Tre deputati M5s morosi, ovvero non in regola con le restituzioni di metà dello stipendio, si sono autosospesi dal Movimento 5 stelle. Fabio Berardini, Carlo Ugo de Girolamo e Paolo Romano hanno comunicato la loro decisione con una nota congiunta e nel farlo hanno accusato Davide Casaleggio di “un attacco vergognoso” e soprattuto di essere lui “ad avere il potere nel Movimento” finché la piattaforma non sarà “gestita dal Movimento” stesso. La decisione è stata presa dai tre dopo che, due giorni fa, il presidente dell’associazione Rousseau ha comunicato che l’associazione non sarà in grado di fornire più tutti i servizi a causa delle morosità di alcuni parlamentari. Tra questi appunto anche Berardini e De Girolamo, che non restituiscono (come previsto dal regolamento M5s) da dicembre 2019, e Romano (moroso da agosto 2019).

Poco dopo l’annuncio dei tre parlamentari, l’associazione Rousseau (presieduta proprio da Casaleggio), ha replicato alle accuse con un lungo articolo sul Blog delle Stelle nel quale ribadisce come Rousseau sia già al servizio delle “disposizioni politiche del Movimento“. “Quanto formulato dalla richiesta è già realtà”, è la replica. E in coda al post si ricordano i ritardi dei tre parlamentari che da più di sei mesi non si decurtano lo stipendio e non versano i 300 euro mensili dovuti all’associazione Rousseau. Poco dopo inoltre, la Casaleggio associati ha diffuso una nota per rispondere alle accuse: “Sono ormai mesi”, si legge nel comunicato, “che leggiamo sulla stampa notizie che coinvolgono la Casaleggio Associati in maniera impropria e strumentale. Vogliamo quindi fare chiarezza. I parlamentari del Movimento 5 stelle non versano e non hanno mai versato alcun contributo alla Casaleggio Associati. Gli eletti versano un contributo all’Associazione Rousseau. Abbiamo provveduto più volte e segnalare l’errore alle redazioni ma a quanto pare ancora in molti continuano a non comprendere la differenza. Casaleggio Associati è una società che si occupa di strategia di rete e non di politica”.

La mossa di Casaleggio però dei giorni scorsi, dentro il Movimento, è stata interpretata come una vera e propria dichiarazione di guerra perché arrivata dopo che si fanno sempre più insistenti tra gli eletti le richieste di togliere la gestione di Rousseau al figlio di Gianroberto Casaleggio. Solo ieri lo stesso Beppe Grillo è intervenuto per smorzare i toni. Prendendo la parola durante una conferenza stampa in Parlamento, il fondatore del Movimento ha dichiarato: “Rousseau è la nostra tecnologia e noi dobbiamo ringraziare Casaleggio padre e figlio”. Le parole del garante però, al momento non sono state sufficienti per placare le tensioni interne. In tanti aspettano il confronto degli Stati generali per poter finalmente affrontare alcuni nodi cruciali per il futuro del Movimento, ma i continui rinvii e la tentazione dei vertici di sostituire l’assemblea con un voto online per il nuovo capo politico non fanno che peggiorare la situazione.

Così mentre il M5s cerca di concentrare le energie sulla campagna referendaria per il taglio dei parlamentari, dietro le quinte non mancano i malumori. “Il fatto che a pochi giorni dalle elezioni Casaleggio abbia lanciato un attacco pubblico a mezzo stampa al MoVimento 5 Stelle è vergognoso”, hanno scritto i tre autosospesi nella nota, “e stentiamo a capire quale gioco politico possa esserci dietro una presa di posizione così netta, in una situazione che di chiaro e ben definito non ha nulla”. Secondo i deputati, “gestire la piattaforma Rousseau significa gestire il potere all’interno del Movimento 5 stelle”: “Significa gestire non solo le fondamentali votazioni (compresa quella effettuata a Ferragosto in cui ha votato il 28% degli aventi diritto) ma anche gestire (o possedere?) i dati sensibili di tutti gli iscritti del M5s, comunicazioni, candidature, liste, votazioni: uno strumento che diventa un’arma a doppio taglio nel momento in cui, unilateralmente, si decide di adottare questo genere di atteggiamento. Una distorsione, un’anomalia grave, segnalata da mesi e purtroppo mai affrontata fino ad ora (senza tenere conto dell’appello lanciato nei giorni scorsi da oltre 30 parlamentari del gruppo Parole Guerriere)”, insistono i tre deputati, per i quali “è giunto il momento di chiarire una volta per tutte questi rapporti”. Il riferimento è alla lettera di 24 deputati M5s che si riconoscono nel gruppo Parole guerriere indirizzata proprio l’8 settembre scorso a Vito Crimi per chiedere un confronto aperto sul futuro del Movimento. Queste proposte, concludono i tre, “finora sono rimaste inascoltate”.

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