Anche per il Nagorno-Karabakh si rischia lo schema Siria (che è anche lo schema Libia)? La contrapposizione “amici-nemici” tra Erdogan e Putin come si riverbera sul conflitto tra Armenia e Azerbaijan e sul quadrante euromediterraneo?

Secondo giorno di scontri nel Nagorno-Karabakh, mentre dall’Ue solo un timido appello per il cessate-il-fuoco, che difficilmente verrà raccolto dai sostenitori di Armenia e Azerbaijan, ovvero Russia e Turchia. Oltre alle decine di morti e di feriti e al fisiologico scambio di accuse tra le parti, a spiccare è l’avanzata di Ankara che, dopo Siria e Libia, ha messo nel mirino un’altra area.

Secondo il ministro degli Esteri armeno la Turchia “sostiene l’aggressione” anche con l’uso di mercenari stranieri. La risposta di Recep Tayyip Erdogan è concentrata in una critica a Francia, Stati Uniti e Russia (i tre partecipanti al cosiddetto Gruppo di Minsk creato nel 1992 per risolvere il conflitto), rei di non essere riusciti a risolvere le tensioni dopo trent’anni. Ma perché la Turchia prosegue con questa cocciuta politica di profondità strategica anche nel Nagorno-Karabakh? Dopo Siria, Libia, Grecia e Cipro, Erdogan non si sposta dalla sua traiettoria, perseguita con policies altamente invasive.

Ma se fino a ieri le richieste di moderazione da parte di Mosca avevano avuto un effetto (anche se minimo), questa volta il coinvolgimento diretto della Turchia è atto a modificare il delicato equilibrio nelle montagne del Caucaso anche grazie ai droni forniti a Baku. Il tentativo della Russia di soddisfare entrambe le parti potrebbe condurre Mosca a preferire la soluzione diplomatica alle soluzioni militari che ha scelto in passato in Ucraina e Georgia, senza dimenticare che il Cremlino vanta buoni rapporti tanto con Yerevan quanto con Baku.

Qui, più che altrove, gli interessi diretti russi e turchi sono in contrasto e non si smussa la convinzione che sia Putin che Erdogan non sono mai stati e non saranno mai veri alleati, soprattutto dinanzi a scenari più particolari come appunto quello armeno-azero. Siria e Libia sono distanti, per cui i due leader, proprio in virtù dell’esperienza passata con Assad e Serraj hanno provato qui a enfatizzare al cubo i propri interessi paralleli.

Se da un lato ufficialmente si tenta di minimizzare le singole differenze per non sfociare in un conflitto diretto tra Russia e Turchia, dall’altro bisognerà valutare il peso specifico del terzo scenario di contrapposizione tra i due players. Dopo Siria e Libia, troveranno un accordo anche per il Nagorno-Karabakh o sarà quella la pietra dello scontro finale?

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