Dovevano votare la risoluzione di maggioranza sulla gestione della pandemia da coronavirus, dopo le comunicazioni del ministro Roberto Speranza. Ma il voto non c’è stato perché alla Camera è mancato il numero legale. Il centrodestra, infatti, non ha partecipato al voto, lasciando quindi ai gruppi di maggioranza l’onere di garantire il numero minimo di deputati, cioè la maggioranza dei componenti: soglia mancata per 15 voti. Il vicepresidente Ettore Rosato, che stava presiedendo l’Aula, ha sospeso la seduta rinviandola di un’ora. Alla ripresa altro forfait: questa volta il numero legale è stato mancato di 8 voti. E i lavori sono stati rinviati a mercoledì. “La maggioranza c’è”, ha detto il capogruppo M5s Davide Crippa, “e se i colleghi in quarantena fossero stati considerati in missione – come espressamente richiesto e come ampiamente discusso dalla Giunta per il regolamento lo scorso mese di marzo – ci sarebbe stato anche il numero legale in Aula. In un momento delicato come questo che sta attraversando il Paese, trovo grave che alcune opposizioni non perdano occasione per strumentalizzare una situazione strettamente legata alla pandemia”. Versione, questa, confermata dalla stessa Giunta che in serata si è espressa spiegando che nel voto di mercoledì mattina quei membri della Camera saranno considerati in missione.

L’opposizione festeggia – In entrambe le occasioni il centrodestra ha esultato, attaccando la maggioranza. “Ma voi pensate davvero che il dialogo con l’opposizione debba servire solo a voi per garantire il numero legale, o volete un rapporto vero e ripristinare un metodo di confronto? Noi chiediamo che il premier Conte venga in quest’Aula. Noi vogliamo discutere con il presidente del Consiglio della proroga dello stato d’emergenza, la nostra è una richiesta di buon senso”, ha detto Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia. “Maggioranza allo sbando, litigiosa e assente, perfino quando si parla di virus”, ha attaccato Matteo Salvini. Giorgia Meloni ha chiesto provocatoriamente: “Questa maggioranza in frantumi dovrebbe gestire l’aumento dei contagi, le risorse del Recovery Fund, la stagione complessa che stiamo affrontando? Le cose andranno sempre peggio, come abbiamo ampiamente previsto da mesi”.

I deputati in quarantena – “La maggioranza traballa? No, ci sono stati dei motivi per cui c’erano meno parlamentari ma sono dovuti alla situazione Covid”, ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, tra i componenti del governo venuti in aula per votare la risoluzione: la loro presenza non è stata sufficiente. La mancanza di deputati, infatti, è legata alla quarantena fiduciaria alla quale si sono sottoposti molti parlamentari dopo che ieri erano risultati positivi sia il sottosegretario agli Esteri del Maie Riccardo Merlo che la deputata Pd Beatrice Lorenzin. È per questo motivo che diversi deputati della maggioranza, come Emanuele Fiano, Davide Crippa, Federico Fornaro e Silvia Fregolent hanno chiesto che i 41 deputati della maggioranza posti in quarantena e a cui quindi è stata impedita la partecipazione alla seduta, fossero considerati “in missione“, cioè assenti giustificati, con conseguente abbassamento del quorum che determina il numero legale. Questa misura era infatti stata adottata provvisoriamente a marzo per i deputati che che abitavano nelle zone Rosse. Il vicepresidente Rosato ha tuttavia sottolineato che la missione va richiesta, cosa che non è stata fatta da parte dei 41 deputati in quarantena. Tra la prima e la seconda seduta alcuni ministri e sottosegretari sono venuti in aula per votare la risoluzione, ma la loro presenza non è stata sufficiente.

Le richieste della maggioranza – “Chiedo di verificare se il numero delle persone assenti dei gruppi di maggioranza che risultano in elenco, ma che su richiesta degli uffici della Camere, non hanno partecipato al voto, hanno contribuito a inficiare il numero legale”, ha detto Fiano. “Quando manca il numero legale – ha continuato- il problema è sempre della maggioranza ma noi, lo abbiamo già fatto presente nel corso dell’ultima capigruppo, non possiamo continuare come se nulla fosse sull’andamento dei lavori della Camera. Oltre all’elenco che è già nelle mani della presidenza con il numero esatto delle persone che, su richiesta dei questori sono dovute rimanere a casa, ci sono i colleghi che stanno lavorando nelle commissioni che non sono potute venire in Aula”. Fiano ha spiegato che nel Pd ci sono “21 persone impedite a partecipare”, causa Covid o isolamento. “Nel gruppo del M5S sono 14, più 5 Italia viva e 1 Leu. Per questo chiediamo che si riunisca la capigruppo perché questo problema di ordine regolamentare va risolto”, ha aggiunto. Il problema è stato poi affrontato dalla capigruppo.

Il nodo per il governo – La mancata votazione della risoluzione con le indicazioni dei contenuti dl Dpcm pone il governo davanti a un bivio. Con la legge vigente, cioè il decreto 19 approvato a maggio, fu introdotta alla Camera la norma che prevedeva un atto di indirizzo al governo prima che questi varasse un nuovo Dpcm, cosa già avvenuta a luglio: “Il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato illustra preventivamente alle Camere il contenuto dei provvedimenti da adottare ai sensi del presente comma, al fine di tenere conto degli eventuali indirizzi dalle stesse formulati”. Visto che non ci sono gli indirizzi, come la risoluzione che verrà votata solo domani, il governo ha come prima opzione quella di attendere 24 ore prima di varare il Dpcm, attendendo la risoluzione della Camera. Ma la stessa norma prevede una subordinata: “Ove ciò non sia possibile, per ragioni di urgenza connesse alla natura delle misure da adottare, riferisce alle Camere” sulla base di un altro comma del decreto 19, che stabilisce che il governo ogni 15 giorni riferisce sulle misure adottate nei Dpcm. Quindi il governo potrebbe varare il Dpcm, facendo poi una semplice informativa al Parlamento, ma incappando in nuove polemiche sullo svuotamento delle prerogative del Parlamento.

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