“La strada di far indebitare le imprese non è quella giusta”, aveva affermato il presidente di Confindustria Carlo Bonomi lo scorso aprile, aggiungendo “l’accesso alla liquidità non è immediato. Occorre riaprire la produzione perché essa solo dà reddito e lavoro, non certo lo Stato come molti vorrebbero, dimenticando che non ha le risorse, e farlo evitando una nuova ondata di contagio che ci porterebbe a nuove misure di chiusura ancora più disastrose”. Il presidente degli industriali si è anche scagliato in più occasione contro quelli che definisce “sussidi a pioggia”, in pratica tutte le misure di sostegno che non riguardano le imprese. Oggi l’associazione degli industriali fa sapere che un milione di imprese ha presentato domanda per ottenere i prestiti garantiti dallo Stato del Fondo di Garanzia per l’emergenza Covid istituito con il Dl liquidità dello scorso 6 aprile.

“Risposta concreta ed efficace” – Non solo. “Il traguardo di un milione di domande conferma la grande utilità di uno strumento che in questi mesi ha rappresentato una risposta concreta ed efficace per le imprese che si sono trovate a fronteggiare un’emergenza di liquidità senza precedenti”, ha commentato Emanuele Orsini, vice presidente di Confindustria con delega al credito, alla finanza e al fisco. “Tuttavia, non va dimenticato che si tratta di maggior indebitamento che rischia di appesantire le nostre imprese e renderne ancor più difficile la ripartenza, poiché veicola una buona parte dei flussi finanziari generati alla restituzione del debito contratto nel periodo Covid, ha aggiunto uno dei tanti numeri due di Confindustria. Per questo ora è urgente guardare oltre l’emergenza con una visione di lungo periodo e mettendo in campo misure strutturali per assicurare il riequilibrio finanziario delle imprese e sostenerne gli investimenti e i piani di sviluppo a lungo termine”.

La garanzia dello Stato che permette di abbassare gli interessi – Il fondo di garanzia per l’emergenza Covid destinato alle Pmi prevede una garanzia al 100% per i prestiti fino a 25 mila euro (soglia alzata a 30 mila lo scorso giugno) e all’80% per prestiti di importo superiore. Dopo una partenza stentata, dovuta anche ai tempi di adeguamento e ad alcune resistenze riscontrate in alcuni gruppi bancari, l’operatività del fondo è andata a regime. Ad attingere a linee di credito garantite (attraverso altri strumenti ma con principi simili) sono state anche grandi e grandissime aziende. Fca ha ad esempio chiesto un prestito da 6,3 miliardi di euro (erogato materialmente da Intesa Sanpaolo ma garantito dallo Stato e quindi con interessi più bassi) con l’impegno ad utilizzarli per le produzioni e le filiere italiane. Il gruppo non ha invece voluto rinunciare alla distribuzione di unmaxi dividendo da 5,5 mld di euro, ricca dote della fusione con Psa, che porterà in Exor (la holding degli Agnelli) 1,6 mld di euro.

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