Il Mose ha dimostrato di poter funzionare, anche se in fase sperimentale, ma (per ora) alla Basilica di San Marco non basta. E un balletto di progetti ha finora impedito che si mettesse mano agli interventi per tenere all’asciutto i preziosi mosaici. Il Mose interferisce solo in parte e ha messo a nudo ritardi pesanti. Perché è stato deciso – fino a quando il sistema delle barriere mobili non sarà completato – di alzare le paratoie solo con una marea superiore ai 130 centimetri. Ma la celeberrima chiesa con i preziosi mosaici va sott’acqua quando il livello arriva a circa 90. E siccome in questo caso il Mose non viene attivato, la marea continuerà ad inondare il nartece e a minacciare i pavimenti per tutto il 2021.

Lo hanno capito i veneziani che sabato 3 ottobre avevano tirato un sospiro di sollievo, verificando che i masegni della piazza erano rimasti all’asciutto, anche se il livello del mare era arrivato a 130 centimetri. In laguna, per effetto del Mose, si era rimasti a 70-72 centimetri e così la Basilica si è salvata. Ma domenica 4 ottobre, quando la marea ha raggiunto poco prima di mezzogiorno i 99 centimetri, la piazza è andata sott’acqua. È uno dei punti più bassi di Venezia. Il procuratore di San Marco Carlo Alberto Tesserin ha lanciato subito l’allarme: “Ci siamo commossi tutti per il risultato di sabato, il valore dell’opera è innegabile, ma deve rimanere un punto ineludibile la necessità di mettere in sicurezza l’area marciana”.

Eppure un anno dopo l’acqua altissima di un anno fa (187 centimetri, la seconda misura più alta di sempre) non è stato fatto niente. La realtà è che la Basilica è indifesa, anche se a inizio 2020 la Procuratia aveva messo a punto un progetto provvisorio avvalendosi dell’esperienza dell’ingegnere Daniele Rinaldo e del proto Mario Piana. Prevedeva barriere in vetro che richiederebbero dai tre ai sei mesi di lavoro per essere posizionate. Due anni è invece il tempo utile per completare l’impermeabilizzazione della piazza, ovvero della cosiddetta “insula”. Sembrava che per l’autunno le paratoie in vetro avrebbero messo in sicurezza la Basilica. A febbraio il progetto era stato perfino presentato al Comitato tecnico del Provveditorato alle opere pubbliche. Poi però è intervenuta Elisabetta Spitz, la commissaria per la realizzazione del Mose, che a sorpresa ha rimescolato le carte, affidando all’archistar Stefano Boeri l’incarico di rifare il progetto, soprattutto in chiave estetica.

Ne è scaturita “la variante Boeri”, mentre la prima è stata accantonata e i tempi si sono allungati. Tutto è confluito in un terzo progetto che però ha subito recentemente la bocciatura dei comitati tecnico-scientifici del ministero dei Beni culturali. La censura ha riguardato innanzitutto un leggio metallico (l’”elemento firma”) con le informazioni sulla chiesa, ritenuto troppo invadente rispetto alla struttura architettonica. Ma sono stati criticati anche la tenuta idraulica (a causa dell’eliminazione di elementi di raccordo dei vetri, sostituiti dal silicone), l’uso di materiali a rischio ruggine e lo spostamento dei varchi verso i lati della Basilica. Boeri (che è presidente della Triennale e ha lavorato senza richiedere compensi) non l’ha presa bene, replicando con una puntigliosa precisazione: “Il progetto valutato dai Comitati per le Belle arti è quello denominato ‘terza via’. Non si tratta della ‘variante Boeri’, ma di un progetto che ha autonomamente unito quello originario a quello richiesto dal commissario Spitz allo studio Stefano Boeri Architetti”. Insomma, Boeri non ha riconosciuto il progetto inadeguato. E il provveditore alle Opere Pubbliche del Triveneto, Cinzia Zincone, ha convocato sindaco, prefetto e responsabili di San Marco per trovare una via d’uscita, che appare improbabile almeno fino a primavera.

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