Uniti si vince, sia da una parte che dall’altra. Questo emerge dai risultati delle amministrative siciliane in 60 comuni che portano vittorie al primo turno alle coalizioni lì dove correvano compatte. Niente sorprese, se non in quelle città dove gli schieramenti erano più frammentati. Mentre delude il risultato della Lega lì dove si era smarcata dal centrodestra. Si parte da Termini Imerese dove l’esperimento Pd-M5s porta la vittoria al primo turno di Maria Terranova. Il comune del Palermitano abbandonato dalla Fiat 10 anni fa era la scommessa su cui aveva puntato la coalizione che ricalca la compagine di governo. Ci aveva creduto Giancarlo Cancelleri, il viceministro alle Infrastrutture, due volte candidato governatore, che aveva condiviso un aperitivo elettorale col segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo, per promuovere la candidata comune: “Un risultato che lancia l’alleanza per le Regionali”, indica subito Cancelleri. Che insiste: “Un modello aggregativo vincente, una sola grande verità: il Movimento 5 Stelle si distingue per il coraggio che mette nelle sue scelte. Aver scelto di presentarsi in coalizione in tanti territori è segno di grande maturità”. Sulle prossime elezioni si proietta anche Barbagallo: “L’accordo che abbiamo chiuso con il M5s è un punto di partenza su cui continuare a discutere per trovare una intesa più ampia, come già avviene al livello nazionale, in vista anche dei prossimi appuntamenti elettorali”.

Unito vince pure il centrodestra che incassa un risultato schiacciante a Barcellona Pozzo di Gotto, lì cioè, dove il consigliere regionale Fi Tommaso Calderone è riuscito a compattare tutto il centrodestra, vincendo al primo turno con il 60 percento su Antonio Mamì, l’altro candidato giallorosso. Uun risultato scontatissimo quello barcellonese: il candidato appoggiato sia dal M5s che dal Pd ha compattato il centrosinistra lì dove si poteva provare solo una resistenza. Vince ad Enna una coalizione mista di centrodestra e Italia Viva che adesso esulta: “Orgoglioso e felice per la netta vittoria del sindaco Maurizio Dipietro a Enna. Vince un modello di buon governo e innovazione ed un interessantissimo modello politico”, dichiara il palermitano Davide Faraone, capogruppo dei renziani al Senato. A sostenere il sindaco uscente, Maurizio Di Pietro, i renziani, ma anche gli ex autonomisti ancora vicini a Raffaele Lombardo e il centrodestra dal quale però si era smarcato la Lega. Un risultato netto per la città diventata un caso nazionale dopo l’apertura di due inchieste della procura per i concorsi all’Asp e al Comune e la richiesta dell’audizione del prefetto da parte del presidente dell’antimafia, Nicola Morra. Perfino il governo regionale era intervenuto: l’assessore Ruggero Razza aveva inviato una circolare alle Aziende sanitarie per bloccare i concorsi in vista delle elezioni, mentre l’assessorato agli Enti locali aveva inviato un ispettore al Comune che dovrà relazionare direttamente in procura. Una campagna elettorale infuocatissima per il capoluogo al centro della Sicilia, che aveva visto contrapporsi trasversalmente gli schieramenti politici: il vincitore, sostenuto adesso dal centrodestra, è un ex Ds, espulso dal Pd dopo il conflitto con l’ex ras ennese, Mirello Crisafulli. Messo alla porta da Di Pietro nelle scorse amministrative, Crisafulli, sosteneva, invece, Dario Cardaci, democristiano doc, sostenuto dal Pd e, tra gli altri, anche dall’ex cuffariana Luisa Lantieri. Andava sola la Lega, invece, che aveva schierato l’ex consigliere del Pd, Giuseppe Savoca. In solitaria anche la corsa della consigliera uscente del M5s, Cinzia Amato, che non rientrerà in consiglio: aveva infatti deciso di canidarsi solo come prima cittadina. Un risultato amaro per l’ex consgliera: “A Enna la politica continua ad alimentarsi con la disperazione e le promesse clientelari – commenta Amato – Ancora una volta ha vinto il ricatto”.

Risultato sul filo ad Agrigento, dove a sorpresa, si afferma Francesco Micciché, l’ex assessore dell’uscente Calogero Firetto che al footofinish non raggiunge la vittoria al primo turno. Micciché, medico stimato in città, si è presentato con una lista civica e in giunta ha presentato nientemeno che Diego Fusaro: “Faccio il medico e non ho velleità politiche”, così aveva presentato la candidatura già prima del lockdown. Ora andrà al ballottaggio – da primo in classifica – contro Firetto, sostenuto anche dal Pd. Resta a bocca asciutta, invece, l’ex sindaco, Marco Zambuto, che si presentava appoggiato da Forza Italia che arriva, a sorpresa, soltanto terzo. Male fanno dappertutto i candidati della Lega, dall’ex assessore della giunta Pd, Damiano Maisano che a Milazzo arriva quinto, fino a Marsala dove l’esperto di gastronomia, il mussoliniano Giacomo Dugo non raggiunge il 5 percento. Nella città in provincia di Trapani stravince il candidato del centrodestra, Massimo Grillo, che batte l’uscente, il dem Alberto Di Girolamo. Non vince, invece, a Campobello di Mazara l’ex pm Antonio Ingroia, che a pochi giorni dall’apertura delle urne aveva lanciato un appello al prefetto per vigilare sul voto. Dopo le dimissioni del sindaco di Favignana, Giuseppe Pagoto del Pd, seguite all’arresto lo scorso luglio per corruzione, vince al primo turno l’ex presidente della commissione Antimafia, Francesco Forgione. Non viene confermata invece la sindaca del M5s di Augusta, Cettina Di Pietro, che aveva ereditato un comune al dissesto e sciolto per mafia. Augusta vedrà adesso il ballottaggio tra due candidati civici appoggiati entrambi trasversalmente da destra a sinistra.

Vince ancora, invece, ad 81 anni, l’ex senatore Giuseppe Firrarello, che al primo turno torna sindaco di Bronte per la quarta volta: lo era stato già nel 1984, poi ancora nel 2005 per due turni. Sconfigge il candidato di centrosinistra, Graziano Calanna, e Giuseppe Gullotta, l’ex segretario particolare di Giuseppe Castiglione, genero di Firrarello. Gullotta si era candidato con l’appoggio di Raffaele Lombardo, da sempre acerrimo nemico di Firrarello: “Una grande attestazione di stima da parte degli abitanti di Bronte che hanno riconosciuto il lavoro fatto da mio suocero e da me portando un piccolo centro a godere di servizi efficienti e della centralità e dell’ampio riconoscimento che ha ottenuto il pistacchio”, commenta Castiglione , vicerè siciliano di Angelino Alfano e sottosegretario ai tempi del governo Letta, Renzi e Gentiloni. Insieme ad Alfano non si è ricandidato nel 2018: suo suocero, invece, di lasciare la politica attiva non ne vuole sapere.

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