E così prima di novembre l’America dovrà prendere una decisione forse più importante, certo di più lunga durata, della scelta tra Trump e Biden. La sostituzione di Ruth Bader Ginsburg può segnare l’ inizio di un periodo, anche ventennale, di schiacciante prevalenza di giuristi conservatori tra i guardiani della Costituzione. I presidenti passano, ma il loro lascito nella Corte Suprema resta a condizionare l’attività del potere esecutivo e di quello legislativo, molto dopo la loro morte.

In fondo, oggi, gli Stati Uniti vivono ancora nel mondo giuridico creato dalle nomine di Reagan negli anni Ottanta. Sostituire uno dei nove giudici, in carica a vita, è una delle occasioni d’oro della politica americana. E Donald Trump è stato “baciato dalla fortuna” due volte. Una occasione, la sostituzione della mente giuridica del conservatorismo statunitense, Antonin Scalia, la ereditò dall’inetto Barack Obama. Che, a pochi mesi dalla sua scadenza, si fece bloccare dalla promessa opposizione della maggioranza repubblicana che, al Senato, deve ratificare la nomina. Senza neppure combattere, forse convinto che la pratica sarebbe stata sbrigata da Hillary. E nessuno dei due capace di farne un tema decisivo di campagna elettorale.

Oggi Obama pigola la sua richiesta a quella stessa maggioranza repubblicana, a quello stesso capogruppo, Mitch McConnell. “Fate come quattro anni fa, non decidete prima che il popolo americano abbia scelto il nuovo presidente”. Perché Donald Trump ha, adesso, la possibilità di sostituire la mente giuridica del progressismo americano. Di trasformare una Corte, oggi 5 a 4 a favore dei conservatori, con un suo Presidente che ha avuto ruolo decisivo nel frenare le spinte più reazionarie ad esempio in tema di aborto, in una Corte con una granitica, imbattibile maggioranza di 6 a 3.

E ha, Trump, questa possibilità mentre i sondaggi lo danno fuori da Pennsylvania Avenue. E hanno i repubblicani questa chance mentre i sondaggi danno a rischio molti seggi senatoriali. Ed entrambi di fronte alla prospettiva, ampiamente commentata nei media americani, di un giudizio proprio della Corte Suprema, nel caso il risultato delle presidenziali – con la complicazione del voto postale anti Covid – sia in bilico e che Trump non conceda l’eventuale vittoria a Biden.

E allora eccoci qui. Nelle mani del presidente più fazioso della storia americana, e di un partito che ha l’ultima occasione di dimostrare di essere ancora quello di Lincoln e Eisenhower, e non dare ragione a posteriori a Hillary Clinton di essere diventato un basket of deplorables.

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