Armi o non armi. C’è chi sostiene, come ha fatto il professore Danilo Coppe in questi giorni, che solo materiale bellico possa aver innescato quel disastro mostruoso di Beirut. Ma siamo proprio sicuri che sia così? È interessante il parere, diverso, di Francesco Saverio Romolo, oggi professore di Forensic Medicine for Medical Technologies all’Università di Bergamo, per anni nella Polizia scientifica e autorevole consulente di diverse Procura italiane durante le indagini sulle stragi di mafia.

Secondo il professore si possono fare tante ipotesi, perché le indagini scientifiche fanno questo per sostenere le investigazioni, ma dobbiamo partire dagli elementi di realtà esistenti. Non esiste nessuna evidenza, a suo parere, del coinvolgimento di armi o esplosivi nei pressi dei container del porto di Beirut, mentre di sicuro c’erano quantità immense di nitrato d’ammonio, 2700 tonnellate.

L’innesco, inoltre, si può spiegare molto più semplicemente visto che, ci spiega, dai filmati si possono distinguere molto bene delle luci tra la nuvola che esplode. Luci assolutamente compatibili con un incendio o con lo scoppio di fuochi artificiali, probabilmente all’origine della tragedia. Inoltre, qualche secondo dopo l’esplosione iniziale, si può vedere molto bene una luce rossa: di scuro si tratta di ossido d’azoto, un prodotto della esplosione del nitrato d’ammonio. Dunque dal punto di vista del professore Romolo la dinamica è chiara.

Anche se tiene a precisare che: “Occorre sempre molta cautela quando di deve riprodurre la dinamica di fatti avvenuti e non ripetibili: tuttavia mi pare che siamo di fronte ad un evento che può essere spiegato, anche perché il responsabile del deposito del porto ha reso noto di aver scritto per ben sei volte alla locale magistratura chiedendo la rimozione di quell’enorme quantità di materiale pericoloso. Dunque, è necessario partire dal dato che quella massa di materiale c’era. Se ci fossero state armi non possono essersi volatilizzate”.

Esistono, del resto, moltissimi casi di esplosioni simili, visto che l’esplosione di deposti di nitrato di ammonio si è verificata già molte altre volte in passato, ben più di quanto non si possa immaginare: si pensi al caso di Tolosa dove nel 2001 saltò in aria un deposito molto grande della Total, azienda di primaria importanza nell’economia francese ed europea che tuttavia non riuscì ad evitare un disastro.

Il Libano è un piccolo Paese con una storia accidentata, fa gola a molti appetiti: se fossero state armi o depositi di materiale bellico a innescare il disastro immenso subito da una popolazione che ha già visto sulla propria pelle tante disgrazie e violenze, sarebbe più facile il lavoro di chi vuole destabilizzarlo.

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