Il coronavirus “è vivo e vegeto” e la “battaglia non è vinta”. A dimostrarlo i dati dell’ultimo report della fondazione Gimbe, secondo cui i numeri “sono in aumento” rispetto alla precedente rilevazione. Per questo “non è accettabile” che la politica “disorienti i cittadini strumentalizzando la pandemia“. Nell’ultimo monitoraggio settimanale, oltre a sottolineare i casi, cresciuti del 23% in sette giorni, con un nuovo incremento, dopo settimane di riduzione, dei pazienti ricoverati con sintomi, la fondazione lancia anche un monito alle istituzioni, riferendosi alle posizioni opposte degli ultimi giorni, da una parte le posizioni negazioniste, dall’altra la proroga dello stato di emergenza. “La comunicazione – sottolineano – deve essere oggettiva equilibrata e coerente“.

Ma non è solo l’Italia a preoccupare. Dopo l’allarme sui numeri in Europa, a porre l’accento sui casi fuori dai confini nazionali, è il ministro della Salute, Roberto Speranza: “I dati internazionali sono ancora preoccupanti. Gli ultimi segnali da Francia, Spagna e Germania ci dicono ancora una volta che la battaglia non è vinta. Neanche in Europa”. “Per questo – sottolinea su Facebook il dem – dobbiamo insistere con la forza della prudenza“. Un punto tenuto anche durante il question time al Senato, dove il ministro ha ribadito: “Siamo arrivati a oltre 17 milioni di casi e purtroppo la soluzione non è sotto controllo nemmeno nella nostra Europa. Sono stato costretto a firmare ordinanze molto molto stringenti”. Il riferimento è a quanto fatto nei confronti di Paesi extra Schengen e a Romania e Bulgaria, introducendo la quarantena obbligatoria.

I dati della fondazione Gimbe – Secondo l’ultimo report della fondazione guidata dal medico Nino Cartabellotta, in sette giorni (nella settimana dal 22 al 28 luglio) è stato registrato un aumento del 23% di nuovi casi rispetto alla scorsa settimana, con 328 nuovi positivi. L’accento del monitoraggio è anche sui pazienti ricoverati con sintomi, “aumentati per la prima volta dopo mesi di riduzione”: sono stati 17 nell’ultima settimana. Entrambi gli aumenti, sottolinea Cartabellotta, “sono due spie rosse confermano la necessità di mantenere alta la guardia, senza allarmismi ma con senso di grande responsabilità individuale e collettiva”. Diverse, comunque, le variazioni da regione a regione. Solo in sei i casi sono in riduzione, mentre in 15 sono in aumento. L’incremento è moderato, per esempio, in Emilia-Romagna, con 70 casi in una settimana, e in Campania, con 56 nuovi positivi. Mentre calano i casi in Veneto, con un decremento di 73. “Abbiamo rivalutato la distribuzione geografica dei 12609 casi attivi al 28 luglio”, sottolinea il medico, evidenziando che i nuovi contagi provengono per il 53% dalla Lombardia e per il 37,4% da Emilia-Romagna (1.459), Lazio (942), Piemonte (801), Veneto (754), Campania (393), Toscana (363). Il restante 9,6% di casi, invece, viene dalle altre 14 Regioni e dalle Province autonome. Davanti a questi numeri, sottolinea Cartabellotta, è chiaro che “il virus è vivo e vegeto e vanno mantenuti tutti i comportamenti individuali raccomandati da mesi, oltre che le misure di sorveglianza epidemiologica”. Per questo “la comunicazione della politica e delle Istituzioni deve essere oggettiva, equilibrata e coerente” e “non è accettabile disorientare i cittadini strumentalizzando la pandemia per fini esclusivamente politici, contrapponendo posizioni estreme: da un lato negazionismo, minimizzazioni del fenomeno e deplorevoli comportamenti individuali, dall’altro la proroga dello stato di emergenza nazionale”. Il riferimento è al convegno organizzato in Senato da Armando Siri e Vittorio Sgarbi, alla presenza del leader della Lega, Matteo Salvini, durante il quale lo stesso ex ministro si è rifiutato di indossare la mascherina.

L’allerta del ministro Speranza – I dati, quelli italiani, ma soprattutto quelli europei con l’impennata degli ultimi giorni, preoccupano soprattutto il ministro Roberto Speranza. “La priorità assoluta è tenere la curva epidemiologica sotto controllo e difendere il nostro Paese”, ha detto durante il question time al Senato. “In questi mesi – ha evidenziato – siamo riusciti a piegare la curva del contagio tra mille difficoltà, grazie ai comportamenti virtuosi degli italiani e a misure molto dure assunte dal Governo nazionale e dalle nostre Regioni. Siamo fuori dalla tempesta ma non ancora in un porto sicuro, ripeto, e intanto la situazione internazionale fuori dai confini del Paese è sempre più complicata: oltre 17 milioni di casi con oltre un milione di casi in più a settimana e purtroppo una situazione neanche sotto controllo nella nostra Europa”. Già in precedenza il ministro aveva espresso preoccupazioni per i dati in particolare quelli di Francia, Germania e Spagna. In Aula Speranza ha ricordato le misure già assunte nei confronti di paesi esteri, come Romania e Bulgaria. “Sono scelte dolorose che non si fanno a cuor leggero, ma indispensabili”, ha detto, rispondendo a un’interrogazione sul tema delle difficoltà nei ricongiungimenti familiari, impegnandosi però a “valutare con massima attenzione le proposte”.

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