di Silvia Zamboni*

Bologna, 01/07/2020 – Presentato a suon di fanfare dal governo Conte a conclusione degli Stati Generali dell’Economia, il progetto Eni di realizzazione di un mega centro di stoccaggio della CO2 a Ravenna è il classico tentativo gattopardesco di cambiare (apparentemente) tutto per non cambiare (nella sostanza) nulla.

Invece di avviare seriamente la transizione energetica riprogettando il sistema produttivo ed energetico in modo da ridurre a monte la produzione di CO2, si profila come specchietto per le allodole la realizzazione di un sistema di cattura e stoccaggio della CO2 ambientalmente costoso ed antieconomico, lasciando inalterate le filiere di produzione dell’energia ed i sistemi produttivi che sfruttano le fonti fossili emettendo la CO2 che si vorrebbe sequestrare. Risultato: spreco di eventuali fondi europei (nel caso ancora indimostrato che questo impianto possa riceverne) che verrebbero così sottratti ad un serio Piano di Green Deal ecologico, e che servirebbero solo ad Eni per proseguire la sua politica fossile mantenendo l’Italia dipendente dai Paesi fornitori di gas e dai loro interessi geopolitici.

Come riferisce Jeremy Rifkin nel suo ultimo libro Un Green New Deal globale, esperienze europee ed americane hanno già dimostrato la problematicità tecnologica e l’antieconomicità degli impianti di stoccaggio della CO2. Condivido quindi le critiche espresse da Legambiente sul progetto Eni. Se vogliamo sequestrare la CO2 con la bioeconomia e soluzioni nature-based, piantiamo alberi e difendiamo dalla speculazione edilizia quelli che già ci sono.

Il contrasto al riscaldamento globale e all’emergenza climatica ed il Patto per il Clima, obiettivi al centro del programma elettorale della coalizione di centrosinistra alle regionali in Emilia-Romagna e del Programma di Mandato della Giunta di Stefano Bonaccini, non si raggiungono con progetti come quello annunciato da Eni. Per diventare carbon neutral al 2050 e abbattere le emissioni climalternati del 50% al 2030, l’Emilia-Romagna deve puntare sullo sfruttamento delle fonti rinnovabili come sole e vento, che per di più abbiamo gratis, per cui ci aiutano anche ad abbattere la bolletta energetica dell’import di petrolio e gas metano del Paese.

Il passaggio alle energie rinnovabili, coinvolgendo le forze sociali ed economiche in un serio processo di transizione energetica verso la carbon neutrality, non è più rinviabile. Per questo mi preoccupano le affermazioni di esponenti della Giunta Bonaccini che hanno attaccato il progetto di parco eolico che la Wind Energy 2020 vorrebbe realizzare al largo delle coste riminesi. Mentre ribadisco la necessità che tale progetto sia sottoposto a una rigorosa Valutazione di Impatto Ambientale, non comprendo questa bocciatura preventiva prima ancora che sia stato presentato lo Studio di Impatto Ambientale sull’opera.

Sulla Riviera Adriatica esiste inoltre l’opportunità di un massiccio impiego di energia solare. Sole e vento ed efficienza energetica: sono queste le strade maestre da percorrere, abbandonando visioni obsolete e fallimentari che vorrebbero continuare a fare quello che è ormai dimostrato non essere più sostenibile.

* Vice Presidente Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna e Consigliera regionale di Europa Verde

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