Le proteste in Bielorussia seguite alla rielezione del presidente Aleksandr Lukashenko registrano un altra vittima tra i manifestanti che da giorni ormai si scontrano con le forze dell’ordine che stanno usando il pugno di ferro per reprimere il dissenso che si è allargato ad almeno 25 città. Il Comitato Investigativo bielorusso ha dichiarato che il dimostrante, un 25enne, era stato fermato domenica a Gomel e condannato a dieci giorni di reclusione. Nella notte, una nuova ondata di proteste ha portato all’arresto di altri mille manifestanti e al ferimento di 51 persone. A Minsk si sono alzate le barricate contro la polizia, mentre le autorità confermano l’utilizzo da parte della polizia di armi da fuoco, manganelli, granate stordenti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Per paura di essere arrestate, molte persone non chiedono nemmeno l’assistenza medica negli ospedali. Dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, arriva anche la condanna per la repressione delle proteste: “Le persone hanno il diritto di esprimersi e di non essere d’accordo”, da detto.

Quasi 30 giornalisti sono stati incarcerati. Tre sono già stati condannati a 10-15 giorni di arresto amministrativo e altri 25 rimangono in carcere, in attesa del loro turno in tribunale. Durante le proteste di martedì sera, i giornalisti di diversi organi di stampa bielorussi e internazionali sono stati picchiati. Gli agenti hanno sequestrato schede di memoria a un gruppo di fotografi, tra cui uno dell’Associated Press, mentre riprendevano la repressione della polizia. “È iniziata una deliberata caccia ai giornalisti con media indipendenti bielorussi e stranieri”, ha detto Boris Goretsky, vice presidente dell’associazione dei giornalisti. Anche la Bbc ha denunciato un’aggressione nei confronti dei propri reporter, nella notte, da parte di un uomo vestito di nero “che sembrava appartenere alle forze di sicurezza”. Nonostante avessero mostrato il loro accredito stampa, l’uomo ha comunque preso la loro videocamera cercando di romperla. Intanto la tv statale sembra non occuparsi più di tanto della faccenda, tanto che un presentatore della Belarus 1 TV, Sergey Kozlovich, ha annunciato le sue dimissioni, pur non fornendo una spiegazione. Tanya Borodkina, presentatrice della STV, invece, si è licenziata dopo aver affermato di “non poter più sorridere in onda”. Da stamattina, inoltre, molti siti internet che non erano più disponibili da giorni sono tornati online.

Anche l’attivista italiano Claudio Locatelli è stato arrestato e tenuto in custodia dalle forze di sicurezza di Minsk per tre giorni, come fatto sapere dall’ambasciata e come dichiarato da lui stesso in un video pubblicato sui suoi canali social. “Sono appena stato liberato dall’ambasciata italiana qui a Minsk con un grosso sforzo”, dice nella diretta Facebook il giovane che già si era fatto conoscere per aver combattuto al fianco delle milizie curde durante la liberazione di Raqqa, in Siria, dallo Stato Islamico. “Sono in Bielorussia, sono stato brutalmente arrestato e dopo 60 ore senza cibo e con pochissima acqua adesso sono libero. Non passo far altro che aspettare di essere in sicurezza per spiegarvi meglio la situazione”.

Sta bene l’inviato speciale del giornale online russo Meduza, Maksim Solopov, del quale si erano perse le tracce per diverse ore. Si trovava in un centro di detenzione ed è stato scarcerato: lo riporta la stessa testata testata citando l’ambasciata russa nel Paese. Secondo Meduza, il reporter è stato picchiato e arrestato dalla polizia mentre domenica notte seguiva le proteste a Minsk. Solopov ha riportato una lieve commozione cerebrale e, secondo i diplomatici di Mosca, ritornerà presto in Russia.

Nel frattempo, l’Alto rappresentante della politica Ue, Josep Borrell, ha convocato un consiglio degli Esteri straordinario per venerdì pomeriggio per discutere anche della Bielorussia, dopo aver dichiarato che le elezioni nel Paese non sono state “né libere né eque”. Preoccupazione per la situazione in corso anche da altri Paesi dell’Unione europea, tra cui Germania, Olanda e Svezia, oltre che Regno Unito e Stati Uniti. Dall’altro lato, il presidente bielorusso Lukashenko e il suo alleato e omologo russo Vladimir Putin accusano l’occidente di aver fomentato le proteste.

I manifestanti si sono radunati spontaneamente alla stazione metro di Kammenaya Gorka dando il via alle proteste e trasformando in poco tempo la piazza in un nuovo campo di battaglia. L’intervento della polizia è stato immediato. Molte persone sono rimaste ferite durante gli scontri, mentre altre hanno tentato di fuggire. La polizia li ha rincorsi, fino dentro i giardini degli appartamenti dove alcuni di loro hanno cercato di nascondersi. Bloccati, alcuni dei manifestanti sono stati colpiti con i manganelli, mentre dai palazzi la gente dentro casa cercava di difenderli gridando contro la polizia.

Il ministero dell’Interno bielorusso ha confermato l‘uso di armi da fuoco da parte della polizia, parlando solo di quanto successo a Brest, nel sud-ovest del Paese, dove gli agenti hanno sparato per difendersi dopo essere stati “attaccati da un gruppo di cittadini aggressivi che avevano in mano spranghe di metallo“. Oltre a Minsk, infatti, nella notte si sono svolte manifestazione in 25 città bielorusse, ha detto all’Associated Press la portavoce del ministero dell’Interno Olga Chemodanova.

Il gruppo bielorusso per i diritti umani Viasna ha denunciato che le persone hanno paura di cercare assistenza medica, temendo di essere perseguite penalmente per aver partecipato alle proteste. “Abbiamo informazioni sul fatto che gli operatori sanitari sono obbligati a denunciare tutte le ferite alla polizia e i medici vedono i manifestanti non come vittime ma piuttosto come nemici della stabilità della Bielorussia”, ha detto l’avvocato di Viasna, Pavel Sapelko.

Circa 3mila persone sono state arrestate dopo le proteste di domenica e altre 2mila dopo le manifestazioni iniziate lunedì sera e che si sono protratte fino a tarda notte. L’agenzia di stampa statale Belta ha riferito mercoledì che la polizia ha arrestato “coordinatori di rivolte di massa” nella capitale. Gli uomini detenuti presumibilmente “hanno gestito centinaia” di manifestanti e sono stati accusati di averli pagati per partecipare ai disordini, ha detto Belta, aggiungendo che uno degli organizzatori delle contestazioni aveva preso in affitto una stanza del Belarus Hotel per farne un centro di coordinamento delle proteste. Un’accusa che non è stata verificata indipendentemente, né confermata da immagini o altre prove.

“Lukashenko ha dichiarato guerra al suo stesso popolo“, ha detto la scrittrice bielorussa e Nobel per la letteratura, Svetlana Aleksievic, in una intervista a La Repubblica. “Quello che accade qui è impensabile che succeda persino in altri Stati dello spazio ex sovietico. Avrete visto la quantità di mezzi e di ‘camicie nere'”, ha detto, affermando che in Bielorussia è possibile una rivolta come la Majdan di Kiev. “Siamo già in una Majdan, solo con meno spargimento di sangue. Temiamo tanto il sangue, persino il suo odore”, ha detto aggiungendo che “tutto si muove verso un eccidio”. Per impedirlo serve “l’intervento della comunità internazionale. Siamo un Paese piccolo. Temo che da soli non ce la faremo”.

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