Nessuno abbia sintomi, vi chiedo/ non tossite né si alzi la febbre/ rimanete al vostro posto./ Non crediate nella malasorte/ ché l’amore, da queste parti aiuta./ Nessuna retorica, non c’è confine/ per quanto possiate dubitare/ voglio pregarvi salvi/ questo non lo potete impedire.

Questo breve componimento di Nicola Bultrini fa parte de Dal sottovuoto. Poesie assetate d’aria, un volume collettivo curato da Matteo Bianchi (ed edito da Samuele Editore) che raccoglie le liriche di quaranta grandi poeti italiani che hanno risposto alla quarantena in versi.

Come scrive lo stesso curatore: “L’isolamento imposto dalla pandemia ci ha forzato a limitare la nostra autonomia, mettendone in discussione il concetto stesso. Essere privati delle piccole libertà quotidiane in una società che consideriamo tanto emancipata ha messo in crisi le libertà che l’Occidente si prende da secoli nei riguardi del resto del mondo”.

Un’opera collettiva è senza dubbio una risposta intelligente, e logica, in questo frastornante quotidiano che ci ha visto, obbligatoriamente, allontanarci gli uni dagli altri per un’intera stagione. Nessuna barriera di stile, nessun paletto generazionale. Le parole di Mary Barbara Tolusso, Gabriella Sica, Elio Pecora, Francesco Forlani, Franco Arminio, Giovanna Rosadini, Valerio Magrelli, Anna Maria Carpi, Tiziano Scarpa, Franco Buffoni, Maurizio Cucchi (tra gli altri) convivono felicemente, si intersecano solide, tramutano in musicalità e ritmo narrativo le paure amplificate dai media e le aspettative negate giorno dopo giorno, i corpi affievoliti dall’inerzia, il lutto, la speranza, i ricordi, il futuro.

Non si tratta soltanto di parole, ma di un gesto concreto per mezzo dei versi” scrive Matteo Bianchi. “La metà dei proventi ricavati dalla vendita del libro sarà devoluta in beneficenza al sistema sanitario nazionale. La mia speranza è che le persone, di ogni età e provenienza, riflettano sui valori veri, sulla politica e sull’economia in modo radicale. E che ci sia una comprensione autentica e un reale sostegno reciproco tra le generazioni. Il libro è stato un azzardo, una sfida contro l’incertezza e lo scoramento dilaganti, dimostrandosi un’opera in divenire che ha convertito la propensione a ripiegarsi su di sé in un’occasione laboratoriale per superare il momento schiacciante”.

Conclude la raccolta uno scorcio in prosa di speranza e di feroce veromiglianza di Francesco Forlani, folgorante, immediato, fuori da ogni schema, come tutti i lavori di questo eclettico autore: “Avranno avuto poco più di vent’anni, un ragazzo e una ragazza, che a ridosso di un’aiuola si baciavano a piene labbra, respiro, palpito e carezza. Mi ricordava il celebre bacio di Doisneau, Le Baiser de l’hôtel de ville, del resto non lontano da dove mi trovavo, ma come sovrapposto a quell’altro, della fine della guerra, del marinaio e della ragazza, fotografato da Alfred Eisenstaedt, un baiser volé, come si sarebbe scoperto in seguito. I due ragazzi si baciavano punto”.

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