Un emozionante incontro web si è svolto il 12 ottobre scorso con Eve Ensler, organizzato dalla sede italiana di One Billion Rising, il movimento creato a livello globale dalla scrittrice e attivista femminista autrice del bestseller I Monologhi della vagina e dell’ultimo, potente Chiedimi scusa, libro nel quale racconta la violenza subìta dal padre.

La sorridente e solare femminista nordamericana che ha saputo trasformare dal 2013 la giornata del 14 febbraio (per tradizione dedicata agli innamorati) in un appuntamento politico globale del femminismo invitando a ballare contro la violenza maschile sulle donne ha risposto ad alcune domande poste dalle oltre ottanta attiviste presenti online da tutta Italia.

Eve Ensler si commuove, all’inizio dell’incontro, alla vista delle decine di volti di donne che sono in ascolto delle sue parole, e l’emozione sarà il filo teso delle quasi due ore di confronto, rivedibile sul canale di One Billion Italia.

All’indomani della vergognosa vicenda dei cimiteri dei feti con i nominativi delle donne ignare, che ha fatto il giro del mondo, una delle domande verte sulla politica, sul come si possa dare forma istituzionale all’agire femminista. Un tema sempre di grande attualità, faticosamente spinoso per le italiane, che da decenni si interrogano se e come partecipare alla politica della rappresentanza.

Ensler suggerisce di trovare un tema sul quale tutte si sia disposte a spendersi cooperando, e partire da questo: una proposta che già nel 2001 Lidia Menapace aveva avanzato con la Convenzione permanente di donne contro le guerre, ancora oggi mai del tutto realizzata. “Abbiamo bisogno di luoghi comuni, abbiamo bisogno di rituali comuni per ritrovare, coltivare e proteggere la nostra forza e quella della terra – dice Ensler – I nostri nemici più grandi sono la solitudine e l’isolamento, e per batterli dobbiamo convincerci che noi siamo una con la terra e una con ciascuna di noi”.

Linguaggio poetico, pragmatico, politico e visionario sono il mix comunicativo che contraddistingue questa testimone straordinaria, uscita da un cancro al terzo stadio che ha affrontato senza mai fermarsi, in questi anni, nell’organizzazione di One billion rising.

Il ritmo dei tre minuti di danza giunti in ogni angolo del pianeta che hanno fatto vibrare piazze, scuole, cortili, fabbriche, stanze private muovendo i corpi di donne e uomini di ogni età e condizione sociale, ha di fatto reso concreto l’auspicio della anarcofemminista Emma Goldman (“Se non posso ballare allora questa non è la mia rivoluzione“) e dell’attivista nera Sojourner Truth (“È bene se mentre lottiamo per la libertà cantiamo e danziamo un poco”). Non è poca cosa da vedere realizzato in una vita.

Come si esce dalla tristezza, dalla paura che la pandemia ha peggiorato? “Intanto io sono viva, son qui e sono con voi – risponde Ensler – Nei momenti di sofferenza e di sconforto cerco di ricordarmi, come solo le donne possono sapere, che nella vicenda del dare la vita a volte sarò la madre, a volte la figlia, a volte la levatrice”.

E poi il regalo della rappresentazione da visualizzare per riconoscersi forti individualmente e insieme come collettività: “L’immagine che coltivo è quella della donna con l’arco; l’arciera sa che, una volta incoccata la freccia, dovrà essere paziente e tirare indietro la freccia il più possibile con l’arco, perché solo così la freccia andrà lontano. Dobbiamo, tutte insieme, preparaci a tirare le nostre corde aspettando il momento nel quale capiremo che è ora di scoccare la freccia. So che può sembrare che io sia assurdamente ottimista, in questo momento di follia: ma in fondo, perché no?”.

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