Per anni è stato il “mercatino dell’usato” al limite della legalità più famoso della Sicilia. Ti rubavano qualcosa a Palermo? E tu un giro di sicurezza all’Albergheria lo facevi comunque. Anche se la maggior parte della merce in vendita era spesso solo roba usata. Adesso però uno dei mercati più noti del capoluogo palermitano – quello appunto del quartiere del centro storico – cambia: e completa la sua trasformazione in punto vendita legale.

Il 10 settembre il sindaco Leoluca Orlando e la giunta comunale hanno consegnato – informalmente, perché si aspetta l’ordinanza comunale – le aree autorizzate all’associazione di venditori Sbaratto. Quello che un tempo era visto come il mercato della ricettazione e dell’illegalità, dunque, diventa “un’esperienza ed un simbolo“, come l’ha definita il primo cittadino. Tra le varie novità anche l’obbligo per ogni venditore di esporre un’autocertificazione dove dichiara di conoscere la provenienza della merce che sta vendendo: in qualsiasi momento le altre forze dell’ordine potranno fare dei controlli.

“È stato un percorso che ha messo al centro le persone”, dice Giuseppe Mattina, assessore alle attività sociali del comune di Palermo. “Il mercato del riuso e il mercato di Ballarò insieme sono una carta vincente in più per il turismo – aggiunge – Il percorso di mediazione è stato complicatissimo, serviva una modalità che permettesse ai residenti di vivere serenamente e ai venditori di vendere. Non poteva continuare ad essere completamente abusivo, avremmo dovuto combattere l’illegalità, si è scelta la via della regolamentazione con le piazzole assegnate, l’associazione, orari precisi, le aree parcheggio, con un presidio della Rap e dei vigili urbani”.

Dopo aver rischiato di essere smantellato definitivamente dalle forze dell’ordine più volte in passato, dunque i gestori del mercatino sono riusciti a completare la regolamentazione. Un percorso cominciato nel marzo del 2017 quando Sos Ballarò (associazione che lavora nel quartiere) organizzò un incontro con Ilda Curti, ex assessore del comune di Torino per dieci anni, chiamata dall’allora sindaco Sergio Chiamparino per attivare un percorso di mediazione con un mercato – allora – molto simile a quello dell’Albergheria.

La Curti raccontò l’esperienza del mercatino Baloon e dei dieci anni che servirono per regolamentarlo. Un’operazione possibile grazie agli sforzi di residenti, le associazioni, la prima circoscrizione e l’Università. Esattamente come è avvenuto poi a Palermo, dove per arrivare a legalizzare il mercato si è deciso di mettere tutti i venditori sotto il cappello di un’associazione: si chiama Sbaratto e conta circa 140 associati, cioè gli unici autorizzati a vendere in quella zona. A ogni venditore è stata assegnata una piazzola, con tanto di regolamento e orari di apertura, obblighi sulla pulizia (grazie anche all’intervento della Rap). Le piazzole la domenica, giorno clou per il mercato diventano 210 e si espandono fino alla zona del campetto di calcio sotto il murales di San Benedetto il Moro. Il processo non si è concluso, anzi è ancora in itinere, ma tanti passi in avanti sono stati fatti.

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