Il blocco dei licenziamenti allunga i tempi per il varo del decreto agosto, atteso in settimana in Consiglio dei ministri. La riunione tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i capi delegazione di maggioranza è stata aggiornata a questa sera e il preconsiglio in agenda per le 15 è stato sconvocato. A complicare le cose, oltre alle diverse visioni delle forze di maggioranza, è arrivato il pressing incrociato dei sindacati, che hanno minacciato lo sciopero generale in caso di mancata proroga fino a dicembre, e di Confindustria, secondo cui evocare lo sciopero è “inutile” e non poter licenziare “impedisce ristrutturazioni d’impresa, investimenti e di conseguenza nuova occupazione. Pietrifica l’intera economia allo stato del lockdown”. Oltre al fatto che “il costo per lo Stato sarà pesante”.

Nell’ultima bozza del provvedimento compare una possibile soluzione di compromesso: divieto di licenziare fino a fine anno solo per le aziende che ricorrono alla cassa integrazione. Per gli altri, il blocco verrebbe meno il 15 ottobre in concomitanza con la fine dello stato di emergenza. Ci sono comunque altri nodi da sciogliere: in particolare la durata della deroga al decreto Dignità grazie alla quale i contratti a termine possono essere prorogati senza causali e la decontribuzione per le aziende che fanno rientrare i dipendenti dalla cig, che rischia di favorire chi ha abusato dello strumento.

Il pressing incrociato di sindacati e Confindustria – “Se il governo non prorogasse il blocco dei licenziamenti sino alla fine del 2020, si assumerebbe tutta la responsabilità del rischio di uno scontro sociale“, hanno scritto i segretari di Cgil, Cisl e Uil Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Pierpaolo Bombardieri in una nota congiunta diffusa in mattinata. Secondo i sindacati, “chi pensa di anticipare quella data alla fine dello stato di emergenza dimostra di non avere cognizione delle elementari dinamiche del mercato del lavoro e di non preoccuparsi delle condizioni di centinaia di migliaia di lavoratrici e di lavoratori. Chi pensa che possano stare insieme sgravi contributivi e fiscali generalizzati (vedi Irap) e licenziamenti non capisce che ora è il tempo della coesione sociale e degli investimenti sul lavoro”. Totalmente in disaccordo gli industriali: per viale dell’Astronomia “se l’esecutivo intende ancora protrarre il divieto dei licenziamenti, il costo per lo Stato sarà pesante. Come correttamente osservato dall’Ocse e da numerosi economisti, il divieto per legge assunto in Italia – unico tra i grandi paesi avanzati – non ha più ragione di essere ora che bisogna progettare la ripresa”.

Le posizioni nella maggioranzaMovimento 5 Stelle e Leu puntavano ad estendere il divieto fino a fine anno, mentre Italia viva frena così come il Pd, che però proprio oggi per bocca del responsabile Lavoro Marco Miccoli si è schierato a favore dell’estensione lunga perché “incertezze e misure parziali creerebbero solo preoccupazione e produrrebbero tensioni inutili“. D’accordo il deputato di LeU Guglielmo Epifani: “Preoccupano le notizie che vorrebbero limitare il blocco dei licenziamenti solo fino alla metà di ottobre. Altre erano state le dichiarazioni fatte nelle settimane scorse. Il blocco va allungato fino alla fine dell’anno prevedendo misure di flessibilità che possano accompagnare questa scelta”.

La decontribuzione per chi fa rientrare i dipendenti dalla cig può favorire i furbi – Un altro punto caldo sono i quattro mesi di decontribuzione previsti per le imprese che fanno rientrare i dipendenti dalla Cig: il nodo è che in questi giorni, come raccontato da ilfattoquotidiano.it, sono emersi casi di aziende che hanno chiesto ai lavoratori in cassa di continuare a lavorare, pagati dallo Stato. Si rischia dunque che l’ulteriore aiuto vada proprio a chi ha chiesto aiuti pubblici senza averne bisogno, guadagnandoci: infatti i “furbetti” avranno meno problemi degli altri a rinunciare alla cig.

Le aziende senza cali di fatturato pagheranno se chiedono la cig Covid – In compenso il decreto, che prevede ulteriori 18 settimane di proroga per la Cig Covid, impone costi alle aziende che la chiedono pur non essendo in conclamata difficoltà (l’Ufficio parlamentare di bilancio ha rilevato che un quarto delle ore di Cig per Covid sono state chieste da imprese che non hanno subito cali nel volume di attività). Di conseguenza chi ha avuto un calo di fatturato inferiore al 20% dovrà contribuire al costo della cassa versando il 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate. E chi non ha registrato alcuna perdita di fatturato dovrà pagare il 18%. Confindustria non ci sta: se ci sarà la proroga dei licenziamenti, scrive nella sua nota, “lo Stato dovrà continuare nel suo pieno sostegno a occupati e imprese com’erano prima della crisi, e sarebbero del tutto inaccettabili misure che aggravassero gli oneri a carico delle imprese, con qualunque tipo di criteri arbitrari fossero determinati. Il perdurare del divieto deve essere accompagnato dalla simmetrica concessione della cassa integrazione per tutti e senza oneri aggiuntivi”.

Il rinnovo della cig – Il decreto stanzia per il rinnovo dell’ammortizzatore di emergenza altri 10 miliardi, ma le prime 9 settimane di Cig Covid aggiuntiva potranno essere riconosciute a valere sui fondi già stanziati a maggio con il decreto Rilancio. E’ poi prevista anche l’estensione della cassa in deroga ai lavoratori sportivi (allenatori, direttori tecnico-sportivi, i preparatori atletici) che nella stagione 2019-20 non abbiano guadagnato più di 50mila euro. Per questi lavoratori dello sport si potranno chiedere 9 settimane di Cig in deroga, che salgono a 13 per le società operative in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Altri bonus 600 euro solo per stagionali e spettacolo – Altri due mesi di indennità da 600 euro sono previsti nel decreto solo per i lavoratori stagionali, quelli dello spettacolo, gli intermittenti, gli autonomi senza partita Iva con contratti occasionali, gli incaricati di vendite a domicilio. Nella bozza la misura è prevista anche per i marittimi ma accanto alla norma è specificato che c’è ancora un nodo politico da sciogliere.

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