La campagna dei test sierologici sui docenti, promossa dal ministero della Salute, si scontra con il problema di coloro che non vogliono farsi analizzare. Dai primi test effettuati risultano positivi 159 insegnanti (16 in Veneto, 12 in Lombardia, 20 in Umbria, 4 in Trentino e 107 in Alto Adige, dove la scuola inizia già il 7 settembre). Numeri che fanno suonare un campanello d’allarme tenuto conto che molti docenti finora hanno preferito non fare il test (che è su base volontaria). “Si tratta di un’operazione di civiltà collettiva“, sottolinea il presidente dell’Associazione nazionale dei presidi, Antonello Giannelli, che in un’intervista al Messaggero invita i professori a sottoporsi al test: “Ognuno deve fare qualcosa a tutela di tutti e il test è proprio un qualcosa a tutela di tutti”, spiega Giannelli, senza nascondere il fatto che “in tante regioni ci sono anche problemi organizzativi”. Se infatti soprattutto al Nord tutto sembra funzionare nonostante molti medici di famiglia non si siano dichiarati disponibili a somministrare il test, al Sud molti insegnanti raccontano di problemi e ritardi.

La campagna di screening riguarda 2 milioni di lavoratori della scuola, tra docenti e non, che dal 24 agosto al 7 settembre possono sottoporsi volontariamente e gratuitamente al test sierologico per il coronavirus. Chi risulta positivo al test, deve rimanere in isolamento volontario in attesa del tampone, seguendo la procedura del Ministero della Salute. Diversi docenti hanno deciso per ora di non presentarsi dal medico di base o all’Asl, a seconda delle disposizioni regionali. È probabile che alcuni insegnanti siano ancora in vacanze e stiano quindi aspettando il rientro dalle ferie per rispondere alla chiamata e sottoporsi al test. “Io lo avrei reso obbligatorio”, ha detto ieri Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, in audizione alla Camera.

Novità anche sul fronte dei medici negli istituti e sulla misurazione della febbre. Il governatore della Toscana Enrico Rossi ha firmato l’ordinanza che fa partire le procedure per cercare medici da reclutare per le scuole: il provvedimento si rivolge ai laureati in medicina iscritti all’ordine anche non in possesso della specializzazione e ai medici in quiescenza. I candidati che si aggiudicheranno il posto stipuleranno dei contratti per la durata dell’intero anno scolastico. Anche in Puglia il presidente Michele Emiliano sta ipotizzando la presenza di un operatore sanitario in ogni istituto.

Sulla questione della misurazione della febbre, invece, dopo l’annuncio della Regione Campania che vuole acquistare oltre 2mila termoscanner per le scuole, anche il governatore del Piemonte Alberto Cirio ha manifestato l’intenzione di seguire il collega Vincenzo De Luca e sta ipotizzando un’ordinanza per obbligare le scuole a monitorare la temperatura in classe contro le indicazioni nazionali che prevedono che a farlo siano le famiglie.

Resta il timore da parte dei molti insegnanti che non hanno trovato ostacoli nel fare i test sierologici. Marta Furlan denuncia che in provincia di Pordenone ancora non si sa nulla: “Il mio medico stamattina ha detto che sapranno venerdì se saranno loro a farlo o lo farà l’Asl”. Così a Chieti: “Il mio medico curante non ha alcuna indicazione”, spiega Luciana Colangelo. Ancora più critica la situazione al Sud. “A Gioia del Colle ho chiamato il mio medico – spiega la maestra Grazia Procino – ma non ha avuto alcuna disposizione. Se voglio eseguire il test è a pagamento”. Il professor Gregorio Porcaro di Palermo dice che i “medici brancolano nel buio”. Affermazione confermata dalla collega Carla Formisano: “A Palermo, tutto tace”.Da Napoli Monica Capo racconta che “il medico di base è scettico. Mi ha detto di inviare una mail all’Asl”. E dalla Puglia arriva la voce di Isa Lorusso: “Contattato il medico di base la risposta è stata che lei mi fa la richiesta e mi devo rivolgere presso un laboratorio privato convenzionato pagando 25 euro. A questo punto aspetto”.

Una raffica di pareri positivi arrivano al contrario dal Nord: “Sono della provincia di Verona. Ho telefonato ieri pomeriggio. Appuntamento stamattina e risultato in dieci minuti”, spiega Maria Antonietta Cascio. Anche Susanna Fascina è soddisfatta: “In provincia di Venezia ho fatto la prenotazione con l’app in ospedale per il giorno dopo e in 20 minuti son tornata a casa con l’esito”. Tutto ok anche in provincia di Cremona, a Monza e a Milano. La campagna prosegue fino al 7 settembre e da lunedì, giorno di rientro dalle ferie di molti docenti e non, i numeri potrebbero cambiare.

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