“Ce la faremo”. È il mantra di tutti gli assessori all’Istruzione d’Italia e di tutti i dirigenti scolastici regionali. Da Padova a Palermo, passando per Milano, Firenze, Napoli e Bari sono tutti convinti che per il 14 settembre tutti gli studenti saranno a scuola. Il quesito che resta è: in che aule? All’indomani della pubblicazione delle linee guida del ministero dell’Istruzione, gli enti locali che già avevano iniziato a ipotizzare degli scenari prevedendo un metro di distanza da banco a banco, si son trovati a rivedere i piani in base alle nuove disposizioni (da bocca a bocca). Da lunedì quindi riparte la caccia agli spazi. La fotografia che esce è quella di un’Italia diversa non solo da Regione a Regione, ma anche da città a città e perfino da quartiere a quartiere.

C’è chi pensa a usare palestre, laboratori, atri, corridoi, giardini e cortili con tensostrutture e chi, come nella Regione Lazio, ha immaginato – qualora fosse necessario – di andare a fare lezione anche in caserma. Il problema per tutti sono i tempi: le linee guida sono arrivate tardi e ora rimangono meno di due mesi, con le ferie di mezzo, per fare interventi di edilizia leggera. Intanto dalle scuole paritarie arriva un invito: venite da noi, abbiamo spazi a disposizione.

Brescia: “Useremo mense e laboratori, ma serve più tempo” – Chi è al lavoro da settimane per trovare soluzioni è l’assessore all’Istruzione del Comune di Brescia Fabio Capra: “Anche con le nuove distanze le classi vanno comunque risistemate. Nella nostra città non avremo particolari problemi. Tra le ipotesi, laddove fosse necessario, sto pensando a far consumare i pasti in aula in modo da usare le mense come laboratori e quest’ultimi come aule”. Capra vorrebbe evitare l’uso di tensostrutture viste le temperature rigide al Nord: “Sfrutteremo ogni centimetro possibile all’interno degli edifici. Il problema sono i tempi: fare dei lavori nelle aule significa pensare non solo alle pareti, ma a interventi elettrici ed altro ancora”. Martedì l’assessore vedrà tutti i dirigenti scolastici della città per fare una puntuale mappatura dei luoghi: “Ci auguriamo che com’è accaduto per il decreto ‘Cura Italia’ e ‘Rilancio’ i finanziamenti promessi dalla Azzolina arrivino velocemente”.

Torino e Padova cercano aule (anche all’università) – A Torino l’assessorato alla partita sta puntando sulla solidarietà tra scuole: chi ha spazi li metterà a disposizione per gli altri. Ma non solo. Il Comune ha lanciato un Sos anche al Politecnico e all’Università. A Padova, invece, il problema riguarda soprattutto le scuole del centro storico che sono sovraffollate.

Bologna: “Le nuove regole ci facilitano, ma il problema sono i trasporti” – Scendendo lo “stivale” incontriamo Bologna. Dagli uffici di Palazzo d’Accursio, Susanna Zaccaria ci fa sapere che stanno approfondendo tutte le questioni che riguardano la città e stanno completando gli accertamenti sugli spazi, ma non aggiunge una parola in più. Stefano Versari, dirigente dell’ufficio scolastico regionale, invece, è al lavoro da settimane: “Le nuove misure di distanziamento facilitano il compito di tutti. I dirigenti devono poter disporre di più leve: spazi esterni, turni, didattica a distanza mista socializzata in gruppi di apprendimento, classi a composizione variabile. Un altro problema grosso è quello dei trasporti: o rivoluzioniamo l’idea del trasporto pubblico oppure se devono raddoppiare bisogna posticipare l’ingresso a scuola. Bisogna valutare situazione per situazione. I contesti sono diversi. Nelle zone montane gli spazi li abbiamo”. Il numero uno dell’Usr nei giorni scorsi ha chiesto ai presidi di garantire anche il medico scolastico.

