TikTok va alla guerra (legale). L’applicazione di video, di proprietà della cinese ByteDance, ha annunciato che farà causa all’ amministrazione Trump per l’ordine esecutivo che ne vieta l’uso da settembre negli Stati Uniti. Nell’azione legale TikTok spiega di non rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale, come invece affermato dalla Casa Bianca. In un post sul proprio blog, la società mette in evidenza di “non avere altra scelta se non quella di proteggere i suoi diritti, i diritti della sua comunità e dei suoi dipendenti”. “Vietando TikTok senza avere alcun avvertimento e senza la possibilità che si sentita, il decreto viola il processo di protezione del Quinto Emendamento”, aggiunge la società. L’amministrazione Trump ha messo al bando l’applicazione poiché a suo dire avrebbe condiviso informazioni sugli utenti con le autorità cinesi.

Negli ultimi tempi TikTok ha conosciuto una diffusione esponenziale, soprattutto tra i più giovani e si calcola sia ormai in un miliardo di smartphones. Dopo l’annuncio del bando Trump ha sollecitato Microsoft perché rilevasse le attività statunitensi della società. Contatti tra i due gruppi sono stati avviati nelle scorse settimane senza per ora approdare a nulla di concreto. Anche per l’estrema prudenza con cui vengono condotte le trattative definite da Bill Gates “un calice avvelenato”. Sulla scena è poi apparso un altro colosso informatico a stelle e strisce come Oracle, guidata da Larry Ellison che sarebbe altrettanto, se non di più, gradito alla Casa Bianca. Nel week end la contromossa della società cinese.

Oggi il Wall Street Journal ha scritto che lo scorso autunno il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg avrebbe ripetutamente volte messo in guardia Washington su TikTok. In diversi incontri con funzionari e parlamentari durante un viaggio a Washington in ottobre, e in una visita separata in città alcune settimane prima, Zuckerberg avrebbe sostenuto che le società tecnologiche cinesi, e in particolare TikTok, rappresentano una pericolo per la supremazia tecnologica e i valori americani. In una cena alla Casa Bianca a fine ottobre, prosegue il quotidiano, il numero uno fi Facebook avrebbe detto a Trump che l’ascesa delle aziende hi-tech cinesi minaccia gli affari americani, e dovrebbe rappresentare una preoccupazione più grande rispetto al controllare la stessa Facebook. Zuckerberg avrebbe inoltre discusso specificatamente di TikTok con alcuni senatori. Tra questi Tom Cotton – incontrato a settembre insieme al collega Chuck Schumer, che ha poi ha scritto una lettera all’intelligence Usa chiedendo un’inchiesta su TikTok. Subito dopo, si legge nella ricostruzione del Wall Street Journal, il governo ha avviato un’indagine di sicurezza nazionale sull’applicazione.

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