Governare con Michele Emiliano provando a indirizzarne le politiche e vedere centrati obbiettivi di lungo corso del M5s, come l’ambientalizzazione di Ilva, è un’ipotesi da scartare. Anche se l’invito arriva dal presidente del Consiglio, pugliese pure lui, che nell’alleanza tra dem e grillini vede un’occasione da non sprecare, come ha spiegato in un’intervista a Il Fatto Quotidiano. Almeno così la pensa il deputato Giuseppe D’Ambrosio, al secondo mandato in Parlamento, storico attivista pentastellato nella provincia di Barletta-Andria-Trani. E per buona parte della pattuglia del Movimento pugliese. Ad iniziare dalla ri-candidata governatrice, Antonella Laricchia, che chiarisce di essere “sacrificabile in ogni momento, se qualcuno lo decide dall’alto” ma “non chiedetemi di piegare la testa, piuttosto trovate il coraggio di tagliarla”. In cambio del passo indietro “mi hanno promesso poltrone certe, prestigio assicurato”, accusa spalleggiata da Barbara Lezzi.

Una chiusura netta, che appare irrevocabile: “Ci siamo ritrovati, nei messaggi e nelle telefonate tra eletti e attivisti, a convergere come fossimo un’armatura intorno ad Antonella Laricchia”, dice l’ex ministra vicina ad Alessandro Di Battista. “Un solo pensiero per un solo obiettivo: arginare la mala politica, peraltro identica, di Emiliano e di Fitto – continua – Non ci sono tavoli a cui sedersi, proprio perché, come dice il presidente Conte, il bene dei cittadini è al di sopra di tutto. E il bene per i cittadini è il cambiamento che solo Antonella Laricchia e il Movimento 5 Stelle possono garantire”. Un’armatura alla quale si unisce D’Ambrosio: “Venite nel mio territorio, sono tutti contrari, attivisti ed eletti”, sostiene allontanando anche l’ipotesi del voto disgiunto, bollato come una “toppa irrispettosa” nei confronti dei cittadini.

Presentarsi divisi non è quindi un’occasione sprecata? L’invito di Conte è stato chiaro: in politica viene prima l’interesse dei cittadini.
Con Emiliano non possiamo fare alcun tipo di discorso, lui e Fitto sono la faccia della stessa medaglia. Dalle mie parti non troverete nessun attivista né alcun consigliere comunale a favore. Nessuno ci ha chiesto di pensare a questa ipotesi. Si tratta di giochi attorno ai quali si arrovella la politica.

A suo avviso non esistono spazi di manovra, quindi?
Capisco l’esigenza del premier di fare sintesi nei territori perseguendo quanto sta avvenendo in qualche modo a livello nazionale, ma le condizioni in Puglia sono completamente diverse. Una frase che non dimentico, detta anche dal presidente del Consiglio: il rispetto della volontà dei territori è fondamentale. E l’indicazione della Puglia in questo senso è chiara. Se il nostro risultato in Puglia – che credo sarà buono – determinerà la vittoria di Emiliano o di Fitto, non ci interessa. Noi non ci candidiamo per far vincere o perdere qualcun altro.

In ballo c’è il percorso di ambientalizzazione dell’Ilva con i soldi del Recovery Fund e Taranto è una storica battaglia del M5s. La svolta green non dipende anche da un dialogo più veloce tra governo e Regione?
In questi 5 anni i nostri consiglieri regionali sull’Ilva quale sponda hanno avuto da Emiliano e dalla sua maggioranza? E cosa è cambiato negli ultimi mesi? Io vivo tra Andria e Mottola e conosco bene i problemi sanitari del Tarantino. Quali sono le differenze tra il piano sanitario di Emiliano e quello di Fitto? Nessuna, sono uno la continuazione dell’altro. Non capisco perché ora Emiliano e la sua maggioranza dovrebbero diventare una parte politica capace di un confronto quando non lo sono mai stati. L’ultima dimostrazione sono le quote rosa nella legge elettorale che il Consiglio regionale non è stato in grado di approvare, nonostante la sollecitazione di Conte. È la dimostrazione che la continuità governativa tra Roma e Bari non è automaticamente un modo per giungere a una rapida soluzione dei problemi.

Sono arrivate sollecitazioni anche dai vertici M5s per cercare un’intesa?
Ho visto da parte loro un estremo rispetto di quelle che sono state le decisioni del territorio. Vito Crimi aveva detto e ha ribadito che la volontà è quella di andare al voto con Antonella Laricchia come candidata presidente. Faccio un altro esempio per chiarire quanta libertà abbiamo: su Andria, il comune più grande al voto e nel quale ci giocheremo il ballottaggio con il centrosinistra, non c’è stata alcuna pressione, eppure la desistenza poteva rientrare in un accordo. Ripeto, abbiamo un modello completamente diverso da Emiliano e Fitto, che sono la stessa cosa.

Proprio la stessa cosa?
Magari con il primo si parla meglio che con il secondo, ma le parole non corrispondono ai fatti. È chiaro che Fitto fa ancora più paura perché dimostra l’incapacità del centrodestra di rinnovarsi: con lui la Puglia tornerebbe indietro di 20 anni.

E se dovesse essere avanzata l’ipotesi del voto disgiunto?
Non ha senso. Un candidato presidente porta una squadra con un programma, che va in una direzione. Il voto disgiunto significa creare un “papocchio”, tipico della politica, per mettere una toppa dopo non aver raggiunto un accordo. È irrispettoso nei confronti dei cittadini.

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