Il campo profughi di Moria, situato sull’isola di Lesbo, è stato quasi completamente distrutto dalle fiamme dopo una serie di incendi scoppiati nella notte. Ad appiccarli, stando alle autorità greche, sarebbe stato “un gruppo di migranti in segno di protesta“. Il problema ora è fornire assistenza ai migliaia di sfollati che erano ospiti della struttura. Una situazione aggravata ulteriormente dall’emergenza coronavirus: la settimana scorsa 35 richiedenti asilo sono risultati positivi al tampone. Nel campo, ricorda l’Agenzia dell’Onu per i Rifugiati, erano presenti “più di 4mila bambini e altri gruppi vulnerabili, inclusi 407 bambini non accompagnati, donne incinte e anziani”.

A fornire una prima lettura dell’accaduto è il capo della campagna sulle Migrazioni di Oxfam, Evelien van Roemburg, secondo cui siamo di fronte a una “tragedia umanitaria” esplosa in conseguenza alle “risposte fuorvianti fornite da anni dall’Ue e dai suoi Stati membri alle persone in fuga da conflitti e persecuzioni“. Una denuncia che fa eco a quella già lanciata da Marco Sandrone, capo progetto di Medici Senza Frontiere a Lesbo, secondo cui “le persone a Moria vivono in condizioni disumane da anni“. A loro parere, “il Parlamento europeo deve lanciare un’indagine sulle politiche e le pratiche dell’Ue e dei suoi Stati membri, che hanno portato ad una cattiva gestione degli hotspot sponsorizzati dall’Ue sulle isole greche”.

Nel frattempo il governo greco ha deciso di prendere i primi provvedimenti, dichiarando a Lesbo lo stato di emergenza per 4 mesi. Il portavoce dell’esecutivo, Stelios Petsas, ha annunciato il provvedimento a seguito di una riunione presieduta dal primo ministro Kyriakos Mitsotakis. Con lo stato di emergenza, Atene ha inviato tutte le forze, compresa la polizia, il personale antincendio e altri lavoratori pubblici per sostenere l’isola e i richiedenti asilo. Sono attesi sul posto il ministro dell’Interno Takis Theodorikakos, il ministro dell’Immigrazione Notis Mitarachi e il presidente dell’Organizzazione nazionale per la sanità pubblica Panagiotis Arkoumaneas. “Finora non è stata registrata alcuna perdita di vite umane, mentre i 407 minori rifugiati non accompagnati sono stati trasferiti in un luogo sicuro. Stanno bene. La priorità è proteggere i vulnerabili che vivevano a Moria. Stiamo per trasferirli in hotel sicuri e in altri alloggi”, ha detto il viceministro della Sanità Giorgos Koumoutsakos.

La reazione dell‘Unione europea non si è fatta attendere: la commissaria europea agli affari interni Ylva Johansson scrive su Twitter di aver “già accettato di finanziare il trasferimento immediato e l’alloggio sulla terraferma dei restanti 400 bambini e adolescenti non accompagnati” in quanto, aggiunge, “la sicurezza e il riparo di tutte le persone a Moria sono la priorità”. Solidarietà unanime da parte delle autorità europee, tra cui il presidente del Parlamento europeo David Sassoli (che parla di “emergenza umanitaria”) e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha chiesto al vicepresidente Margheritis Schinas “di andare in Grecia al più presto”. Intervenuto anche Charles Michel, presidente del Consiglio europeo: “Siamo in contatto con le autorità greche e pronti a mobilitare il nostro aiuto. Piena solidarietà con gli abitanti di Lesbo che stanno fornendo riparo ai migranti e allo staff”. Vicinanza espressa anche dal commissario europeo Paolo Gentiloni: “La Commissione europea collabora con le autorità greche per gestire l’emergenza umanitaria” scrive in un tweet. Intanto la Norvegia, attraverso le parole della premier Erna Solberg, ha già deciso di accogliere 50 dei residenti registrati nel campo di Lesbo, dando priorità ai “più vulnerabili”, ovvero le famiglie con bambini e i minori di 14 anni.

Secondo i rapporti locali le fiamme sono state appiccate deliberatamente per protesta contro le misure di blocco, un’ipotesi poi confermata dalle autorità nazionali. Prima dell’alba, la polizia antisommossa ha allestito cordoni lungo un’autostrada vicino al campo per limitare i movimenti dei migranti. Una situazione che, per il sindaco di Mitilene è “molto difficile”, soprattutto perché, spiega, “alcuni di quelli che sono fuggiti includeranno persone positive”. Al momento, però, sul numero di fuggitivi risultati positivi al coronavirus non c’è chiarezza: alcuni funzionari, infatti, hanno rivelato ad Ap che i pazienti affetti da Covid-19 si trovano in un sito separato rispetto a quello incendiato, dislocati dopo che martedì erano state confermate 35 persone contagiate.

Lesbo è stato il punto di passaggio più trafficato d’Europa nel 2015-16 per la migrazione durante un massiccio movimento verso ovest di rifugiati, molti dei quali in fuga dalla guerra in Siria e Iraq e in viaggio attraverso la Turchia. Dopo quell’ondata di migrazione, la Grecia ha allestito campi a Lesbo e altre quattro isole, ha aiutato con i finanziamenti dell’Unione europea e, più recentemente, ha anche creato una rete di campi sulla terraferma. Nel corso degli anni, però, il numero di richiedenti asilo accolti sulle isole è cresciuto in maniera spropositata, portando ad esempio il campo di Moria ad accogliere più del quadruplo delle persone per cui era stato costruito. Da mercoledì scorso i vigili del fuoco di Lesbo stavano combattendo anche altri due incendi boschivi nella parte occidentale dell’isola.

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