Patrick Zaki torna fisicamente in tribunale. Dopo un’assenza che durava dal 7 marzo, a causa dell’emergenza Covid, lo studente egiziano dell’università di Bologna arrestato all’aeroporto del Cairo il 7 febbraio scorso è comparso di fronte ai giudici che lunedì decideranno sul rinnovo o meno della sua carcerazione. Presenti alla seduta gli avvocati del giovane: “Sembra che stia bene”.

“Oggi si è tenuta un’udienza davanti al Tribunale penale e per la prima volta dal 7 marzo Patrick ha partecipato all’udienza”, si legge sulla pagina Facebook ‘Patrick Libero’, tenuta dagli attivisti che si battono per la sua causa e la scarcerazione dalla Sezione II Scorpion del carcere di Tora. “Patrick è stato trasferito oggi alla sua udienza per il rinnovo della detenzione davanti al Tribunale penale. Gli è stato permesso di comparire davanti ai giudici in presenza dei suoi avvocati. La decisione del tribunale sarà annunciata domani e fino ad allora non abbiamo indicazioni su quale sarà il risultato dell’udienza”, hanno aggiunto gli attivisti.

La nuova udienza smentisce le notizie circolate il 13 luglio scorso, quando si era parlato di un ulteriore rinnovo di 45 giorni, come avviene dopo la prima fase di carcerazione preventiva che, in totale, per la legge egiziana può durare fino a un massimo di due anni.

“Oggi è stato di per sé un buon passo perché finalmente i suoi avvocati hanno potuto vederlo, anche se molto brevemente, dopo la sospensione delle visite in carcere e il trasferimento alle udienze rispettivamente dal 10 e dal 7 marzo – specificano i responsabili del profilo Twitter – I suoi avvocati ci hanno informato che sembra essere in buona salute e speriamo che presto potremo avere altre notizie da lui”.

L’udienza davanti al Tribunale penale “è stata sorpresa, era previsto che la detenzione durasse altri 45 giorni però in mezzo a quei 45 giorni poteva accadere ogni cosa – ha commentato il portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury – Quindi è un fatto positivo. Patrick è stato visto fisicamente e data la situazione molto molto complicata si può dire che non stia male. Adesso aspettiamo domani sperando che veramente sia la fine di questo incubo”. Il portavoce di Amnesty aggiunge che tenere le dita incrociate “non è una questione né di scaramanzia, né di sfiducia, è imprevedibilità. Il sistema giudiziario egiziano è arbitrario e anche imprevedibile. Spero che domani avremo modo di gioire però non mi spingo molto più avanti. La cosa che ci sia stato un fatto in mezzo a questo periodo di 45 giorni che sembrava infinito, di per sé è un elemento buono, positivo e che da speranza”.

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