Non è illegittimo estromettere Aspi dalla ricostruzione del Ponte Morandi. È quanto stabilito dalla Corte costituzionale, che ha ritenuto non fondate le questioni relative all’esclusione legislativa di Autostrade per l’Italia dalla procedura negoziata volta alla scelta delle imprese alle quali affidare le opere di demolizione e di ricostruzione dell’infrastruttura di Genova, il cui crollo il 14 agosto del 2018 ha provocato la morte di 43 persone. In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, l’ufficio stampa della Consulta ha diramato una nota stampa in cui si legge che “la decisione del Legislatore di non affidare ad Autostrade la ricostruzione del Ponte è stata determinata dalla eccezionale gravità della situazione che lo ha indotto, in via precauzionale, a non affidare i lavori alla società incaricata della manutenzione del Ponte stesso”.

La decisione sul Decreto Genova – Nella fattispecie, la Consulta ha esaminato nell’odierna camera di consiglio le questioni sollevate dal Tar della Liguria riguardanti numerose disposizioni del decreto legge n. 109 del 2018, cosiddetto decreto Genova, varato dal governo Conte I a guida M5S-Lega, dopo il crollo del Ponte Morandi. Il decreto ha affidato a un commissario straordinario (individuato nel sindaco del capoluogo ligure, Marco Bucci) le attività volte alla demolizione integrale e alla ricostruzione del Ponte nonché all’espropriazione delle aree a ciò necessarie. Inoltre, è stato demandato al commissario di individuare le imprese affidatarie, precludendogli di rivolgersi alla concessionaria Autostrade Spa (Aspi) e alle società da essa controllate o con essa collegate. Infine, il decreto impugnato ha obbligato Aspi a far fronte ai costi della ricostruzione e degli espropri.

In giornata Aspi ha provato a difendersi – In attesa del deposito della sentenza, l’ufficio stampa ha fatto anche sapere che la Corte ha poi dichiarato inammissibili le questioni sull’analoga esclusione delle imprese collegate ad Aspi e quelle concernenti l’obbligo della concessionaria di far fronte alle spese di ricostruzione del Ponte e di esproprio delle aree interessate. La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane. Nel frattempo Aspi ha provato a difendersi ricordando che in questi due anni “ha supportato in ogni modo la realizzazione del nuovo viadotto sul Polcevera” e il lavoro del commissario Bucci e dei suoi uffici, facendosi carico “della totalità delle spese di demolizione e costruzione”. Con un esborso complessivo di circa 600 milioni di euro “sotto forme di indennizzi e sostegno a cittadini e imprese“. La società di via Bergamini lamenta, poi, di non aver “mai ricevuto alcun riscontro formale alle proposte inviate all’Esecutivo – definite sulla base delle continue interlocuzioni avute – per la definizione del contenzioso sul Ponte Morandi, né mai alcuna proposta formale è stata formulata dall’Esecutivo“.

Le reazioni. M5s: “Non ci siamo mai piegati” – “Ci conforta che la Corte costituzionale abbia confermato la piena legittimità costituzionale della soluzione normativa che venne a suo tempo elaborata dal governo” ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha appreso la notizia della sentenza della Corte Costituzionale mentre era in visita con il premier spagnolo Pedro Sanchez al museo Reina Sofia. “Questa sentenza è il risultato della determinazione del Movimento 5 Stelle e di Danilo Toninelli, non ci siamo mai piegati. ll pensiero va alle 43 vittime e ai loro familiari” ha scritto invece su Facebook il Movimento 5 Stelle. “La Consulta ci ha dato ragione, non era illegittimo estromettere i Benetton dalla ricostruzione del Ponte di Genova, il nostro decreto andava bene. Un grazie, doveroso, a Danilo Toninelli che ha sempre dato il massimo per la ricostruzione del Ponte. Adesso pensiamo a fare giustizia per le famiglie delle 43 vittime” ha commentato invece Luigi Di Maio.

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