Il culto di San Gennaro potrebbe diventare un patrimonio immateriale dell’Unesco. A presentare la richiesta il Comitato promotore del Culto e devozione di San Gennaro a Napoli e nel mondo, benedetto nella giornata di oggi, sabato 4 luglio, nella cattedrale di Napoli dal Cardinale Crescenzio Sepe. L’iniziativa è promossa, tra gli altri, anche dall’Università di Napoli Federico II e ha già ottenuto l’iscrizione nell’Inventario IPIC (Inventario del Patrimonio culturale Immateriale Campano) nel 2018.

Ma perché il culto di un santo dovrebbe ottenere questo riconoscimento? Perché San Gennaro non è solo un “santo religioso, ma un santo civico“, spiega il vicario per la cultura della Curia di Napoli, monsignor Adolfo Russo. “Se un fedele ha da chiedere una grazia personale ha mille santi a disposizione: la Madonna del Carmine, Sant’Antonio. Se invece la richiesta è comune, diffusa, allora ci si rivolge a San Gennaro”. Dal sito dell’Università, invece, si legge che “il primo obiettivo da raggiungere è quello di diffondere la conoscenza della ‘rappresentatività della diversità e della creatività umana’ per permettere alla comunità, ai gruppi nonché alle singole persone di elaborare dinamicamente il senso di appartenenza sociale e culturale rappresentato dal Santo Patrono’”.

Un santo a cui i fedeli rivolgono le loro preghiere per poter essere salvati dall’eruzione del Vesuvio, come è avvenuto nel 1631, o per mettere fine alle pandemie, come quella che ha colpito la città tra il 1526 e il 1527. Anche durante il lockdown per il coronavirus, infatti, i fedeli hanno rivolto le loro preghiere al santo affinché bloccasse la diffusione del Covid, nonostante si sia dovuta cancellare, per tal motivo, la tradizionale processione del sabato che precede la prima domenica di maggio, una delle tre date in cui si compie il prodigio della liquefazione del sangue.

Dell’iniziativa per la promozione del culto del santo “se ne era cominciato a parlare in forma un po’ fumosa – ha spiegato il cardinale Sepe -. Poi San Gennaro ‘ci ha sciolto’ e ha messo in moto la macchina”. Ora, spiegano i promotori, inizia un “iter lungo e complesso“, ma i presupposti sembrano essere dei più incoraggianti. In collaborazione con il Centro interdipartimentale Lupt della Federico II, partecipano alla promozione dell’iniziativa altri 9 enti, tra cui l’Associazione Sebeto ed Icomos International Council on Momuments and Sites.

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