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di Giuseppe Criaco, attivista M5S

La partita tutta nazionale che oggi vede in contrapposizione il M5S con gli alleati di governo sullo spinoso argomento del Mes deve portare il gruppo dirigente e lo stesso Movimento ad una riflessione definitiva. Cosa siamo e cosa vogliamo diventare.​

La pandemia del Covid ci ha offerto la possibilità, insperata fino a qualche mese fa, di poterci fregiare, nelle trattative “europee”, di una affermazione politica senza precedenti. Ma per un mero uzzolo ideologico oppure per una colpevole “ignoranza” la stiamo dissipando, offrendo ad altri la paternità di questo straordinario risultato.

Possiamo trasformare l’impasse in trionfo, rilanciando le parole di Vito Crimi con cui il M5S incassa la concessione dei 36 miliardi del Mes “senza condizioni” ed evidenziando i nostri imprescindibili punti di merito:

1) che l’Organo di Vigilanza europea “non avrà alcun potere di vigilanza sui nostri conti se non quello che il denaro venga impiegato in ambito sanitario”.​

2) nessuna vigilanza di una troika e nemmeno l’imposizione di requisiti e controlli sulla tenuta dei conti pubblici.

Escluso infine che il cosiddetto Early Warning System possa modificare le condizionalità in corso d’opera (alla luce del giudizio sulla sostenibilità del debito pubblico italiano già riconosciuta a Bruxelles con esito largamente positivo). Ma da subito è necessario mettere allo studio un progetto di riforma sanitaria nazionale che riconduca nell’alveo centrale alcune prerogative oggi nelle mani delle regioni.

Quella che agli occhi di molti potrà sembrare una giravolta politica è invece la barra a dritta che trasforma la politica “dell’annuncio” in politica “alta” e che fa di un politico ordinario un vero gigante che guarda alle prossime generazioni. Importanti le parole di Luigi Di Maio comunque sul Recovery Fund e sulla trattativa sempre aperta. Detto questo, se davvero esisterà un Mes senza condizionalità, il M5S lo valuterà con la maturità politica e la responsabilità di “forza di governo”.

Trentasei miliardi di euro sono una montagna di soldi. Si aggiunga “senza condizioni” e con tassi pari o prossimi allo zero, usati per le spese sanitarie “dirette e indirette”. Quindi per tutti gli interventi necessari per la cura e la prevenzione del Covid-19. Ma soprattutto da destinare alla Sanità Italiana Nazionale. Questa la carta determinante. Senza dimenticare l’impegno della Bce ad acquistare oltre 100 miliardi di euro di debito pubblico italiano.

Qualcuno sostiene che le crisi siano fatte per rigenerare gli organismi. Anche quelle sociali. E qui bisogna fare la differenza: il M5S dev’essere una forza politica che guarda al domani. E non alle miserie di oggi.

Questa pandemia ha evidenziato quanto sia stata resa fragile in molte regioni italiane la sanità pubblica e quanti e quali danni siano stati perpetrati dalle politiche ultra-liberiste soprattutto di una certa parte politica, che oggi governa anche la Lombardia, e che chiama il Mes “tradimento”. I 36 miliardi del Mes devono essere l’occasione per rimodulare e riorganizzare la sanità pubblica (quindi la sanità di tutti i cittadini e non solo quella di pochi privilegiati). Una sanità finalmente libera dalle clientele e dalle logiche “aziendaliste”. Nessun intervento a pioggia, ma una grande riforma strutturale del Ssn finalmente restituito ai medici e non a certi direttori generali (senza curriculum).

Questo il nostro impegno, il nostro orizzonte politico.​ Trasformare in “straordinaria risorsa per il Paese” quello che gretti e piccoli politici chiamano “tradimento”. E che pensano di tirarsi fuori da questa crisi come il Barone di Munchhausen dalla sua palude: tirandosi per i capelli da soli.

Il M5S può essere ancora guida responsabile e capace, sia per offrire ai cittadini italiani e all’Europa la sua nuova statura, sia del governo Conte, di cui – non dimentichiamolo – siamo ancora il principale azionista.​ Lo dobbiamo al Paese, lo dobbiamo agli italiani.

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