Nessuna squalifica, solo una multa da 10 milioni di euro. Il Tas di Losanna salva il Manchester City e annulla la sua esclusione per due anni dalla Champions League. La Uefa aveva punito il club inglese a febbraio per “gravi violazioni” delle regole del fair play finanziario. Le accuse includevano che il City, di proprietà della famiglia reale di Abu Dhabi, aveva ingannato il massimo organismo del calcio continentale per diversi anni per soddisfare le regole di integrità finanziaria, necessarie per partecipare alle competizioni europee per club. Il Manchester City potrò dunque partecipare alla prossima Champions League.

La Corte di Arbitrato dello Sport (Tas) di Losanna ha accolto il ricorso del club, ma ha inflitto un’ammenda di 10 milioni di euro (11,3 milioni di dollari) per non aver collaborato con gli investigatori. Il City ha negato qualsiasi illecito e affermato di avere “prove inconfutabili” per affermare che le accuse erano false. La sentenza è arrivata un mese dopo un’audizione di tre giorni tenuta in collegamento video tra la Svizzera e l’Inghilterra. Pep Guardiola potrà dunque giocare nella fase a gironi della Champions League la prossima stagione. Il tecnico si era impegnato a restare a Manchester “qualunque cosa fosse decisa” in tribunale.

È probabile che un verdetto completo che descriva dettagliatamente le prove, le testimonianze di esperti e le ragioni dei giudici sia pubblicato solo tra alcune settimane. Gli investigatori nominati dalla Uefa hanno aperto un caso dopo che le mail del club trapelate e i documenti dei funzionari della città sono stati pubblicati dalla rivista tedesca Der Spiegel nel novembre 2018. Il City non ha mai contestato che i documenti fossero autentici ma ha sostenuto che le prove fossero state rubate e riportate fuori contesto. La Uefa potrebbe scegliere di contestare la sentenza del Tas alla Corte suprema della Svizzera. Ma i ricorsi federali raramente hanno successo.

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