Sant’Oreste è dalla parte di Beatrice e Francesca. E di don Emanuele Moscatelli, che ora è in silenzio a “riflettere sulle sue azioni” per aver esercitato un diritto da comune cittadino italiano. Seppure con al collo la fascia tricolore al posto della stola. Nel piccolo comune in provincia di Roma, 3649 abitanti, da giorni non si parla d’altro. Il sacerdote, dal 2013 parroco della chiesa di San Lorenzo Martire, l’11 luglio ha celebrato l’unione civile fra due donne che vivono nel borgo arroccato sul Monte Soratte, a nord della Capitale. Don Emanuele ha celebrato il rito civile in una sala del comune, su delega della sindaca Valentina Pini, come può fare qualunque cittadino italiano. Lunedì 20 luglio però è arrivata la notizia delle sue “dimissioni”, giunte in maniera “autonoma” dopo un “lungo colloquio” con il vescovo di Civita Castellana, Romano Rossi.

Una decisione che non è stata presa bene dalla comunità locale, sia per l’affetto nei confronti del parroco, sia soprattutto per quello nei confronti delle loro concittadine. Beatrice, 50 anni, e Francesca, 38 anni, sono due donne molto attive nel paese, essendo rispettivamente vice presidente e segretaria-tesoriere della locale Pro Loco. “Sono due ragazze bravissime e si meritano il meglio. Ma che gli frega al vescovo”, dice un’anziana signora che vive vicino alle due spose. Un’altra vicina attacca: “L’avesse celebrato in chiesa, forse sarebbe stato più grave, ma al comune qual è il problema?”. Proprio insieme al vicinato, Beatrice e Francesca avevano festeggiato il loro addio al nubilato al calar del sole, con pizza alla mortadella e nachos al pomodoro. “È stato un piacere condividere con voi l’emozione della sera prima del grande giorno, siete due donne fantastiche, i miei migliori auguri”, scrive Barbara a Francesca sul suo profilo Facebook. Proprio sui social ci sono centinaia di messaggi di auguri alle due ragazze con emoticon e perfino una vignetta ad hoc, oltre a tanti complimenti per “la bellissima cerimonia”. “Io ho già espresso le mie congratulazioni e la mia solidarietà, in pubblico e in privato alle nostre amiche”, spiega Pierluigi Biancini, presidente della Pro Loco, contattato da Ilfattoquotidiano.it. “Deve essere – prosegue Biancini – un’occasione per riflettere sì, ma sulla libertà in senso lato. Stiamo organizzando una rassegna letteraria sul tema dei ‘confini’ e spero che si affronti anche questo argomento”.

Anche a Bassano Romano, in provincia di Viterbo, dove vive don Emanuele, arrivano messaggi di solidarietà nei confronti del parroco. “Trovo che quello di Emanuele sia stato un gesto bellissimo e un grande messaggio di amore universale. La Chiesa è chiamata oggi al rinnovamento dei propri dogmi anche se capisco la posizione della diocesi e del vescovo”, ha detto al Corriere di Viterbo il sindaco di Bassano, Emanuele Maggi. “L’avesse chiesta a me la delega e la fascia tricolore – dice il primo cittadino – mi sarei esattamente comportato come la collega di Sant’Oreste”. Per il momento solo silenzio dalla famiglia del sacerdote. Il fratello Enrico, titolare di un noto studio di architettura della zona, ha risposto al telefono con un secco “no comment”.

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