Donald Trump stupisce tutti invitando calorosamente gli americani a indossare la mascherina. Questa retromarcia, come ogni buon cambiamento di posizione in comunicazione politica, è avvenuta gradualmente.

Dall’inizio dell’emergenza Covid non avevamo mai visto il presidente degli Stati Uniti indossare la mascherina in pubblico, fino all’11 luglio quando durante una visita all’ospedale militare Walter Reed ha deciso di portarla in favore di fotocamera. Un primo passo verso la retromarcia. Circa una settimana dopo ha poi twittato una foto in cui è ritratto con la mascherina e ha introdotto una parola chiave importante in questa nuova narrazione, il patriottismo. “Molte persone sostengono che sia patriottico indossare una mascherina facciale quando non è possibile mantenere il distanziamento sociale. Non c’è nessuno più patriottico di me, il vostro presidente preferito!” ha scritto Trump.

Nelle ultime ore ha compiuto definitivamente la sua retromarcia inviando una mail ai suoi sostenitori per invitarli ad indossare la mascherina, perché è da “patrioti”. Il messaggio firmato dal presidente degli Stati Uniti dice: “I patrioti indossano la mascherina”. “Non amo indossarla”, ammette Trump, e “so che c’è stata qualche confusione intorno all’uso della mascherina, ma penso che sia qualcosa che tutti dobbiamo provare a fare quando non siamo in grado di mantenere la distanza sociale”.

Nelle stesse ore anche Matteo Salvini ha fatto la stessa inversione a U, invitando ad usare la mascherina, probabilmente preoccupato dai sondaggi in calo. Il suo errore comunicativo è averlo fatto in modo repentino, non graduale come Trump. Il presidente americano ha prima usato la comunicazione non verbale (la foto all’ospedale) per suscitare una reazione moderata. Poi ha aggiunto delle parole chiave care al suo elettorato (quelle sui patrioti), effettuando un cosiddetto reframing – cioè: indossare la mascherina non significa obbedire agli scienziati o a chi vuole venderci un vaccino. Significa essere patrioti. Noi di destra lo siamo.

Trump aveva provato ad essere morbido nella gestione del contenimento dei contagi. Lo ha fatto perché è così che vogliono gli industriali e perché i sovranisti a cui si rivolge sono tendenzialmente negazionisti. Il continuo aumento dei contagi e i sondaggi in calo con quasi il 60% degli americani che boccia la sua gestione dell’emergenza devono avergli fatto cambiare idea.

La lezione è che il negazionismo non paga nell’emergenza Covid. Avrebbe pagato nel caso di una breve ondata. Ma con così tanti morti, la popolazione vuole un leader che li protegga. Lo abbiamo visto con Giuseppe Conte. Oggi è considerato il miglior presidente del Consiglio dal 1994. La sua popolarità è cresciuta a dismisura proprio durante le fasi più dure dell’emergenza. Il motivo? La sua reazione forte, apprezzata anche dal celebre giornale americano New York Times.

L’Italia ha avuto più di 35mila decessi per Covid. Una cifra enorme. Eppure nessuno si sogna di attribuire a Conte la colpa di queste morti. Questo perché lui ha chiuso tutte le aziende e ha messo gli italiani in quarantena per due mesi. Forse è stato anche troppo. Ma nessuno oggi può chiamarlo “assassino”.

Conte, per nostra fortuna, ha scelto di schierarsi dalla parte giusta, nonostante le pressioni degli industriali. I sovranisti hanno messo la testa sotto la sabbia e oggi stanno perdendo ciò che di più caro hanno. Non le vite dei connazionali, ma la propria popolarità.

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