“Basta schiavi in redazione”. Il senatore M5s Primo Di Nicola ha depositato a Palazzo Madama il suo disegno di legge per introdurre delle soglie minime di retribuzione per i giornalisti. Il vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai lo ha annunciato con un lungo post su Facebook, in cui ha spiegato la sua proposta: “Un solo articolo e tre commi per tentare di estirpare alla radice il vergognoso fenomeno”. Secondo Di Nicola, “siamo ormai di fronte ad uno sfruttamento sistematico ed inaccettabile di prestazioni, competenze, professionalità: uno sfruttamento rimasto purtroppo incontrastato. E tutto questo in palese contrasto con i principi di proporzionalità della quantità e qualità del lavoro, fissati dall’art. 36 della Costituzione, nonché del diritto fondamentale del lavoratore ad un’esistenza libera e dignitosa”.

Di Nicola, oltre 45 anni di lavoro giornalistico alle spalle, dalle inchieste per l’Espresso alla direzione de Il Centro, si è già battuto a Palazzo Madama per l’introduzione dell’istituto della “querela temeraria”, per contrastare il fenomeno delle intimidazioni ai giornalisti. Ora la sua nuova battaglia riguarda le retribuzioni: “Basta con gli articoli pagati con 5 o 10 euro lordi – scrive su Facebook – Stop allo sfruttamento del lavoro giornalistico che ha fatto ormai emergere una nuova categoria sociale: quella degli schiavi in redazione”. Il senatore M5s ribadisce: “È arrivato il momento di introdurre delle soglie minime di retribuzione per il lavoro di tante persone che del giornalismo hanno fatto la loro attività primaria”.

Il suo disegno di legge stabilisce, al primo comma, che “per i giornalisti professionisti e/o pubblicisti, collaboratori di testate cartacee, televisive e online, che scrivono, per una singola testata o per un gruppo editoriale, un numero superiore ai 30 articoli mensili, si applichino i trattamenti normativi ed economici previsti nel contratto nazionale di lavoro per il giornalista praticante“. Il secondo comma invece riguarda “i giornalisti e pubblicisti che, saltuariamente, scrivono per una singola testata o per un singolo gruppo editoriale”, quindi “un numero di articoli inferiore ai 30 mensili”. In questo caso viene stabilito “un compenso non inferiore ai 40 euro lordi ad articolo“.

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