Non fosse stato per il Covid, ci sarebbero state tutte le premesse per un’ulteriore crescita del mercato immobiliare italiano. Complici i tassi bassissimi, i primi tre mesi del 2020 si sono infatti chiusi con il record storico dei mutui in essere: oltre 334 miliardi di euro. Il dato viene da Banca d’Italia che registra anche l’aumento di 1,5 miliardi rispetto a fine 2019. I prestiti sono in buona parte composti da finanziamenti a tasso fisso o variabile con CAP (ossia con un tetto al possibile aumento degli interessi, ndr). Una composizione che implica rischi più bassi sia in capo alle famiglie che in capo alle banche.

Compravendite in aumento, 110 mila euro il valore medio – Stando ai dati del Consiglio nazionale dei notai, nell’intero 2019 le banche hanno erogato quasi 64 miliardi di euro per nuovi prestiti immobiliari. Lo scorso anno le compravendite sono aumentate del 4,7% rispetto al 2018, con un’accelerazione nella seconda parte dell’anno. Si è entrati insomma nel 2020 con un buon abbrivio. Quasi una vendita su cinque è avvenuta in Lombardia, seguita da Veneto e Piemonte. Il prezzo medio per le compravendite di prima casa tra privati è di 110.000 euro circa, mentre è decisamente più alto per le compravendite di prime case da impresa: tra i 198.000 e i 210.000 euro. Solo 3.614 immobili abitativi hanno superato il prezzo di 1 milione di euro, e di questi 2.015 sono stati acquistati come seconda casa direttamente dalle imprese.

“Il mercato immobiliare sta fronteggiando, da un lato, i timori di una nuova ondata di contagi in autunno e, dall’altro, lo spettro della recessione economica”, spiega a commento dei dati Valeria Genesio, presidente della società immobiliare Agedi Italia. “A fronte di una invariata propensione all’acquisto e agli investimenti, l’atteggiamento prevalente per l’acquisto è quello attendista. Stiamo anche assistendo ad un calo generalizzato e deciso delle locazioni, per quanto riguarda il residenziale soffrono soprattutto gli affitti brevi”, aggiunge Genesio. Discorso a parte per Milano. Già prima del lockdown la città viaggiava al ritmo delle principali capitali europee, con un mercato immobiliare che è ripartito quasi subito, pur essendo al momento appannaggio soprattutto di investitori italiani. “Nei prossimi mesi, ci si attende un calo delle quotazioni nella maggior parte dei segmenti immobiliari tradizionali, soprattutto nell’alberghiero”, sottolinea la presidente di Agedi Italia. Prospettive più rosee invece per soluzioni come le strutture residenziali per studenti, co-housing e co-working, che presentano per gli investitori caratteristiche difensive e sono più resilienti agli shock economici. Una spinta alle costruzioni, soprattutto se con elevati requisiti ambientali, dovrebbe arrivare dai benefici fiscali e al super ecobonus del 110% introdotti dal Decreto Rilancio.

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