Scampato pericolo per le riserve naturali Foce Sele-Tanagro e Monti Eremita-Marzano, istituite dalla Regione Campania nel 1993 ed estese per quasi diecimila ettari lungo la fascia litoranea che fiancheggia la foce del fiume Sele, sulle sponde dei fiumi Sele, Tanagro, Calore e sul massiccio dei monti Eremita e Marzano. Il parco eolico che la società Valva Energia, subentrata alla Marrant nel 2017, avrebbe voluto realizzare, anche all’interno dei confini delle riserve, nel territorio di Valva, nel salernitano e in quello di Calabritto, nell’avellinese, non si farà.

La recente sentenza del Tar della Campania spazza via ogni dubbio, decretando “l’impossibilità di procedere all’installazione delle pale eoliche e attesta l’irrimediabile venir meno della vigenza dei provvedimenti autorizzativi all’intervento”. Grazie all’Ente Riserve, che nel 2018 ha deciso di ricorrere all’organo di giustizia amministrativa contro la Regione Campania, il ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Salerno e Avellino, il Comune di Valva, il Comune di Calabritto, Terna e Valva Energia.

Motivo del contendere, l’aver rilevato il via libera alla costruzione di un impianto eolico costituito da 10 aereogeneratori, per una potenza totale di 20 MW in zona sottoposta a tutela ambientale e inclusa in un sito di importanza comunitaria. Impossibile, ma vero. Tutto regolarmente autorizzato. Dopo la presentazione dell’istanza da parte della Marrant, con allegato progetto preliminare di attivazione della procedura di autorizzazione, sono arrivati i pareri favorevoli. Dell’Autorità di Bacino interregionale Sele, nell’aprile 2010, del Settore Regionale Tutela Dell’Ambiente e del Settore Provinciale Genio Civile di Salerno nell’agosto 2010, oltre a quelli dell’Anas, nel febbraio 2011 e dei comuni di Calabritto e Valva nel marzo 2011. Si sono aggiunti i nulla osta del ministero dei Trasporti e della navigazione e del Dipartimento Militare Marittimo dello Jonio e del Canale d’Otranto, nel luglio 2010, della Regione Campania Settore Regionale Ricerca e valorizzazione di cave, torbiere, acque minerali e termali, miniere, risorse geotermiche, nel settembre 2010 e dell’Enac, Enav, Ciga nell’ottobre 2010. Fondamentale il parere di compatibilità delle opere con le esigenze di tutela paesaggistica dell’area interessata, espresso nel gennaio 2011 dalla Soprintendenza per i beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Salerno e Avellino.

Nel 2011 l’impresa è autorizzata all’esproprio dei terreni nei quali sarebbe dovuto essere realizzato il Parco, ma i lavori non partono. Così nel 2016 la Valva Energia ottiene una prima proroga, alla quale ne segue un’altra nel 2018. Entrambe, inutili. Come la moltitudine di pareri. Già perchè nessuno ha pensato di coinvolgere anche l’Ente Riserve, “sebbene in parte la realizzazione dell’impianto e delle reti di conduzione avverrebbe all’interno della riserva naturale” nella quale “è fatto divieto di interventi di installazione di impianti di produzione e trasporto di energia ”, scrivono i giudici del Tar. Che aggiungono come queste norme di salvaguardia siano state decise proprio dalla Regione Campania. Il medesimo Ente che le ha disattese.

“Tutte le autorizzazioni erano scadute e in nessun modo poteva essere consentita la realizzazione di un’opera dall’altissimo impattato su un’area di pregio naturalistico limitrofa al fiume Sele. Gli impianti di energie rinnovabili sono una ricchezza da sposare, non da avversare. Ma la scelta dei luoghi in cui consentire la nascita di questi impianti è determinante”, ha commentato Antonio Briscione, presidente dell’Ente Riserve. A Calabritto e Valvo si festeggia. Anche se non è improbabile che la partita dell’eolico non sia completamente chiusa.

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