“Al di là di principi generali, il Pnr non definisce le direttrici principali attraverso le quali questo progetto può essere realizzato, elementi essenziali per valutarne la possibilità di una concretizzazione effettiva”. Inoltre “richiama il principio di progressività, non chiarendo tuttavia quale direzione si intenda effettivamente perseguire”. La Corte dei Conti sintetizza così, nella relazione al Programma nazionale di riforma presentata in audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato riunite a Montecitorio, il suo giudizio sulla riforma fiscale annunciata nel Pnr approvato dal consiglio dei ministri il 6 luglio. Documento che sarà la base per il Recovery plan che l’Italia dovrà presentare a Bruxelles entro l’autunno per accedere ai fondi del Recovery fund.

“Il Pnr fa diretto riferimento a una riforma fiscale complessiva della tassazione diretta e indiretta finalizzata a disegnare un fisco equo, semplice e trasparente per i cittadini”, annotano i magistrati contabili, secondo i quali peraltro “l’obiettivo di contenere gli avversi impatti della crisi sul livello reale del prodotto entro l’8 per cento prefigurato nel Programma di stabilità” risulta “piuttosto ambizioso“. “Lo stesso progetto di riforma prevede una razionalizzazione delle spese fiscali e una revisione dei sussidi dannosi per l’ambiente. Tuttavia, al di là di principi generali, il Pnr non definisce le direttrici principali attraverso le quali questo progetto può essere realizzato, elementi essenziali per valutarne la possibilità di una concretizzazione effettiva”.

Inoltre non chiarisce il riferimento al principio di progressivi: “Poiché è, al momento, prevalentemente realizzato attraverso l’imposizione personale sul reddito – si legge – sarebbe opportuno chiarire se il riferimento preveda un aumento delle aliquote marginali dell’Irpef (nominali o effettive attraverso modifiche nel sistema delle deduzioni/detrazioni)”. Tradotto: più tasse per chi guadagna molto. “Al riguardo, va considerato che anche per la presenza di addizionali regionali e comunali all’Irpef le quali, in alcuni casi, sono applicate modificando la scala delle aliquote marginali centrali, gli spazi di manovra relativi a possibili aumenti delle aliquote marginali sono scarsi”.

A giudizio della Corte, che lo ha ribadito più volte, “le evidenti problematiche di funzionamento dell’Irpef, a fronte di un processo di ridisegno complessivo del sistema, consiglierebbero di non escludere tra le opzioni una possibile rimodulazione delle esistenti aliquote Iva e anche alcune ipotesi di riduzione del numero delle aliquote (attualmente quattro), dalle quali potrebbero derivare alcuni vantaggi di natura amministrativa”. I magistrati consigliano una ricomposizione del prelievo tra imposte dirette e indirette“: “In Italia il peso dell’Irpef rispetto al Pil è tra i più elevati e quello dell’Iva è invece tra i più bassi“, osserva la Corte, aggiungendo che “una revisione dell’Iva potrebbe avvenire – modificando opportunamente le aliquote – in assenza di effetti redistributivi indesiderati”.

“Reddito di cittadinanza fondamentale ma ha punti di fragilità” – “Al di là del ruolo che” lo strumento del reddito di cittadinanza “è venuto ad assumere in questa fase di acuta emergenza e che ha richiesto anche il varo di un modulo aggiuntivo a carattere provvisorio individuato nel Reddito di emergenza varato con il DL 34/2020, la valutazione strutturale del programma evidenzia molti punti di fragilità del suo disegno”. In ogni caso “l’introduzione nel 2019 di una misura universale di contrasto alla povertà si rivela oggi fondamentale strumento per arginare – nella misura consentita dal disegno attuale – la condizione di povertà di oltre 1,2 milioni di famiglie“.

“Riforme sulla base di scelte strategiche chiare, non per tornare alla situazione di prima” – In generale, continua la relazione affrontando il tema delle riforme da adottare per uscire dalla crisi, “i provvedimenti da adottare andranno individuati sulla base di scelte strategiche chiare, rifuggendo da logiche adattive volte ad una semplice ricomposizione delle condizioni precedenti alla pandemia”. “La crisi- si legge ancora- è destinata a comportare una accelerazione di trasformazioni nei processi di produzione e nell’utilizzo delle innovazioni che, probabilmente, si sarebbero prodotte in un orizzonte temporale più lungo, ma rispetto alle quali l’Italia presenta già oggi ritardi significativi: ciò richiede la disponibilità di infrastrutture di rete che consentano di accedere in ogni parte del Paese a servizi di tipo amministrativo e di apprendimento condotti a distanza, di beneficiare dello sviluppo del commercio elettronico, di poter contare sulla riorganizzazione dei processi di produzione e su un ruolo crescente del lavoro flessibile (oltre che dello smart working)”.

Tutti elementi che, per la Corte “ancor più che nel passato, saranno determinanti nella competitività delle imprese, e che potranno incidere positivamente anche sui servizi e la programmazione della pubblica amministrazione. Anche per cogliere le nuove opportunità nel progetto di transizione alla green economy sarà necessario un forte impegno culturale e progettuale in settori strategici come quello dell’energia e dei trasporti”.

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