Android è un sistema operativo molto versatile e personalizzabile, che ha avuto un grandissimo successo proprio grazie a queste sue caratteristiche. Il rovescio della medaglia, che spesso lascia i suoi fan nello sconforto, è rappresentato dagli aggiornamenti, che non arrivano tempestivamente come quelli di Apple, ma richiedono di pazientare per settimane e a volte anche per molti mesi. Perché? Le motivazioni sono diverse e complesse, a fare il punto ci ha pensato un ingegnere Google del team di sviluppo, durante una sessione di domande ospitata su Reddit.

“L’aspetto principale da capire è che per gli OEM il problema principale degli aggiornamenti riguarda fondamentalmente i costi. Ogni singolo partner OEM desidererebbe di essere in grado di aggiornare i propri dispositivi sul campo fino a quando dura la loro vita utile, ma sono vincolati dalle difficili scelte economiche che i costi impongono”, ha spiegato l’ingegnere. Insomma effettuare gli aggiornamenti costerebbe moltissimo per i produttori di smartphone ed infatti tutti gli sforzi di Google per diminuire i tempi di attesa sono attualmente concentrati proprio sulla riduzione dei costi.

Il problema fondamentale è che i costi sono elevati proprio a causa della sua natura di sistema operativo particolarmente flessibile e personalizzabile. Come sappiamo il sistema operativo del robottino verde è open source. Quando Google rilascia una nuova versione del suo OS quindi essa non rappresenta in alcun modo un “prodotto finito”, ma un pacchetto che comprende unicamente il codice di base con tutti i componenti principali: i singoli produttori sono poi liberi di elaborarlo per adattare Android alle proprie specifiche esigenze. “Queste sono solo le implementazioni di riferimento open source, tuttavia, e in realtà non sono destinate a essere effettivamente distribuite su alcun dispositivo specifico”.

Android

L’elaborazione del codice inoltre impone ai produttori di sottoporre le proprie versioni a un percorso di test e certificazione, che garantisca il buon funzionamento del sistema e l’assenza di stravolgimenti significativi dell’esperienza d’uso, così come immaginata da Google. Percorso che ha dei costi piuttosto elevati. L’aggiornamento inoltre coinvolge più soggetti: non solo il produttore dello smartphone, ma anche le aziende che realizzano i componenti hardware, che dovranno fornire i nuovi driver ad esempio. Si tratta insomma di una situazione assai complessa, che richiede tempo e coordinamento e impone costi elevati.

“In conclusione: la risposta alla domanda è che i “costi di trasporto” sono il motivo per cui gli aggiornamenti sono difficili e la nostra soluzione è stata (e continuerà ad essere) un approccio premuroso, deliberato e rispettoso in cui definiamo i confini per rendere il sistema operativo sottostante sempre più aggiornabile, più velocemente e senza sacrificare la flessibilità e la potenza offerte dalla natura open-source di Android”, ha concluso l’ingegnere.

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