Quando mancano meno di due mesi al 31 ottobre limite di tempo massimo individuato per arrivare a un accordo sui rapporti post-separazione tra Gran Bretagna e Unione europea, la Brexit torna a far agitare le scrivanie di Bruxelles. Come annunciato nei giorni scorsi, oggi il governo Tory guidato da Boris Johnson ha depositato in Parlamento il progetto di legge che permette al Regno di rivedere alcuni punti dell’accordo di recesso già raggiunto con l’Ue, in particolare sul protocollo a garanzia del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord. Una proposta di legge che anche il ministro per l’Irlanda del Nord, Brandon Lewis, ha definito ieri una “limitata violazione del diritto internazionale”. Dopo la minaccia di “gravi conseguenze” fatta dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, oggi è intervenuta anche la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen: “Pacta sunt servanda“, i patti si rispettano.

La proposta partorita da Downing Street ha provocato la reazione sia dell’Ue che delle opposizioni britanniche, ma questo non ha impedito a Johnson di difendere il testo durante l’ultimo Question Time di mercoledì, presentandolo come una tutela del mercato interno britannico nel dopo Brexit.

“Sono molto preoccupata dagli annunci del governo britannico sulle sue intenzioni di violare l’accordo di recesso. Questo violerebbe la legge internazionale e minerebbe la fiducia. Pacta sunt servanda, sono il fondamento di prospere relazioni future”, ha ammonito von der Leyen su Twitter. Stessa posizione assunta dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel: “L’accordo di recesso è stato raggiunto e ratificato da entrambe le parti e deve essere applicato in pieno – ha scritto su Twitter – La violazione della legge internazionale non è accettabile e non crea la fiducia necessaria per costruire la nostra relazione futura”.

Il vicepresidente della Commissione Ue, Maros Sefcovic, ha sentito al telefono il ministro britannico Michael Gove ribadendo le “forti preoccupazioni” di Bruxelles per la mossa di Londra che rischia di minare i futuri rapporti tra i 27 e il Regno. Ha così invocato una seduta straordinaria della commissione Ue-Gb sull’attuazione dell’accordo di divorzio, affinché Londra “risponda ed elabori”, ha annunciato lui stesso.

Non nasconde il proprio disappunto il vicepremier irlandese, Leo Varadkar, visto che il suo Paese è pienamente coinvolto in una vicenda che rischia di inasprire le tensioni con i vicini del nord. “Un Paese o rispetta lo stato di diritto oppure no, o rispetta i trattati e gli obblighi internazionali o no”, ha detto Varadkar all’emittente radiofonica Rte augurandosi che le intenzioni di Londra siano solamente una “prova di forza”. Per l’ex premier, oggi numero due del governo irlandese, se il Regno Unito non rispetterà gli impegni assunti non potrà esserci un accordo di libero scambio con l’Unione europea.

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