Nel giorno della protesta di mamme e conducenti degli scuolabus contro la decisione di Vincenzo De Luca di chiudere tutte le scuole fino al 30 ottobre, il presidente della Regione Campania rilancia dicendo che si potrebbe pensare al “blocco della mobilità” notturno e aggiorna il conteggio dei nuovi positivi, schizzato ormai oltre 1.200 casi con oltre 14mila tamponi. “Non possiamo perdere Napoli”, avvisa. Ma nel capoluogo regionale scoppia la protesta dopo l’ordinanza restrittiva che ha fermato la didattica in presenza dopo il boom di nuovi casi, quasi raddoppiati tra il 14 e il 15 ottobre. Venerdì mattina le mamme si sono date appuntamento davanti alla sede della Regione, dopo un tam tam cominciato nella tarda serata di giovedì: “Oggi è il giorno più buio per la scuola”, è il testo di un manifesto esposto durante il sit-in al quale hanno partecipato diversi bambini. Allo stesso tempo è anche il giorno con il peggior incremento assoluto per la regione: “I nuovi casi sono 1.261”, ha annunciato il governatore.

“Nell’ordinanza di ieri abbiamo preso misure rigorose, difficili da prendere. Quando prendiamo queste decisioni, nessuno pensi che sono decisioni che si prendono a cuor leggero. Ci pensiamo non una, ma cento volte”, ha aggiunto spiegando che “quello che decidiamo oggi avrà gli effetti fra 20 giorni, non c’è quindi da aspettarsi un risultato immediato, ma queste decisioni vanno prese oggi”. De Luca ha raccontato che “ieri quando intorno alle 10.30 ci è arrivata la notizia che avevamo sforato i mille contagi, abbiamo passato tutta la giornata a verificare, a discutere, a impostare l’ordinanza, cercando di capire quale fosse la cosa più utile e necessaria da fare, a verificare le ricadute su famiglie, cittadini e attività economiche. Dalle 10 di mattina fino alle 18.30 abbiamo parlato con epidemiologi, con gli esperti della task force regionale, abbiamo consultato le organizzazioni economiche, le organizzazioni sindacali, le Camere di Commercio, ho parlato con i ministri dell’Università, della Salute, dell’Interno”.

Quindi aggiunge: “Abbiamo fatto in dettaglio tutte le valutazioni possibili e immaginabili, col massimo di senso di responsabilità possibile. Quando prendiamo una decisione la prendiamo dopo aver riflettuto, parlato, confrontato le diverse ipotesi con tutte le persone responsabili. È nostro dovere farlo oggi, non tra 20 giorni”. Le “mezze misure”, ha concluso, “non servono più a niente, prima prendiamo decisioni forti meglio è”. Attendendo, dice ancora, “ci avviciniamo al momento in cui saremo costretti a prendere decisioni ancora più gravi ma con l’acqua alla gola. È responsabile prendere oggi decisioni difficili senza attendere oltre”.

Dopo maggio, ha proseguito, con la riapertura di tutti i settori economici e della mobilità, “l’Italia si è rimescolata e il contagio riguarda nella stessa maniera tutto il Paese”. In questo quadro, la Campania è “la regione più esposta, perché quella con la maggiore densità abitativa d’Italia e con la maggiore congestione urbana, quindi con la maggiore difficoltà ad avere distanziamento interpersonale”. Una “criticità” che “ci obbliga a prendere decisioni prima degli altri e in maniera più rigorosa degli altri”. Quindi ha avvisato che alcune misure, in vista dei week end e di Halloween, potrebbero essere rafforzate: “”Nel weekend di Halloween, americanata che è monumento all’imbecillità, chiuderemo tutto alle 22. Sarà il coprifuoco, non sarà consentita neanche la mobilità”.

“Probabilmente prenderemo decisioni di blocco della mobilità dopo la mezzanotte anche nei prossimi giorni”, ha annunciato. “Faremo un confronto con il ministero dell’Interno e le forze di polizia – ha aggiunto – perché se prendiamo questa misura occorre che ci siano i controlli e sanzioni rigorose. Quando discutiamo di blocco delle epidemie, chi diffonde l’epidemia anche non usando la mascherina deve essere considerato uno che compie un reato vero e proprio in flagranza, con tutto quello che consegue”.

I genitori non sono stati i soliti ad “alzare la voce” nelle ultime ore. Una quarantina di bus scolastici ha percorso le strade dal lungomare di Napoli fino alla sede della Regione per sollecitare un aiuto economico. Il corteo – una lunga scia gialla che si è mossa dalla zona di Fuorigrotta – è controllato dalle forze dell’ordine ed è stato applaudito a più riprese dalle madri ad ogni passaggio sotto la sede. Mentre secondo il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, “siamo all’inizio di un’escalation che porterà al lockdown”.

Una serrata, precisa il primo cittadino del capoluogo campano, che “magari non sarà quello di massa come il primo, ma quello stiamo arrivando”. E avvisa: “Per ora De Luca ha chiuso le scuole fino al 30 ottobre ma non le riaprirà. Si arriverà fino a Natale”, ha detto a Radio 24. Secondo il sindaco, “il tema vero non sono né il trasporto né la scuola, ma è la sanità pubblica ma ce la si prende con la scuola”.

Intanto proseguono le proteste anche in altri centri campani. Ancora un sit-in di protesta si è tenuto ad Arzano contro la decisione dei commissari prefettizi di adottare misure più stringenti per contrastare il contagio da Covid. Alcune decine di persone hanno bloccato il traffico lungo la circonvallazione esterna di Napoli, con pesanti ricadute in tutta la zona fino a mezzogiorno. La richiesta è una revoca immediata del provvedimento emesso nei giorni scorsi perché, dicono, numerose attività commerciali sono già allo stremo.

Proteste e blocchi stradali si sono verificati anche a Teverola, nel Casertano, dove gli operatori della fiera settimanale hanno trovato i cancelli del mercato chiusi. I commercianti hanno messo i furgoni di traverso per fermare la circolazione dopo l’ordine del sindaco di chiudere lo spazio sulla base dell’ordinanza di De Luca che vieta “sagre e fiere e in generale, ogni attività o evento il cui svolgimento o fruizione non si svolga in forma statica o con postazioni fisse”. Dopo alcune ore di protesta, con carabinieri e poliziotti a presidiare, la prefettura di Caserta ha chiarito che la disposizione regionale non riguarda le fiere settimanali, e così i cancelli sono stati aperti e gli operatori sono potuti entrare per lavorare.

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