La soluzione su cui sono a lavoro i tecnici punta a soddisfare le richieste di entrambe le Regioni, alle prese da settimane con un’impennata di contagi da coronavirus: il Lazio dovrà effettuare i tamponi all’imbarco dei passeggeri nel porto di Civitavecchia (per impedire che eventuali infetti arrivino sulle isole), mentre la Sardegna dovrà fare la stessa cosa nel porto di Olbia. In questo modo, come richiesto ieri dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti al termine di una giornata di polemiche, si impedirà il boom di casi di rientro. L’accordo, in base a quanto apprende l’Ansa, è stato raggiunto grazie alla mediazione del ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia. Gli esperti di entrambe le Regioni sono ora al lavoro per capire come realizzare le postazioni Covid (analoghe a quelle già presenti negli aeroporti e in altri porti italiani) e l’ipotesi è che questo modello possa essere replicato anche con altre Regioni, Campania in primis, qualora fosse necessario.

Intanto l’Unità di crisi del Lazio fa sapere che nelle ultime 24 ore in Regione sono stati registrati 184 nuovi contagi, di cui il 60% dovuto a casi di rientro. Nello specifico, il 35% arriva dalla Sardegna (in calo rispetto al 45% di ieri). Nel solo drive-in del porto di Civitavecchia sono stati eseguiti 600 tamponi per chi è sbarcato dai traghetti. Mentre sull’isola nelle ultime ore sono stati individuati tre nuovi positivi al Covid nell’Ogliastra, sulla costa centro-orientale dell’isola. Nel primo caso si tratta di un giovane rientrato dalla Lombardia, a Bari Sardo la persona positiva è un giovane turista, mentre a Tortolì sarebbe una ragazza del posto.

A lanciare l’allarme sul caso Sardegna è stato ieri l’assessore alla sanità del Lazio Alessio D’Amato di fronte al nuovo record di contagi. Nel giro di 24 ore, infatti, sono stati registrati 215 positivi, di cui il 45% legato proprio a persone che sono arrivate dall’isola. Così il governatore Zingaretti ha battuto i pugni sul tavolo, chiedendo che ministero della Salute e Regione Sardegna predispongano “urgentemente controlli con tampone agli imbarchi dei traghetti“. Parole che Christian Solinas ha inizialmente rispedito al mittente: “Non siamo l’isola degli untori, tutti i casi sono di importazione. Spetta al governo, se lo ritiene opportuno, attivare i test per chi esce: per noi non è necessario”, aveva dichiarato. Poi è intervenuto il suo assessore, Mario Nieddu, chiedendo di fare tamponi a Civitavecchia “e non il contrario, perché la nostra regione era pulita, avevamo azzerato i casi”.

Il braccio di ferro è andato avanti per ore, finché è stato raggiunto un punto di mediazione. L’assessore del Lazio D’Amato ha anche indicato la strada da seguire: “I test rapidi antigenici, quelli validati dallo Spallanzani che stiamo utilizzando negli aeroporti romani e che danno una risposta in 30 minuti, agli imbarchi da e per la Sardegna sono tecnicamente la soluzione più efficace”. Sui quotidiani di oggi poi è arrivata l’apertura di Zingaretti a collaborare: “Sulle navi la cosa più importante sono i controlli alla partenza. Dai dati che abbiamo la stragrande maggioranza dei positivi è asintomatica, quindi ha viaggiato in condizione di promiscuità con il rischio della diffusione del virus”, ha dichiarato il leader del Pd. “Andrebbero quindi individuati prima di partire e fatti viaggiare già in condizione di isolamento. Su questo siamo pronti a collaborare con tutti, in primis con la Regione Sardegna”.

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