, si attiva muovendo conoscenze importanti. Persino Raffaele Cantone (non indagato), all’epoca dei fatti a capo dell’Anac. E sempre per Muttoni, stando alle carte, Esposito prova a trovare una soluzione quando Madonna vuole atterrare a Milano Linate col proprio jet privato, anche se l’aeroporto è chiuso. La cantante cambierà idea all’ultimo momento. L’ex senatore in cambio del proprio aiuto avrebbe ricevuto – oltre a cene, regali e prestiti agevolati – una mano per le elezioni politiche del marzo 2018. Scrive il pm Colace nell’atto di chiusura indagini: “Esposito riceveva da Muttoni l’attivazione per sostenere la campagna elettorale alle elezioni politiche nel marzo del 2018, mediante l’organizzazione di una cena finalizzata alla raccolta fondi e l’attivazione presso Lorenzo La Rosa (non indagato, ndr) per incontri elettorali nel comune di Venaria”. Uno dei molti aspetti da chiarire, e su cui lo stesso Esposito, così fa sapere, intende fare luce presentandosi davanti al pm, non appena avrà letto gli atti del procedimento.

Il poliziotto e l’obiettivo dei Servizi segreti – ‘Ma la cricca degli amici, secondo i pm, sarebbe andata bene al di là dell’amicizia tra il politico e l’imprenditore. Uno dei personaggi al centro dell’indagine è un poliziotto dell’Ufficio scorte della Questura di Torino, per anni membro della scorta del pm Andrea Padalino (non indagato, noto perché titolare delle più importanti inchieste a carico dei No Tav) e in seguito, per un periodo, anche della sindaca Chiara Appendino (estranea all’inchiesta). L’ex capo scorta del pm aveva amici ovunque: in Finanza, ovviamente in polizia, tra i legali, e nel mondo degli imprenditori. Stando alle carte, aveva un’ambizione: entrare nei servizi segreti. La procura gli contesta, tra i vari capi d’imputazione, di essersi accordato con Alfonso Cuozzo, re dei locali notturni. Il poliziotto gli avrebbe dato il numero di telefono del pm Padalino (estraneo al fatto) con la speranza che il magistrato intercedesse per dargli una mano relativamente a una vicenda giudiziaria. In cambio, l’imprenditore avrebbe offerto al capo della scorta una raccomandazione “da un amico prefetto di Roma” per entrare nei servizi segreti della Capitale. Sempre l’imprenditore, scrive la procura, regala al capo scorta bottiglie di champagne, e la possibilità di fare entrare gratis in discoteca la figlia, in cambio di un altro favore: attivare la Finanza, affinché vada a fare controlli in un locale concorrente. Uno dei tanti esempi di do ut des al centro dell’inchiesta.

Fatture false al ristorante e regali in prefettura – Fare favori agli amici, per l’ex capo scorta del pm, secondo l’accusa significava anche commettere truffe col titolare di un ristorante di Venaria. Quando, in occasione del G7, arriva l’onorevole Laura Boldrini con la scorta, il ristoratore emette quattro fatture da 35 euro da destinare alla scorta di Boldrini: persone non ancora identificate, scrive la procura di Torino. Boldrini è estranea ai fatti. Si sospetta che le fatture fossero false. Il malcostume di ricevere regali in cambio di atti contrari al proprio dovere d’ufficio esisteva anche in prefettura, perlomeno secondo quanto contestano i pm torinesi a un gruppetto di indagati. Un vice comandante dei vigili del fuoco (inserito nella commissione di vigilanza) e patito di concerti di musica leggera riceveva gratis decine di ticket per spettacoli vari, da Biagio Antonacci a Giorgia, in cambio di autorizzazioni per i grandi eventi. Ma anche nella commissione tecnica territoriale delle sostanze esplodenti c’erano strani contraccambi. Quattro persone sono indagate perché in cambio di salami, porchette, pneumatici, concedevano licenze ad armerie e feste di paese.

“A disposizione dell’imprenditore” – Tra le contestazioni più complesse mosse all’ex capo scorta, c’è quella di avere ricevuto da Muttoni, “il re dei concerti”, migliaia di biglietti e somme di denaro, poi destinate, anche e in parte, “per finanziare la squadra di calcio della polizia”, “per mettersi a disposizione dell’imprenditore e verificare se nell’ambito d un procedimento del 2015 fossero in corso operazioni di intercettazione telefonica, come da richiesta fatta a Muttoni, alcuni giorni prima, da Rolando Picchioni (ex patron del Salone del libro, ndr), indagato in quel procedimento, e per organizzare un incontro tra Muttoni e il pm Padalino in un bar di via Cialdini, nel quale Muttoni potesse spiegargli la situazione sull’interdittiva antimafia che ricevette nel 2015 la Set up Live srl dalla prefettura di Milano”. Il fatto risale il 22 ottobre 2015. L’ennesima complessa vicenda di un mondo parallelo, e composito, a quello istituzionale.

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