“Un semplice aiuto per sbloccare la questione supplenti” secondo il ministero dell’Istruzione, “perché stava diventando un’emergenza“. “Un’invasione di campo che assomiglia a un commissariamento e sa di mossa politica”, è l’interpretazione dai corridoi dell’ufficio scolastico territoriale di Milano. L’arrivo di tre dirigenti del Ministero dell’Istruzione nel capoluogo lombardo non poteva passare inosservato, perché la missione parte dalla ministra Lucia Azzolina e quelli sono gli uffici dell’ex ministro Marco Bussetti. Di fatto la titolare di viale Trastevere, in quota 5 stelle, interviene per correggere l’operato del suo predecessore leghista. Su un argomento delicato e cruciale per l’avvio dell’anno scolastico: la nomina dei supplenti dalle nuove Graduatorie provinciali (Gps), su cui il Ministero si gioca molto e si sono registrate tante, troppe difficoltà. Con il sospetto, a viale Trastevere, che le nomine a rilento nel capoluogo lombardo fossero anche il frutto di una sorta di sabotaggio politico.

La vicenda risale agli ultimi giorni della settimana scorsa, quando il Ministero ha avviato un’azione di controllo sull’AT (ambito territoriale) di Milano sulla stipula dei contratti a tempo determinato, guidato oggi da Bussetti. Dopo il flop delle immissioni in ruolo (solo 18mila assunzioni sulle 84mila previste, a causa della mancanza di vincitori), le scuole sono chiamate a colmare i buchi in organico facendo ricorso, come sempre, ai precari. Operazione tutt’alto che semplice, spesso un solo giro di convocazioni non è sufficiente perché tra rinunce e incastri vari il supplente diventa un rebus. In più, quest’anno c’è la novità delle cosiddette “Gps”, Graduatorie provinciali supplenti: sono le nuove liste da cui si assegnano le cattedre temporanee, per la prima volta su base provinciale e soprattutto interamente digitalizzate. Una svolta fortemente voluta dalla ministra Azzolina, che però come tutte le innovazioni ha comportato qualche disagio: gli uffici si sono trovati quasi 800mila domande (con relativi errori, segnalazioni e ricorsi) e a dover rifare gli elenchi, rispetto a quelli vecchi che avevano il vantaggio di essere già pronti e dover essere aggiornati ogni tre anni. È in questo contesto che si inserisce il “caso Milano”.

Nel capoluogo lombardo le operazioni non stanno andando nel migliore dei modi. Succede spesso nei grandi centri, quelli oberati dal maggior numero di domande, dove l’alto tasso di rinunce crea più problemi. A Milano le segnalazioni di famiglie e docenti si moltiplicavano, per i blocchi sulla piattaforma SiGeCo e alcuni buchi su materie cruciali (lingue e italiano in particolare) che hanno mandato in tilt gli istituti; è partita anche una diffida da parte dei sindacati. Ma ad allarmare il Ministero, forse, sono stati soprattutto alcuni precedenti: il fatto che i controlli sui titoli presentati dai docenti per le graduatorie, previsti a inizio agosto, fossero iniziati soltanto a fine mese, scaricando la responsabilità di oltre 112mila domande su 50 scuole-polo, già stravolte dai protocolli anti-Covid. Soprattutto, la circolare del 10 settembre con cui Bussetti autorizzava a stipulare i contratti dalle vecchie graduatorie d’istituto e non dalle nuove liste volute dalla Azzolina, salvo dover poi ritrattare dopo poche ore. E se parlare di sabotaggio forse è eccessivo, senz’altro a viale Trastevere hanno avuto l’impressione di una non piena collaborazione nella messa a terra di un progetto, quello delle Gps, molto caro ala gestione Azzolina, e molto criticato dalla Lega (a cui è legato Bussetti). O almeno di una semplice sottovalutazione del problema, con qualche errore di organizzazione. Così al Ministero hanno deciso di vederci chiaro e hanno inviato i “rinforzi”. Ufficialmente solo per dare una mano (tanto che una volta finito a Milano la missione potrebbe spostarsi in altri uffici in difficoltà), ma è chiaro che in tanti ci hanno visto una sorta di commissariamento.

Il loro arrivo non è stato ovviamente molto gradito. Dagli uffici locali fanno notare che secondo i loro monitoraggi i numeri complessivi sono in linea, se non migliori, con quelli delle altre Regioni: su circa 12mila nomine ne restano 3mila da effettuare nel capoluogo, 6mila in tutta la Lombardia. “Sono le stesse difficoltà vissute a Roma e non va troppo meglio in Campania”, spiegano dall’Ufficio regionale. Tra le curiosità, poi, c’è che fra i tre dirigenti spediti a Milano dal capo dipartimento Bruschi c’è anche Amanda Ferrario, che proprio Bussetti aveva portato a viale Trastevere come sua consigliera, e intanto è diventata dirigente tecnico del Ministero dell’Istruzione.

Missione di ispezione o di supporto, mossa politica o ordinaria amministrazione, la task force ministeriale è servita intanto a dare un’accelerata alle operazioni: negli ultimi 3 giorni sono state effettuate altre 600 nomine, utili a chiudere almeno il primo giro di convocazioni. L’emergenza supplenti non è ancora finita, le polemiche nemmeno.

Twitter: @lVendemiale

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