Sono passati appena due mesi dal primo accordo raggiunto tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti, e successivamente col Bahrein, nell’ambito di quelli che l’amministrazione americana, che ha fatto da mediatore, ha ribattezzato Accordi di Abramo. Un’intesa che fra le varie clausole comprendeva anche la sospensione dei contestati piani unilaterali di annessione di parti della Cisgiordania spinti soprattutto dal primo ministro Benjamin Netanyahu. Nonostante ciò, oggi il governo di Tel Aviv ha annunciato l’approvazione di 2.166 nuovi alloggi nei Territori Occupati.

La decisione è arrivata dalla Commissione di progettazione dell’amministrazione civile del ministero della Difesa che già da domani potrebbe dare l’ok all’edificazione di altri alloggi per un numero complessivo, compresi quelli di oggi, di oltre 5mila, secondo quanto già anticipato dal premier Netanyahu due settimane fa. Una notizia che ha provocato la reazione della controparte palestinese da subito contraria, nonostante la sospensione promessa, all’intesa firmata a Washington tra i Paesi del Golfo e lo Stato Ebraico: la decisione di Israele di costruire nuovi alloggi in Cisgiordania “viola tutte le Risoluzioni Onu, compresa l’ultima, la 2334, che considera tutte le colonie su territori palestinesi come illegali”, ha detto Nabil Rudeinah, portavoce del presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen, che ha fatto appello alla Comunità internazionale a mettere fine a quella che ha descritto come “la follia degli insediamenti israeliani”. “Il governo di Benyamin Netanyahu – ha aggiunto – è determinato a procedere nelle sue politiche di insediamento per rubare terra palestinese, nel silenzio internazionale, la normalizzazione e il cieco supporto di Trump“.

Anche nel panorama politico israeliano, però, le reazioni sono state contrastanti. Shlomo Neeman, un esponente del movimento dei coloni, si è congratulato con Netanyahu: “Quello che conta – ha dichiarato – è che un numero crescente di ebrei si stabiliscano nella terra dei padri, per sempre, in un piano strategico per il rafforzamento della nostra presa in Giudea-Samaria“, i nomi biblici che fanno riferimento all’attuale Cisgiordania.

Diversa la reazione del movimento pacifista Peace Now che ha accusato il primo ministro di “promuovere costruzioni in insediamenti isolati, che Israele dovrà evacuare. Invece di avvalersi degli accordi con i Paesi del Golfo e di promuovere la pace con i palestinesi, Netanyahu altera le priorità nazionali e marcia invece a tutto vapore verso una annessione di fatto della Cisgiordania”. Peace Now ha fatto appello in extremis al ministro della Difesa e ‘primo ministro alternato’, Benny Gantz, perché ponga il veto sui nuovi piani.

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