In America dicono: ‘A Smith & Wesson beats four aces‘. Da noi c’è meno schiettezza: per mangiarsi l’agnello il lupo di Fedro avanzava “falsi pretesti”… smascherato, comunque se lo mangiò! Questa saggezza popolare purtroppo non sfiora gli strenui oppositori del Mes.

Il Mes, come sapete, è un fondo europeo che vorrebbe prestarci dei soldi da investire (una tantum) nella Sanità. Il meccanismo finanziario? Nel 2014 l’Italia ha raccolto 14,3 miliardi sui mercati per darli al Mes, emettendo BTP, su cui paghiamo ogni anno 360 milioni di interessi (2,3 Mld in 6 anni), senza aver nulla in cambio. Se adesso, supponiamo, l’Italia ricevesse dal Mes un prestito “a basso interesse” pari a quanto ha versato (14,3 Mld), pagherebbe all’Europa un altro 0,4% (57 milioni l’anno) che – sommati agli interessi che già paga sui BTP – porterebbe il costo degli interessi a 429 milioni l’anno. Confrontiamo questa situazione con l’ipotesi in cui il Mes non fosse mai nato: oggi potremmo raccogliere 14,3 Mld. sui mercati spendendo solo 206 milioni l’anno di interessi. Il Mes pare una di quelle trovate degli “europeisti” la cui funzione storica è alimentare il sovranismo.

Ciò detto, ormai il Mes esiste, i BTP del 2014 sono stati emessi, e i 360 milioni l’anno dobbiamo pagarli. Ma almeno, finanziando 14,3 Mld del nostro deficit 2020 con “i soldi del Mes” invece che con nuovi BTP, pagheremmo (altri) interessi annui per 57 milioni invece che 206 (risparmio: 150 milioni l’anno). Addirittura, se “tirassimo” dal Mes tutto il consentito (36 Mld), il risparmio sarebbe di 400 milioni l’anno: appena lo 0,7% della nostra spesa per interessi, che vale 60 Mld. Meglio di niente? “Sì – rispondono i ‘No-Mes’ -, se non ci fossero condizioni legate ai prestiti, che darebbero il diritto all’Europa di imporre nei prossimi anni austerità e neoliberismo”.

Il rischio paventato dai “No-Mes” è la “grecizzazione” dell’Italia. I leader europei giurano che mai useranno il Mes come pretesto per imporre all’Italia politiche restrittive. Ma sul piano giuridico non hanno affatto modificato i regolamenti del Mes che prevedono la condizionalità. Ecco il commento del giurista Marco Dani. “Sul Mes tocca ricominciare a cavillare. Nell’audizione di ieri il Commissario europeo Gentiloni… ha dichiarato che […] il regolamento del 2013 sarebbe stato emendato nel giugno scorso e che l’emendamento sarebbe stato approvato dal Parlamento europeo. L’affermazione è in parte fuorviante ed in parte falsa: a) di regolamenti del 2013 rilevanti in materia ce ne sono 3. Nessun emendamento al regolamento n. 472/2013 è mai stato approvato ed è in questo che si trovano le norme che prevedono sorveglianza rafforzata e, potenzialmente, misure di aggiustamento strutturale; b) il 19 giugno scorso […] è stata effettivamente approvata una modifica, ma al regolamento delegato 877/2013 […] in relazione ad un aspetto […] non oggetto di discussione, ovvero le modalità di rendicontazione dei fondi MES; c) la modifica approvata non è passata al vaglio del Parlamento europeo […] perché trattasi di regolamento delegato e […] l’art. 10(3) del reg. 473/2013 non prevede poteri di controllo in capo al Parlamento europeo“.

Insomma, in Europa stanno facendo i furbi. Sembra dunque che i “No-Mes” abbiano ragione. Ed invece… sfugge loro che il finanziamento del Mes vale al massimo l’1,4% del debito pubblico italiano. Sul restante 98,6% del debito restiamo comunque, in quanto debitori, alla mercé dei “partners europei”: controllano la Bce, che controlla gli spread, la stabilità finanziaria, e l’intera economia italiana. Quest’anno, con l’avvento della pandemia, hanno fatto calare gli spread (nonostante l’impennarsi dei deficit che, come si vede, al confronto con le decisioni politiche, valgono come il due di coppe). Ma, ben presto, intendono tornare “alla normalità”. In Germania c’è già da mesi un dibattito – sotto traccia, ma comunque non meno drammatico per noi – su come affrontare nel 2022 una volta per tutte il debito pubblico italiano, giudicato insostenibile. Sarà una resa dei conti: e la Smith&Wesson ce l’hanno loro. Mes o non Mes. La “grecizzazione dell’Italia” è latente.

La verità è che il nostro debito pubblico è insostenibile solo nell’euro, e solo con le attuali regole. Ma la Germania e i suoi satelliti non vogliono un’uscita dell’Italia; né d’altra parte sono disposti a stravolgere l’impianto di Maastricht che affonda l’Italia. Quindi, se non ci muoviamo noi italiani, andiamo al disastro (“ristrutturazione”) come agnelli pasquali. La sorte del nostro Paese dipende dalla capacità di negoziare adesso, prima che sia troppo tardi, le vere questioni macroeconomiche: gli economisti dovrebbero pressare i partiti su di esse, invece di alimentare dibattiti ideologici poco rilevanti, nei quali i politici sguazzano.

Quanto al Mes, faccio outing, io quei “pochi spiccioli” (<400 milioni l’anno) li prenderei. Trovo sommamente stupido stare nell’euro, pagandone i costi, ma rinunciare ai pochi benefici. Gli atteggiamenti da dignità nazionale offesa privi di sostanza tengono alti gli spread, perciò i costi della nostra orgogliosa rinuncia al Mes sono più alti di quanto si creda. Capita a chi resta in mezzo al guado. Se non piacciono l’euro e la sua condizionalità, si abbia il coraggio di uscirne. Ciò detto, oggi come oggi utilizzerei i fondi Mes, ma non perderei tempo a discutere su una questione minore, distogliendo l’attenzione dai veri problemi. L’Italia sta vivendo in una bolla retorica nazional-popolare. E questo è molto pericoloso.

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