Il reparto di pronto soccorso dell’ospedali Sacco (specializzato nella cura di malattie infettive) di Milano ha deciso di accettare solo malati con Covid-19 e dirottare su altri ospedali milanesi i pazienti con altre patologie. La spia di una situazione che sta portando anche il presidente della Regione Attilio Fontana a valutare misure più rigorose. Anche oggi nel capoluogo lombardo si registrano 515 nuovi positivi. “Da due giorni l’indice Rt nella zona della Città metropolitana di Milano ha superato 2 e preoccupa la tendenza“, ha detto il sindaco Giuseppe Sala al termine del vertice in Prefettura sull’aumento dei contagi. “Venerdì può essere il giorno per fare qualcosa in più, non una intensificazione estrema” delle misure “ma credo che qualcosa si debba fare“, ha aggiunto il primo cittadino. Il suo invito ad “agire in fretta” viene raccolto anche da Vittorio Demicheli, direttore sanitario dell’Ats della Città metropolitana: “Se siamo veloci possiamo ancora fare provvedimenti più restrittivi senza arrivare a bloccare tutto. Ma ciascuno deve rinunciare a qualcosa. Mi auguro che vengano prese ora decisioni che servano a tutelare un po’ Milano, a proteggerla. E’ una metropoli e lo stiamo vedendo cosa succede in altre metropoli europee“.

La situazione negli ospedali – La decisione relativa al Sacco è stata presa per tutelare i malati non Covid con patologie urgenti indifferibili e riorganizzare così i reparti. “Sulla base di quanto richiesto dalle linee regionali, dobbiamo accogliere i pazienti Covid e per questo da oggi dobbiamo chiudere l’accettazione dei malati urgenti di pneumologia, e da domani quella per i pazienti gravi non Covid di altre specialità internistiche”, ha spiegato all’Ansa il direttore sanitario dell’ospedale, Lucia Castellani. È indubbio che “negli ultimi 3 giorni la pressione sui due ospedali (l’altro è il Fatebenefratelli, ndr) sia aumentata parecchio per la crescita dei malati. Da settimana scorsa abbiamo iniziato a riorganizzarci destinando più posti letto ai malati di Covid”. Un provvedimento che non sorprende dopo gli avvertimenti lanciati nei giorni scorsi, tanto che in una riunione recentissima tra i direttori sanitari e i vertici regionali è stato chiesto a tutti i 17 hub Covid della Lombardia di mettere a disposizione un migliaio di posti letto. “La situazione preoccupa negli ospedali. C’è una crescita veloce e bisogna agire in fretta” ha detto Sala dopo l’incontro con il prefetto della città, Renato Saccone, a cui hanno partecipato, tra gli altri, anche Antonio Pesenti, coordinatore delle terapie intensive dell’Unità di crisi della Regione Lombardia, il professore Massimo Galli dell’ospedale Sacco e il virologo Fabrizio Pregliasco. Ai giornalisti che gli hanno chiesto se in quanto sindaco di Milano farà delle ordinanze, Sala ha risposto: “Credo che ci si debba mettere d’accordo con Fontana per non dare idea di interventi non concordati. Chiamo il prefetto a coordinare l’attività di Comune e Regione e spero che domani si decida insieme cosa fare: mettiamoci al tavolo e troviamo una sintesi“.

Fontana: “Monitoriamo i dati” – Sono 26 le persone morte per Covid e 2.067 i nuovi positivi in Lombardia. Sono 72 le persone in terapia intensiva, 8 più di ieri, 726 quelle in altri reparti, in crescita di 81 unità. E appunto la maggioranza dei contagi riguarda sempre Milano: 1053 casi, di cui 515 in città. Di fronte a questi dati non si escludono nuovi e più drastici provvedimenti. “Stiamo monitorando la situazione e nelle prossime ore diremo se è necessario prendere qualche misura o se invece basterà essere rigorosamente rispettosi di quanto è già stato disposto”, ha detto a SkyTg24 il governatore Fontana, consapevole che “su Milano bisogna porre una particolare attenzione“. In ogni caso, se dovesse servire, “l’ospedale in Fiera non è mai stato chiuso, è lì pronto”. Anche gli esperti non nascondono la propria preoccupazione, anche se – come ha detto il virologo Fabrizio Pregliasco – “in questo momento non ci sono le condizioni per un lockdown”.

Ats: “Se siamo veloci eviteremo lockdown” – “Se siamo veloci possiamo ancora fare provvedimenti più restrittivi senza arrivare a bloccare tutto. Ma ciascuno deve rinunciare a qualcosa. In questo momento siamo tutti d’accordo, ma la rinuncia la fa il vicino. Eppure io ne sono convinto: se siamo tempestivi nelle prossime ore è possibile fare interventi mirati, siamo ancora in temp”, ha detto il direttore dell’Ats Demicheli. “Bisogna sedersi al tavolo e mettere su un grafico tutte le attività classificandole per la loro essenzialità (per esempio la scuola è essenziale) e pericolosità (per esempio le aggregazioni sono più pericolose della corsetta da soli). Quelle molto pericolose e meno essenziali vanno bloccate per un po’. Quelle essenziali e un po’ pericolose vanno fatte con cautela”, ha aggiunto parlando all’Adnkronos.

Ci sono due ambiti a cui si guarda in questo momento. “Uno è il lavoro e le attività a distanza, lo scaglionamento di orari anche delle scuole in modo da allentare il bisogno di trasporto pubblico. Mi permetto di aggiungere anche il tema di insegnare a distanza, almeno per i più grandi – ha precisato il direttore sanitario dell’Ats di Milano – Io non dico di non andare più a scuola, ma di trovare il giusto mix“. “Io non voglio che si torni tutti a stare chiusi in casa”, ha ribadito Demicheli. L’altro ambito riguarda gli orari degli esercizi, “che ragionevolmente si possono ridurre. E, sempre fra le proposte, c’è tutto un filone che riguarda la comunicazione, con l’idea di sollecitare il senso di responsabilità chiedendo a ciascuno di rinunciare a quelle attività voluttuarie molto pericolose. Per esempio le feste familiari sono un momento pericoloso. Ripeto – conclude Demicheli – la logica non deve essere quella di ingabbiare tutto, ma si faccia un esercizio di rinuncia ad attività che si possono tagliare, prima che sia necessario rinunciare tutti a tutto“.

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