Usare i soldi del Recovery Fund per finanziare il ponte sullo Stretto. È questa l’idea di svolta green contenuta in una risoluzione presentata da 20 deputati del Partito Democratico in commissione Ambiente e Trasporti alla Camera per chiedere al governo di inserire la grande opera, storicamente sponsorizzata dal centrodestra, tra quelle che dovrebbero usufruire dei finanziamenti europei per far ripartire il Paese, anche con progetti ecosostenibili, dopo la crisi generata dal coronavirus. Una proposta che, tra l’altro, arriva nello stesso giorno in cui proprio il capoluogo siciliano è stato colpito da un violento nubifragio che ha causato enormi danni alla città, con persone disperse e i pm che hanno aperto un’indagine per disastro colposo.

Le motivazioni che giustificherebbero la costruzione della maestosa opera sono sempre le stesse: il divario economico tra Nord e Sud, l’interdipendenza commerciale tra le varie aree del Paese e la necessità di investire nelle infrastrutture del Mezzogiorno. Come si legge nel testo che porta come prima firmataria la deputata Vincenza Bruno Bossio, “le complesse complementarietà che legano il sistema economico e sociale del Mezzogiorno con quello del Nord d’Italia alimentano un’interdipendenza commerciale, produttiva e finanziaria che inevitabilmente rende l’obiettivo del recupero del divario tra il Nord e il Sud e le isole del Paese fortemente connesso a un disegno di complessivo rilancio della crescita nazionale. Il ritardo economico del Mezzogiorno è, al tempo stesso, inaccettabile e ingiustificabile”.

E quindi si ritiene necessario investire una bella fetta dei 172,7 miliardi previsti per l’Italia dalla proposta della Commissione europea per potenziare le infrastrutture del Sud e rendere il Mezzogiorno una “piattaforma strategica al centro del Mediterraneo per intercettare i flussi commerciali e turistici in un’area sempre più al centro degli interessi dell’economia globale”. Ma tra lo sviluppo dell’Alta Velocità, il potenziamento del corridoio Jonio-Adriatico per le merci o dei servizi di trasporto via mare da e per la Sardegna, al governo si chiede di impegnarsi anche nel “garantire l’attraversamento stabile dello Stretto di Messina attraverso la realizzazione di una infrastruttura idonea a porre definitivamente fine all’isolamento della rete dei trasporti siciliani da quella del resto del Paese estendendo, così, l’Alta Velocità fino a Palermo e Siracusa e favorendo il rilancio del trasporto delle merci e delle persone via terra”. Tradotto: un ponte che permetta almeno l’attraversamento dei treni.

Una proposta che però ha trovato l’opposizione anche degli alleati di maggioranza di Liberi e Uguali, con la deputata Rossella Muroni che su Twitter ha scritto: “Nel giorno in cui Palermo è sott’acqua, 21 deputati del Pd pensano bene di chiedere fondi del Recovery Fund europeo non per mettere in sicurezza le città e il territorio, ma per costruire il Ponte sullo Stretto. Niente, fa già abbastanza tristezza così!”.

Anche il coordinatore nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, ha fortemente criticato la risoluzione Dem: “Il Pd insegue la destra per realizzare un progetto folle contro il Sud e l’ambiente perché questa proposta viene presentata 48 ore dopo che il Consiglio regionale della Calabria ha approvato un’identica mozione del centrodestra. Per i deputati del Pd la priorità da finanziare è il ponte sullo Stretto, mentre vi sono 237 agglomerati urbani che non hanno fogne e depuratori, piccoli centri che ancora non hanno acqua potabile, linee ferroviarie a binario unico con treni che ancora sono alimentati a gasolio, una grave situazione di dissesto idrogeologico e un abusivismo edilizio che la regione Sicilia vuole sanare estendendo la sanatoria anche nelle zone vincolate”.

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