Roma: “1 scuola su 5 non ce la fa da sola. Coinvolte anche le caserme” – Il suo collega della Regione Lazio, Rocco Pinneri, ha sul tavolo il piano per ripartire ed è pronto, se servirà, a chiedere i locali delle caserme: “Dopo i tavoli istituzionali avviati con gli enti locali e i sindacati, farò una conferenza di servizio con i presidi e consegnerò loro una scheda di monitoraggio per cercare soluzioni a scuola e per evidenziare le criticità. Vogliamo usare prima di tutto gli spazi interni, anche quelli di altre scuole in uno spirito solidaristico. Adopereremo sale conferenze, mense, palestre, laboratori con una riorganizzazione interna. C’è anche chi non ce la farà: una scuola su cinque si trova in questa situazione. In quel caso useremo spazi rimasti ad altre scuole, dopodiché con gli enti locali cercheremo altri soluzioni: anche le caserme, ho già preso contatti con i vertici dell’esercito. In ultimo ho ipotizzato l’uso di tensostrutture nei cortili e nei parcheggi e l’affitto di altri luoghi”.

Napoli: “Esistono realtà di affollamento, serve più personale Ata per le sanificazioni” – Nel capoluogo campano i problemi aumentano vista la diversità del territorio. Lo sa bene l’assessore all’Istruzione Anna Maria Palmieri: “Napoli ha 370 plessi, oltre 100 autonomie, istanze di territori diversi tra loro. Esistono realtà dove c’è un grosso affollamento e un patrimonio edilizio storico; nelle periferie c’è più spazio ma lì ci sono difficoltà di trasporto. Ogni quartiere ha la sua specificità, siamo a fianco delle scuole dalla metà di maggio”. L’assessore non nasconde le difficoltà: “I presidi chiedono più personale Ata per poter garantire le sanificazioni come previsto dalle linee guida. Abbiamo scuole di fine Ottocento nel centro della città, vincolate dalla Sovrintendenza e lì gli spazi non li puoi toccare; si possono solo migliorare entrate, uscite e creare dei percorsi”. E di Napoli ha parlato anche la ministra facendo uno scivolone su Scampia dove ci sarebbero scuole in appartamento: “È stata un’uscita infelice, ma non mi sono offesa perché quel che ha detto non è vero”. E sulla data della riapertura l’assessore è in linea con il Governatore Vincenzo De Luca, che vorrebbe ripartire il 24, dopo le elezioni.

Bari, si cerca più personale Ata – Più a sud, a Bari, il Comune ha già censito gli spazi di tutti i 122 immobili delle scuole materne, elementari e medie ma il problema sembra essere quello del personale Ata che, se verranno sdoppiate le aule, dovrà vigilare in più parti della scuola così come su ingressi e uscite scaglionati.

Palermo: “Gli spazi ci sono, ma in periferia pochi cinema e teatri disponibili” – L’assessore alla scuola Giovanna Marano è all’opera da settimane: “Nel primo grado incide il dato della denatalità: Palermo ha un buon patrimonio scolastico, sono pochi gli edifici in affitto. Non abbiamo scuole in appartamenti. Alla luce degli standard variati penso si possa escludere qualsiasi condizione che porti a turni insostenibili. Useremo atri, corridoi, laboratori, agorà, soprattutto nella scuola dell’infanzia. Sacrificando quegli spazi dovremmo riuscire a trovare una soluzione. In periferia abbiamo meno problemi: negli ultimi 25 anni ci sono stati investimenti proprio in queste zone ed è stato riqualificato il patrimonio edilizio scolastico. Lì, tuttavia è più difficile trovare cinema e teatri disponibili, meglio usare le biblioteche”. Da Palermo arriva, tuttavia, una frecciata rivolta a viale Trastevere e a Palazzo Chigi: “Speravo di avere le linee guida molto prima. E poi lo 0-6 è stato totalmente dimenticato”. Infine la Marano si rivolge alla Azzolina: “Lo stereotipo su Scampia poteva evitarselo”.

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