C’è qualche vantaggio ad avere una certa età. Per esempio, quando esce un film su Paolo Conte, uno sa perfettamente chi è perché, anche se non lo avessi amato, ha punteggiato la tua vita di emozioni particolarissime, uniche, agrodolci.

Conte, un nome di grande attualità ma che con il nome Paolo davanti assume invece una profondità storica che ripercorre l’Italia dal dopoguerra ad oggi, l’Italia della polvere e dell’innocenza, della speranza e dei tanti traguardi.

Il documentario Paolo Conte, Via con Me, di Giorgio Verdelli presentato a Venezia arriva nelle sale il 28, 29 e 30 settembre col suo bagaglio di ricordi e sentimenti di un uomo che, arrivato a 83 anni, ha costellato la storia italiana di capolavori assoluti della musica leggera.

Lo sbalordimento per la grandezza di Paolo Conte è la prima sensazione che ti prende appena si spegne il proiettore. Dopo avere ascoltato decine di concerti eseguiti in tutto il mondo vorresti abbracciare forte questo nonno così intenso, fragile, discreto e pieno d’amore.

A questo unico artista si devono canzoni come Azzurro, Insieme a te non ci sto più, Onda su onda, Bartali, Messico e nuvole, Genova per noi, Come di, la Topolino amaranto, Via con me, solo per citare un centesimo della sua produzione sconfinata. Sarebbe bastata una sola di queste per passare alla storia della canzone italiana. E tra le molte vite di Paolo Conte si scopre che oltre ad avvocato, è stato anche un ottimo vibrafonista ed è tuttora un eccellente pittore.

Il film di Verdelli è un atto di sconfinato amore per l’artista Conte ma anche una sorta di testimonianza dell’uomo Paolo, che parla con tenerezza di sua moglie, delle sue amicizie, delle sue esperienze, delle sue debolezze; quella del fumo, prima di tutto, la sigaretta perennemente tra le dita.

Passando alle critiche, tutte concentrate sul prodotto cinematografico (impossibile farne a Conte!), non si sentiva assolutamente la necessità della ‘voce narrante’ di Luca Zingaretti e soprattutto della ‘testimonianza’ della di lui moglie, Luisa Ranieri. Tanto danno possono fare i favori agli amici.

Un’altra nota stonata sono i ridondanti, stucchevoli ricordi evocati da Benigni, ormai con una simpatia stantia e plasticosa che nulla ha più della spontanea energia dirompente dell’evocato Tu mi turbi (1983). Al tempo, la versione di Via con me cantata dall’ex comico toscano era forse ancora più struggente di quella originale.

Cercate di vederlo allora questo piccolo gioiello che rende omaggio a quel nostro grande gioiello che è Paolo Conte. In questo caso a tanto fumo, corrisponde tanto arrosto e non è un caso che sia un altro grande fumatore, Andrea Camilleri, a definire perfettamente in sole due parole tutta vita di Paolo Conte: ‘Lui è l’eleganza dell’intelligenza’.

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